Ferrara, luoghi comuni, luoghi pubblici ed i miei miti da sfatare.

Posted on 1 ottobre 2011 di

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Guardo spesso la trasmissione di Ferrara “Qui Radio Londra” su internet, ma non riesco mai a spiegarmi il perché. Dopo un po’ di tempo sono arrivato a due possibili motivazioni: masochismo personale ed un senso di paradosso che mi intriga quando lo guardo. Sul masochismo non posso fare molto, se non rivolgermi al più vicino psicologo o psichiatra della zona, sulla seconda plausibile causa analizziamola con calma. Di certo il nostro Giulianone si fa riconoscere per i suoi modi di fare in televisione, capace con la voce e con la sicurezza di atteggiamenti di bloccare perfino il nostro ministro dell’economia, oppure Bernardini di TV talk, diciamo di imporsi, con le buone o con le cattive sugli altri protagonisti di un programma. Ma cosa muove Ferrara in quello che dice?

Sorvolando le circostanze alquanto singolari che lo hanno portato a fare un balzo quanto mai felino in pochi anni dal PCI al neoconservatorismo “devoto”, tanto che alcuni hanno sollevato il dubbio che si sia trattato di una mera scelta di opportunismo per far carriera, tuttavia è evidente come in qualche modo il premier ed i suoi consiglieri si siano affidati alla sua voce quanto mai decisa per provare a fare propaganda politica per il Pdl, perché è inutile negarlo, Ferrara fa propaganda politica per Berlusconi. Troppe sono le incoerenze logiche che lo caratterizzano, per cui usa due pesi e due misure.

Ora la trasvolata da sinistra a destra nell’arco di pochi anni l’ha posto dunque ad essere una delle poche voci parlanti, se non l’unica, della destra berlusconiana, più dedita alle argomentazioni che ai toni abbaianti ed arroganti volti a denigrare gli avversari politici come quelli adoperati da Belpietro e Feltri. Questi ultimi quando danno sfogo alla mano per scrivere, si limitano ad un semplicismo quanto mai aprofessionale, capace di confondere, e quindi di convincere, solo il più insicuro dei lettori. Il pensiero di Feltri e Belpietro è mancante del dubbio e della nobile arte del valutare gli equilibri; amante di quel decisionismo, tanto invocato in Italia, quanto mai compreso bene da dove esso derivi in un contesto democratico. Per poter avere infatti un esecutivo forte, si presuppone che quest’ulitmo abbia un consenso popolare abbastanza netto, ma soprattutto che da parte di coloro che ne sono sfavoriti non ci sia il sospetto che la vittoria sia arrivata sotto circostanze poco sincere.

Semplifico: se ci sono sospetti che il gioco sia falsato e che il politico abbia troppi interessi privati che mischia con i pubblici, il meccanismo democratico si inceppa, in quanto anziché eleggere un politico di professione, che nei limiti del possibile guiderà la cosa pubblica, guadagnandone anche ovviamente, nasce il sospetto di una diseguaglianza nella competizione democratica e che gli interessi privati sovrastino i pubblici, tanto da vincolarli ad essi. Solo in circostanze di campagna elettorale chiara, senza conflitti di interessi e poteri forti utilizzati, e sotto l’auspicio che gli altri due poteri agiscano in modo da riequilibrare la situazione, ci può essere un decisionismo sano e libero quanto mai di decidere: ossia un esecutivo capace di stabilire un indirizzo politico. Inoltre quando sospetto che il banchiere con i miei soldi fa cattivi giochi per il proprio portafoglio, di certo non lo lascio libero di agire.

Quindi la cultura del dubbio, quanto mai fedele alla democrazia, che si esprime nella libertà di parola, nella garanzia di giusto processo, nella laicità dello stato, presuppone che un dubbio non diventi troppo forte: che a governare non ci siano degli imbroglioni, altrimenti ogni altro sano principio crolla con lo stato di diritto stesso.

Ma Ferrara nei suoi editoriali è ben diverso da questi ultimi, più sciolto e fine senza ombra di dubbio, dedito quanto mai all’arte della persuasione. Là dove Belpietro e Feltri falliscono clamorosamente, Giulianone viene chiamato in causa in un compito quanto mai impossibile: convincere lo “sfigato” italiano medio che guarda Raiuno alle otto e mezza ad avere fiducia nel Cav, con una voce quanto mai paternale, quasi ad imitare l’omelia domenicale del prete. Compito impossibile per un semplice motivo: le continue disattese perpetrate dal nostro eroe. E qui faccio due considerazioni:

1) se B. fosse un eroe, che combatte ovviamente contro quei cattivi ciclopi da un occhio solo dei magistrati (ora capisco perché Ulisse acceca Polifemo, vuole rendere la Giustizia cieca), e dalle molte sirene denudate e quanto mai ammalianti che lo circondano, di certo l’Omero Ferrara avrebbe compito assai più facile.  A me invece il nostro capo sembra più un imperatore romano della famiglia Giulia, dedito a saziare i suoi numerosi capricci e soddisfare le perverse richieste femminili. O meglio:  un bel eroe di un poema eroicomico, che forse si addice quanto mai ai nostri tempi, in quanto il seicento, secolo del genere letterario in questione, coincideva con la decadenza dell’Italia rinascimentale. Ma allora anziché essere Omero forse Ferrara è meglio si travesta da Ovidio nel primo caso, oppure da Alessandro Tassoni, e ci narri la patonza rapita.

2) Se sono un elettore e vedo che oggi Berlusconi non combina nulla, domani non combina nulla, idem dopodomani, non può mica essere sempre colpa degli altri. In tal caso basta la statistica:

Se Berlusconi è un personaggio capace che sbaglia nel 5% di quello che fa, le probabilità che sbagli oggi, sbagli domani e sbagli dopodomani, sono del 0.000125%, eppur sempre un “cazzo” fa come direbbe Galileo (perdonate la volgarità). Ergo forse la mia assunzione iniziale è poco veritiera, quindi o è un truffatore, o è incapace: in entrambi i casi non lo voto più.

Questo piccolo excursus serviva a spiegare perché ritengo che il programma di Ferrara sia quanto mai superfluo, in quanto penso che anziché fare accrescere la credibilità di Berlusconi e di sé stesso, la diminuisca, poichè pone sotto gli occhi di tutti le mancanze del premier: a riguardo basta guardare il caso di Bankitalia (che meriterebbe un altro post) su cui il decisionismo è poi andato ad Arcore.

Proseguiamo il menù con ieri, dove ha parlato di luoghi comuni, Bush, Obama: è noto il suo discredito nei confronti di Obama e l’avversione ai Liberal americani ( i nostri radical chic?). Ma il confronto Obama –Bush nei mezzi utilizzati per combattere il terrorismo mi sembra una corazzata potemkin : è possibile paragonare l’uso dell’intelligence alla guerra praticata per “importare la democrazia”? Eppure lo stesso Ferrara sul conflitto libico era stato abbastanza avverso, non poteva esserlo nei confronti di un conflitto scatenato senza alcun motivo, tramite un dispaccio falso dei servizi segreti italiani? Chi lo sa, magari lui faceva parte dei servizi segreti italiani…

Passiamo oltre che forse è meglio…o forse no, cosa ci tocca? La res publica cristiana!!! Il Papa che secondo lui parla di tutela delle minoranze contro la dittatura della maggioranza? A parte che mi sembra che i cristiani siano la maggioranza in Europa, comunque se proprio ci tiene alla tutela delle minoranze, perché critica tanto i magistrati italiani, che sono il contropotere per eccellenza della maggioranza? Vogliamo citare gli americani?

“[l]’esecutivo non solo dispensa gli onori ma impugna anche la spada della comunità. Il legislativo non solo controlla il portafogli ma prescrive anche le regole dalle quali i doveri e diritti dei cittadini devono essere regolati. Al contrario, il giudiziario non ha influenza sulla spada o sul portafoglio; non ha potere di direzione della forza o della ricchezza della società, e non può neppure prendere decisioni effettive. Invero si può dire che non ha né forza né volere, ma soltanto giudizio. […] [I]l giudiziario è senza confronti la più debole delle sezioni del potere; […] non può attaccare con successo nessuna delle altre due; e […] si richiede ogni possibile cura affinché esso sia messo in condizione di difendersi dagli attacchi di queste. […] [P]er quanto qua e là possa venire dalle corti di giustizia oppressione degli individui, da quel quartiere non può mai venire una minaccia alla libertà generale del popolo – così fino a che il giudiziario rimane veramente distinto tanto del legislativo quanto dall’esecutivo”. E poi, relativamente ai rapporti tra potere giudiziario e politico, aggiungeva che era “razionale supporre che le corti [fossero] state progettate [dalla costituzione] per essere un corpo intermedio tra il popolo e il parlamento, allo scopo, tra le altre cose, di mantenere quest’ultimo all’interno dei limiti previsti per la sua autorità” 

Alexander Hamilton

Vero è che  in Italia i magistrati sono  ipertutelati, ma su questo mi ritengo di valutare dopo un attento studio comparato, tuttavia la pretesa avanzata in fin dei conti è la solita 

Però mi sorge il dubbio che sia stupido: con questi magistrati golpisti, prima sceglie Craxi, poi Berlusconi? Bastava che rimaneva a sinistra per non avere problemi con la magistratura. Forse però ora che ci penso è meglio che sia andato a destra.

Tra tutte le cose che apprezzo dell’America, Ferrara doveva portare proprio la voce dei neoconservatori Americani? Anche perché l’America è una terra dalle forti ideologie, e dai contrasti radicali e duri, ma nonostante tutto mi sembra che sia anni avanti a noi. Invece quando si importano le cose in Italia, scadono irrimediabilmente, anche perché la nostra nazione ha un enorme simpatia per i buffoni di corte, i menestrelli e le parodie. Così nascono i partiti autonomisti come la Lega, i partiti liberali sotto conflitti di interessi enormi e dulcis in fondo, il partito laico-ma-anche-cristiano. Tuttavia i neo-con americani, impersonati dal nostro G.F. (potrebbe stare anche per  Grande Fratello, che ci guarda e diffonde il pensiero del partito alle 8, d’altrocanto 1984 è ambientato proprio a  Londra) me li sarei evitati, già siamo abbastanza indietro sulla strada della modernità.

Tutto sommato dopo aver dato sfogo a questi quadri pittorici della trasmissione di Ferrara trascrivo questo commento di un certo Lincapace su un articolo del Fatto Quotidiano online:

“Il MinCulPop ha insegnato che il modo migliore di uccidere l’idea e le persone è ignorarle.
Che Ferrara esprima le sue idee è una conquista della democrazia anche se so bene che lui ignori il significato della parola ed il suo valore.
Ma parlare di Ferrara (che nella sua vita è stato solo un pennivendolo opportunista) non fa altro che dare risalto al nulla e forse creare curiosità intorno a lui.
Fortunatamente il suo programma è stato ignorato da quasi tutti, non diamogli allora lo spazio che non ha.
E smettiamo di parlare di lui e delle altre comparse opprtuniste (non meno pericolose per altro).”

Due considerazioni:  sostituite minzulpop all’inizio e ricordate che l’ignoranza è forza, per cui le idee ignorate danno sicurezza. Proprio quello che dicevo su Belpietro e Feltri. Appunto forse Ferrara è un bene paradossalmente, per quanto non abbia un contradditorio e gli sia permesso di pontificare sulla rete numero uno così, senza uno scambio di idee. Ma dubito che Ferrara faccia breccia nelle menti italiani, i cui pontefici non se li cercano di certo in tivù, anche perché se così fosse, penso che il livello della programmazione televisiva italiana si innalzerebbe senza dubbio… Chi lo sa magari alla fine Ferrara sarà pure un bene…

Roberto Ruocco

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