PIGS: Riflessioni sparse sull’Europa meridionale

Posted on 12 ottobre 2011 di

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L’Europa meridionale è un gran bel posto. Non te ne rendi veramente conto fino a che non ti manca. E capisci che non è solo il sole, il mare, le belle donne e il buon cibo (e il buon vino), ma anche l’atmosfera che si respira, il piacere di conoscere chi ti sta attorno ed essere avvolto in una socialità vivace e accogliente al tempo stesso.

L’Europa meridionale è un posto di merda. Si vive male, trovare un lavoro serio è difficile se hai meno di 40 anni, impossibile se ne hai meno di 30. Tutto ciò che ha a che fare con la vita pubblica non funziona, le tasse sono alle stelle, al governo ci sono solo dei coglioni incompetenti che hanno inculato il paese per decenni, e per decenni nessuno è mai riuscito a fermarli.

L’Europa meridionale è un gran bel posto, ma anche un posto di merda. Sarebbe carino se fosse solo un bel posto. Lo dico perché di recente mi capitato di farmi una lunga chiacchierata con un tipo greco che studia ingegneria da queste parti; lui è di Atene, è un tipo normalissimo – un po’ noioso, ma simpatico e disponibile.  Viene da una famiglia benestante ma non altolocata, studia molto, va in palestra tutti i giorni, non esce quasi mai  – insomma il solito, classico studente di ingegneria, sicuramente non il tipo che ti aspetteresti di vedere rompere le vetrine dei McDonald in manifestazione.

A un certo punto la conversazione è caduta sulle violenze tra manifestanti e polizia che sono successe ad Atene negli ultimi mesi. Lui se n’è uscito con una frase che mi ha stupito. Sì è vero, c’è stata tanta violenza, e l’aria continua a essere molto tesa, dice lui. E continua, magari riuscissero ad ammazzarne uno, di questi politici, almeno gli altri ci penserebbero due volte prima di fare i cazzoni. Proveniente da una persona sobria e pacata come il nostro amico, quest’affermazione mi ha lasciato piuttosto scioccato.

Credo che molti nella nostra generazione in Europa meridionale ci abbiano pensato almeno una volta, soprattutto dopo quello che è successo in molti paesi arabi la primavera scorsa. Magari un po’ di violenza, un po’ di casino, potrebbe darci l’occasione di ripartire da capo. Non è un discorso di vendetta, né di giustizia, è semplicemente un possibile modo – seppure estremo – di come si potrebbero risolvere molti dei problemi che ci affliggono.

Dopodiché ti viene da pensare: se veramente siamo così disperati, se veramente l’unica possibilità che abbiamo di vivere sotto un governo serio, di avere prospettive di un futuro sicuro e prospero, è ribellarsi contro il corrente ordine delle cose, allora come mai nessuno lo fa per davvero? Quelli che possono abbandonano la barca che sta affondando, e quelli che non possono se ne stanno chiusi nella loro cabina, nella speranza che almeno quel poco che li circonda rimanga a galla.

Certo, la violenza ha i suoi costi e i suoi rischi, ma nulla è gratis: nemmeno un governo competente e rispettabile. Se veramente l’alternativa è un futuro di fame e povertà, forse varrebbe la pena di pagare questi costi e correre questi rischi. Magari, invece, sono io che mi sbaglio, e tutto andrà per il meglio. D’altronde se ce la siamo cavata finora, non si vede perché non dovremmo continuare a cavarcela, in un modo o nell’altro. Chissà.

Jack Brusco

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