A ferro e fuoco

Posted on 22 settembre 2011 di

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Dopo due giorni di rivolte Lampedusa sembra tornata alla quiete. Ieri durante la guerriglia che ha coinvolto i migranti tunisini evasi dal Cie di contrada Imbricola, le forze dell’ordine e un gruppo di lampedusani, si è raggiunta quota undici feriti, di cui un ragazzo tunisino che dalle ultime notizie risulterebbe in fin di vita.

Per evadere dal quello che continuiamo a chiamare per abitudine centro di accoglienza, ma che un decreto ha trasformato in Centro Identificazione ed Espulsione, alcuni migranti hanno appiccato il fuoco a due dei tre padiglioni del centro. Finora undici arresti di cui quattro per incendio, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale e i restanti per violazione della legge sull’immigrazione, perché ritenuti gli scafisti degli sbarchi.  Nel centro da 804 posti erano ammassati circa 1200 immigrati.
Sarebbe molto facile, ora, impostare il discorso su quanto poco bisogna sforzarsi per comprendere le ragioni di esseri umani trattati come animali, che dopo un viaggio massacrante vengono rinchiusi  e si sentono non voluti e disprezzati. Poiché sarebbe estremamente facile non lo farò. I tunisini del Cie hanno comunque commesso un reato, non si può incendiare una struttura mettendo in pericolo la vita di un migliaio di persone e arrecando un danno economico allo stato, e tutta la mia e la vostra comprensione non potranno cambiare ciò.

Parliamo del sindaco De Rubeis che ha dichiarato “Alle associazioni umanitarie dico: non definite come razzisti i lampedusani, hanno dato fin troppo. Siamo in guerra, la gente a questo punto ha deciso di farsi giustizia da sola”. Ovviamente è stato costretto a chiedere scusa al presidente della repubblica. Sono abbastanza d’accordo sul non definire razzisti i lampedusani: basta con questa storia che uno scatto di rabbia o una critica ad una persona di un’altra etnia significa necessariamente razzismo! I lampedusani sono stanchi, estenuati, perché la situazione d’emergenza è continua, perché un’isola che prima viveva di turismo adesso vive di promesse. Anche se il razzismo in queste situazioni si insinua spesso strisciando, eviterei di individuare in esso il fattore scatenante della sassaiola verificatasi ieri. Intolleranza mi pare un termine più idoneo, che non ha accezioni etniche e razziali. L’intolleranza non può in ogni caso essere difesa dalle istituzioni. Come sopra, va bene capire, ma non si può condividere, soprattutto se si tratta di una dichiarazione pubblica.


Daniela Santanchè sta organizzando un sit-in di solidarietà ai Lampedusani. Ma non considera che le sue proteste sarebbero rivolte contro il governo di cui fa parte. A meno che, e non lo escludo, non voglia protestare contro la poca fantasia degli immigrati nello sbarcare tutti a Lampedusa. Lo sbarco dei nordafricani a Lampedusa è naturale come la pioggia in inverno, ma nessuno organizza un sit-in perché i panni non si asciugano! Se la Santanchè volesse organizzare una protesta seria, dovrebbe basarla sulla fatiscenza delle strutture, che causa inevitabilmente episodi di violenza, e sul ritardo con cui i migranti vengono smistati, rimanendo fra l’altro per giorni in condizioni indignitose. Ma spero che il sottosegretario alla presidenza del consiglio si renda conto di non potere.

La soluzione alle tensioni, oltre che ad alcune nostre difficoltà economiche, sarebbe scontata, ma non facciamo fantapolitica e non parliamo di aprire all’immigrazione. Speriamo almeno che se le prossime elezioni politiche saranno vinte da una coalizione di centro sinistra, qualcuno si assuma la responsabilità di eliminare il reato di clandestinità.

I migranti, circa un migliaio, stanno per essere rimpatriati, malgrado la situazione socio-economica tunisina che potrebbe forse essere migliorata da una riapertura del decreto flussi. I più fortunati riusciranno a scappare. E inizieranno una vita da clandestini. I più onesti lavoreranno in nero sottopagati, i delinquenti continueranno a delinquere. E nessuno di loro pagherà le tasse. Ma siamo ancora convinti che mantenerli in questo limbo, in cui loro vivono e lavorano ma non esistono, sia vantaggioso?

Angelica Matacotta

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Posted in: Attualità, Politica