OCCUPA WALL STREET: chi, come, cosa, quando, perche’

Posted on 18 ottobre 2011 di

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Da un mese a questa parte, un gruppo di studenti, sindacalisti e disoccupati hanno iniziato una manifestazione nel cuore di New York, a Manhattan. I manifestanti hanno iniziato la loro protesta nella parte settentrionale della citta’, per poi scendere gradualmente verso sud, dove si trova, appunto, Wall Street. Da un migliaio di persone l’evento e’ arrivato ad attirare una folla che viene stimata attorno alle 15’000 persone, nel giorno piu’ affollato (4 ottobre). Entro il 9 ottobre, il movimento ha contagiato altre settanta citta’ americane, tra cui Chicago, Boston, Memphis, New Orleans, Las Vegas, Philadelphia, Austin, e Louisville (fonte). Intanto, a New York, piu’ di 700 persone si sono accampate nel Parco Zuccotti, che si trova a quattro minuti a piedi da Wall Street, secondo Google Maps. Essendo il Parco tecnicamente proprieta’ privata, la polizia locale non ha potuto sgomberare i mafestanti (mentre avrebbe avuto pieni diritti legali di farlo se si fossero accampati su territorio pubblico). Ma cosa chiedono queste manifestazioni? Cosa li distingue dagli indignados spagnoli e italiani? Che futuro hanno nella politica nazionale americana?

COSA CHIEDONO?

Piu’ o meno le solite cose, a dire il vero. Uguaglianza economica, punizioni per i pezzi grossi della finanza e le grandi corporazioni, e via andare. La protesta rimane una folla senza volto, nel senso che non ha (ancora?) leader ben affermati, che possano stilare una vera e propria lista ufficiale di domande. Tuttavia, la domanda numero uno e’ chiara aldila’ di qualsiasi dubbio: che il presidente organizzi una commissione ufficiale col fine di porre termine all’influenza dei grandi dell’economia sulla politica nazionale. La questione in realta’ va avanti da anni: in America esiste un grande sistema di lobby che avanzano i propri interessi su Washington. Ci sono lobby un po’ per tutti: quelli che vogliono mantenere il diritto a portare armi, quelli che vogliono abolirlo, quelli che chiedono un migliore sistema educativo, quelli che chiedono piu’ libero mercato, eccetera. E fin qui, nulla di male.

La faccenda diventa piu’ controversa quando grandi compagnie e grossi investitori entrano in questo gioco, e mobilitano ingenti capitali per avanzare interessi di tipo economico. Nel 2010, nel caso Citizens United v. Federal Election Commission la Corte Suprema ha deciso, in nome del primo emendamento, di negare qualsiasi limite alle somme donabili in campagna elettorale.

La discussione e’ tutt’altro che frivola: da una parte esiste il diritto del popolo a controllare chi sta al governo e cosa fa, senza cui una democrazia diventerebbe un’oligarchia, dall’altra esiste un diritto inalienabile di usare le proprie risorse arbitrariamente per esprimere le proprie posizioni politiche, senza il quale la democrazia diventerebbe una tirannia della maggioranza. Quale diritto e’ piu’ importante? E’ una questione di principio, ma e’ una questione che ha e avra’ un’importanza enorme e concreta sulla politica negli USA.

LA POLIZIA

 di New York non si e’ sicuramente comportata in modo esemplare. Di fronte a una protesta che non aveva nessuna intenzione di diventare violenta, sono andati giu’  piuttosto pesanti con manganelli e spray al pepe, e hanno arrestato piu’ di 700 persone in una sola giornata. Ovviamente tutta questa violenza gratuita e’ stata documentata abbondantemente su youtube. Tuttavia, ora che la manifestazione non e’ piu’ all’apice della sua visibilita’, e i manifestanti stanno dentro al parco, che e’ proprieta’ privata, non ci sono piu’ stati grandi scontri con la polizia. Sara’ perche’ i poliziotti di New York dopo l’11 settembre si sentono degli dei in terra? Sara’ perche’ in America non si e’ abituati a manifestazioni di grande scala? Non lo so, fatto sta che chi ha fatto stronzate merita di pagarne le conseguenze.

COSA NE PENSANO I MEDIA (e cosa ne penso io)

I media americani, inizialmente, hanno reagito molto male alla protesta, dipingendo i manifestanti come una banda di hippie disorganizzati. Anche il pubblico americano, per quanto ho potuto vedere e sentire io, nel mio piccolo, e’ piu’ o meno della stessa opinione. Non mi e’ chiaro in che direzione vada la relazione di causalita’, ammesso che ve ne sia una: e’ l’opinione pubblica che li vede come hippie ronciosi, e quindi induce i media a trattarli come tali, per fare piu’ ascolti, oppure sono i media che li dipingono come hippie ronciosi e inducono la gente a vederli allo stesso modo? Oppure, effettivamente questi 700 tizi che si sono accampati in un parco sono effettivamente degli hippie disorganizzati, e quindi vengono riconosciuti per quello che sono? Se dovessi tirare a indovinare, direi che indubbiamente questi tipi (basta guardare qualche video della protesta) sono un po’ degli hippie disorganizzati. E c’e’ anche da dire che protestare perche’ si e’ poveri e incazzati, senza proporre nulla di concreto, non e’ molto utile. Tuttavia bisogna ammettere che almeno alcune delle domande che pongono sono degne di essere considerate, e sicuramente i manifestanti meritano piu’ rispetto di quello dovuto a una mandria di drogati fannulloni. Infatti, i media dopo un po’ hanno smesso di dipingerli come tali e hanno iniziato a fare servizi un po’ piu’ seri, anche se meno frequenti.

Jack Brusco


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