Due o tre riflessioni sulla cittadinanza

Posted on 27 novembre 2011 di

0


La cittadinanza è il presupposto fondamentale per godere di alcuni diritti in uno stato, siano essi rappresentanti libertà negativa o positiva, ma soprattutto è alla base della possibilità di partecipare attivamente alla democrazia, in parte attiva e passiva, di essere coinvolto nelle decisioni, ma anche la garanzia di avere un supporto da parte dello stato. Vivere in una società della quale non si è cittadino vuol dire poter dare a questa, senza ricevere la protezione del farne parte, ma soprattutto di influenzarla con le proprie idee, oltre che volontà di influenzarla in quanto cittadino acquisito. Nell’Unione Europea la cittadinanza europea dà la possibilità di votare nelle amministrazioni locali, ma ovviamente è concessa solo ai cittadini degli stati europei; nonostante questo gli episodi francesi di qualche tempo fa, hanno posto un serio problema ed un affronto al principio di libera circolazione di persone all’interno della grande Europa. C’erano i presupposti? A voler forzare alcuni regolamenti UE sì, in quanto le persone possono liberamente circolare in Europa in quanto hanno le capacità per sostenere questi spostamenti: in pratica si può voler rimandare comunità nomadi da dove vengono (?), a causa del degrado vissuto da questi ultimi in altre nazioni estere. Ovviamente è una forzatura, quanto mai pericolosa, e per questo la Francia ed il presidente Sarkozy furono seccamente avvisati dalla Commisione Europea di stoppare immediatamente l’azione, ma quello che conta penso sia il rischio che un’azione del genere può scatenare, con destre nazionaliste che, già forti nei sondaggi, in un periodo poi di crisi economica, ergo anche sociale, possono spingere per azioni a domino di rimpatrio o di soprusi su minoranze straniere. Se poi quest’attacco è stato condotto contro persone di cittadinanza europea, possiamo immaginarci il rischio nei confronti di extracomunitari.

Comunità…Già, è questo il termine chiave secondo me. Ho già scritto sulla mia personale differenziazione tra multiculturalismo e multicomunitarismo, che mi sembra sia difficilmente approfondita nel dibattito sull’immigrazione, figuriamoci in Italia, dove il nucleare viene abolito per Fukushima, non per tanti altri buoni motivi, e l’acqua deve essere pubblica (o statale o dei partiti?). Multiculturalismo è un termine strano: implica un variegato di culture, in una sola Nazione. Parlare di multinazionalismo è impossibile, siamo abituati a pensare in base alla connessione Stato-Nazione, in realtà il problema dell’immigrazione pone in crisi proprio la Nazione, ossia l’identità nazionale di una comunità, o popolazione se volete. Lo Stato-Nazione si è evoluto su determinati concetti per legittimare il potere statale, su una popolazione di una lingua etc…, per porre fine alle forze centrifughe ed al particolarismo giuridico. Ora l’immigrazione dissolve la Nazione, la liquida, la rende multiculturale, multilinguistica, non userei multietnica, perchè è un termine che non comprendo sempre. Può resistere la società? E’ un attacco alla nazione, non allo stato di diritto che è il vero successo della società occidentale e liberale: le possibilità dell’individuo, le sue priorità e necessità, vengono lasciate libere e dissolute, per poter raggiungere la propria soddisfazione, anche contro le volontà della comunità. Multiculturalismo, non implica disintegrazione e nel non implicarlo permette alla società di sopravvivvere, a patto ovviamente che si facciano i conti con l’integrazione delle relative comunità all’interno del tessuto sociale ed economico dello stato, e quindi soprattutto di sottoporlo allo stesso diritto ( quello positivo), usufruendo dei diritti(quelli garantiti). No integration, no party: perchè provare ad inserire una comunità, ghettizzarla, isolarla, renderla autogovernantesi, e quindi ponendo in crisi il concetto di sovranità, è come mettere un organo di gruppo diverso in un corpo, prima o poi verrà rigettato, o creerà una crisi sistemica, verrà attaccato dai propri stessi anticorpi. Ecco perchè è la Nazione attaccata, non lo Stato, ma la mia sensazione è che l’attacco nei confronti dell’altro, dell’immigrato, è  per permettere la sopravvivenza dei partiti nazionalisti, o seminazionalisti, in generale conservatori, usando appunto questi concetti per potersi garantire un bagaglio di voti. Ma la “Nazione” è già in crisi, dal basso e dall’alto, in quanto questo concetto stesso è stato necessario per l’accentramento del potere, ed è passata per i soprusi sulle località periferiche. Finito il processo, e dopo due guerre mondiali, che hanno portato a varie stati-nazioni dalla dubbia effettività, con la sfida dell’UE e la riscoperta delle tradizioni locali, le richieste federali in Belgio, Italia, Uk lo stato da decisore unico su una piramide è costretto ad affrontare altri soggetti istituzionali sottonazionali e sovranazionali, che hanno potere di veto.

Andiamo poi al singolo caso: Napolitano ha recentemente definito una follia non dare il diritto di cittadinanza ad i cittadini nati in Italia, proponendo così uno ius soli, per i figli di immigrati, qualcosa che esiste principalmente negli Stati dell’America del Nord e del Sud per ovvi motivi, mentre in Europa ha sempre prevalso con qualche differenza lo ius sanguinis, anche se oramai vige un misto con un trattamento di favore ad i lavoratori straineri. In pratica in Germania e Regno Unito i figli di lavoratori legali sono agevolati, dando la nazionalità ai loro figli, e mi sembra anche normale: con la nazionalità l’incentivo a seguire determinate norme, a proteggere il proprio status, soprattutto la nazionalità dei figli, rappresenta un incentivo ad integrarsi. Fini ha proposto un test…Ora io non comprendo se vai nelle scuole italiane devi fare un test dopo un ciclo di studi? e che cambia? Chi nasce in Italia ai 18 anni acquisisce la nazionalità italiana. Ma soprattutto a che serve il test. Per vedere se sei abbastanza italiano? Bene si iniziasse a vedere come si va a minorenni, come ci si intasca bene le tangenti… Il test pure se attuato, e secondo me per altri motivi, non rende più italiani, ma mette un paletto ad un diritto, nè risolve i problemi, devo ripeterlo: il problema è l’integrazione.
Mia idea: tra i tre ed i cinque anni con pedina pulita, ed un minimo di italiano, che già è difficile….

Annunci
Posted in: Attualità, Società