Effetto Jobs

Posted on 9 ottobre 2011 di

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Tra le tante fesserie che in questi giorni si sono scritte sulla prematura scomparsa di Steve Jobs, spicca il pezzo che Matteo Bordone (il quale generalmente scrive cose molto più intelligenti) ha pubblicato su Wired il 6 ottobre.

Lo riporto qui sotto, insieme ad un mio tentativo di interpretazione del significato:

Quello che non ho mai saputo spiegare a fondo agli altri quando andavo matto per il mac da ragazzino e il resto del mondo non capiva, quando tra accoliti ci si riconosceva a sguardi, quando l’iPhone non aveva fatto ancora breccia nelle esistenze di mezzo mondo, è lo stesso motivo per cui nei prossimi giorni, settimane, mesi, non ci sarà niente che potrà anche solo vagamente, qualunque siano le sue caratteristiche tecniche, avvicinarsi ai prodotti di Cupertino: l’affetto.

Il motivo per cui compro prodotti Apple è che ci sono affezionato: in altre parole, compro prodotti Apple perché ho sempre comprato prodotti Apple. Non conosco Steve Jobs, non possiedo la Apple, però sono affezionato ad entrambi.

Non sarò io a raccontarvi come a Wired siamo impazziti per un mese, parola per parola, foto per foto, illustrazione per illustrazione, alla ricerca del tono giusto per raccontare l’uomo più influente degli ultimi vent’anni di tecnologia. Il Direttore lo farà presto, molto meglio di me. Posso dire che foto, immagini e illustrazioni che vedete sul numero di Ottobre di Wired, dalla copertina in poi, forse non sono perfette — nulla lo è, in cielo e terra, mai — ma l’attenzione che ci abbiamo messo, lo scornarsi tra tutti su qualsiasi minimo dettaglio, testimoniano ancora una volta la stessa cosa: affetto.

Siccome da quando è nato Wired ci siamo sempre dedicati a fare pubblicità occulta alla Apple e siccome abbiamo saputo da fonti varie che Steve Jobs aveva i giorni contati, abbiamo fatto un numero su di lui per vendere un sacco di copie. Solo che non abbiamo il coraggio di dirlo. Forse perché come rivista di tecnologia nostro dovere sarebbe condurre delle analisi razionali, e non scrivere che siamo affezionati a questo piuttosto che a quel prodotto.

Il gioco che avete letto su questo blog nelle ultime due settimane, detto operazione ANCHE MENO, cioè l’idea di liberarsi per qualche tempo dell’iPhone, e passare a qualcosa di meno interattivo, meno proiettato in avanti, meno sociale, luminoso e performante, questa notte si conclude. Torno a usare esclusivamente iPhone, e conto di farlo per parecchio tempo, senza questione, senza farmi domande, senza che me ne freghi niente di niente, anche se non prende mai e si scarica in fretta. Volete sapere perché? Ancora una volta, sinceramente: affetto.

Per un paio di settimane ho usato un telefono normale, uno di quelli che magari hanno alcuni dei nostri lettori. Poi mi sono detto: “non posso essere così sfigato!”. Quindi sono tornato ad usare un cellulare enorme, con una batteria pessima e che prende male. Tanto mi posso sempre giocare la scusa dell’affetto.

Probabilmente ha ragione Luca De Biase, Steve Jobs ha fondato una nuova religione, “e i suoi sostenitori sono dei veri e propri seguaci, pronti a recepire i suoi messaggi come un dogma”. E poi dicono che la pubblicità non funziona.

Lorenzo Tondi

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