Una strada tutta in salita

Posted on 18 settembre 2011 di

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Scrivo questo post con notevole ritardo, dovuto allo studio ed alla mia pigrizia, e me ne scuso. C’erano notevoli temi da trattare, di cui ho preso appunti per scrivere per le prossime settimane, ma ci tenevo a scrivere sugli avvenimenti che hanno caratterizzato il giro di Padania due settimane fa. Noto che il correttore di wordpress mi segna Padania come errore…bah le ironie della sorte. Esiste la Padania? Non chiedetelo di certo a me, non sono uno storico, un antropologo od un sociologo, non so da cosa nasca la definizione di nazione con precisione, o meglio quali siano le discriminanti per poter definire un aggregato come popolazione, con una propria nazione ed un proprio stato rappresentante il diritto all’autodeterminazione dei popoli. Ma dalla mia esperienza (sono di Salerno ma studio a Milano) ho ricavato che segni distintivi così grandi tra i “popoli della Padania” e gli altri italiani non ce ne sono per dire che la Padania  sia un popolo a parte. Accettasi critiche.

In compenso penso che il federalismo (o autonomismo, fate voi, in Spagna le singole autonomie hanno maggiori margini di discrezione della Germania, anche se credo che il discorso sia più complesso), inteso come diritto delle singole macro-comunità di darsi indirizzi politici ed organizzativi, che considerano migliori per la propria società, sia non solo un diritto, che ogni stato pluralista debba rispettare, ma anche un fenomeno da guardare con positivo rispetto, in quanto visto come tutela delle minoranze e delle loro libertà, nonchè un sistema maggiormente efficiente da un punto di vista decisionale. Ora l’Italia, o meglio lo Stato italiano tutela le minoranze? Puoi essere padano, puoi essere emiliano, puoi essere romano, puoi essere campano, puoi essere italiano, ma è palese che la risposta sia no. La nostra tradizione storica ha perennemente rifiutato il concetto di tutela delle minoranze, preferendo una modalità di stato più ottocentesco/novecentesco di natura fortemente centralistica, per mantenere un indirizzo politico fortemente influenzato dalla politica parlamentare e poco volto a tollerare differenti impostazioni, salvo il caso dei cinque statuti regionali speciali, dove ovviamente era impossibile scegliere strade differenti. I motivi di questa impostazione li lasciamo ad altri post, dove magari sarebbe interessante parlarne anche con gli altri amministratori del blog, ma sono di natura sociale, economica, culturale e religiosa….insomma hai detto niente. Simpatico lo spunto di Ricolfi riguardo la borghesia italiana, analisi semplicistica ma che coglie alcuni punti focali.

Lo stesso Ricolfi ha scritto il libro “Il sacco del nord” in cui analizzava sociologicamente, come la politica dei trasferimenti di reddito dal nord al sud, abbia portato il meridione ad uno stato parassitario e favorito il permanere di una natura clientelare dei rapporti sociali, ancora impostati su istituti antichi, metodi di organizzazione retrivi, e politiche economiche poco proficue, oltre ovviamente al problema della mafia. In questo modo la situazione del nord italia diviene non solo insostenibile, ma facilita la nascita di una richiesta autonomista, se non addirittura secessiva, in quanto pone le regioni del nord-italia  in una situazione che permane nel tempo, ossia il fatto di essere dapauperate perennemente, tramite tassazione, di una parte dei loro redditi che viene poi trasferita al sud. Questo credo sia l’unica caratteristica che rende i “popoli padani” simili, ma dubito siano tanto simili da definirli una nazione, anche perchè penso che il modo di agire della Lega Nord sia quanto più italico che mai, senza una vera strategia, affidato alla discrezionalità, ed alle elargizioni di protezioni degni dei peggiori momenti della Prima Repubblica. Oltre alla difesa della religione cattolica, salvo poi sfociare in manifestazioni dal dubbio paganesimo.

Ma evitando di focalizzarci troppo sull’evento Lega, è giusto ricordare che la globalizzazione ha portato con sè conseguenze sociali sulle popolazioni, che, come ovvio sono sfociate in nuove richieste, come possibilità di autogovernarsi parzialmente, alla luce di un federalismo cooperativo che vede Stato e regioni governare, tramite i principi di sussidiarietà e cooperazione su un piano paritario e collaborativo  per lo sviluppo delle comunità locali e per la salvaguardia comunque dell’interesse nazionale. Dubito che la Lega si faccia portavoce di tali istanze, piuttosto ha saputo soddisfare una domanda sul mercato degli elettori, in una maniera quanto più italiana che mai. La Lega si siede al tavolo del governo e quanto più riesce a portare a casa, quanto più è felice, con una dirigenza che alle volte sembra tenere più al successo personale che altro, ed un partito quanto mai simile al democraticissimo partito comunista con l’aggiunta di un leaderismo berlusconiano ridicolo….insomma la festa degli ossimori…o forse no, d’altrocanto come si sa gli opposti si attraggono. Vari  link a riguardo. Comprendo che Miglio possa dar fastidio a molti, e sono in disaccordo completo con lui su una serie infinita di cose, ma ritengo abbia descritto Bossi meglio di chiunque altro. Risulta paradossale come in un’intervista accusi Bossi di voler distruggere la Repubblica, in un’altra invece affibbi a sé stesso l’intento, ma centra perfettamente il punto sulla smania di leadership di Bossi, la sua incapacità, ed il suo tentativo di sovvertire lo status quo tramite il caos. Se si possa raggiungere qualcosa tramite una tale politica lo svilupperò in un futuro ragionamento. Mi interessa constatare come Bossi voglia dare una perenne situazione di incertezza al governo  per mettersi in mostra e le espressioni come quelle linkate sono le stesse da più o meno un anno: dubito che così faccia il bene della propria comunità. Ma soprattutto il tentativo del leader leghista è quello di mandare in stallo decisionale il governo, senza avanzare proposte innovative e riformiste, come un partito rappresentante la parte più ricca dell’Italia dovrebbe fare. Ed anche in questo dubito ne trarrà grandi benefici a lungo termine per lui ed il suo “popolo” (le virgolette stanno solo a significare che non ritengo che la Padania sia un popolo, od un insieme di popoli, anche in questo caso accettasi critiche). In pratica quanto più l’Italia va a puttane, quanto più chiedere la secessione ha un senso, ma ci sarà anche un peggioramento intanto del nord-italia, in quanto una crescita vera del sud, porterebbe un incrementarsi del benessere anche al nord.

Continuiamo il nostro viaggio nello Stato italiano, focalizzandoci su un altro particolare, ossia l’eterno modo di affrontare i problemi tramite un meccanismo compromissorio. In Italia i primi cinquanta anni di repubblica hanno visto il sorgere di una democrazia fortemente mediata, basata sul compromesso da parte dei principali partiti, meno il PCI e il MSI. Insomma l’Italia si è sempre basata su una concertazione delle parti sociali, volta a mantenere gli equilibri in una situazione quanto mai complessa dal punto di vista ideologico-culturale. La lega si è perfettamente inserita in questo meccanismo dei “tavoli” portando ad una regressione più che una evoluzione o rivoluzione, alleandosi con Berlusconi e portando istanze protezioniste ed isolazioniste, oltre a dare aiuto al premier per difendere i propri interessi privati e delle associazioni o lobbies che lo sostengono.

Diciamo che il compromesso è sempre stato alla base delle relazioni politiche ed economiche, dai compromessi costituzionali, a quelli partitici, a quelli redistributivi. L’incapacità dello stato liberale di bilanciare gli interessi e la mancata protezione di determinati gruppi sociali hanno portato all’acclamazione del fascismo, mentre la democrazia cristiana è stata una delle poche ideologie moderate che potesse “unire l’Italia”, sulla base di problematiche relazioni con la mafia al sud, le cooperative al nord, il centro finanziario di milano al nord, oltre ovviamente al rapporto con il PCI. Si sperava che dopo il 1993 l’Italia si incamminasse su una via maggioritaria, praticante l’alternanza, che vedesse favorevolmente un programma di abbassamento dei toni e convergenza delle posizioni. Invece se il governo ha visto incrementare i propri poteri, tuttavia rimane sottoposto al ricatto di gruppi di pressione interni al partito stesso, oppure alle richieste di partiti esterni. Un problema che si è affermato sia con i governi di centrosx che centrodx, in particolare con la Lega, ma anche con i partiti di estrema sinistra, che hanno provato a strappare il più possibile con l’arma del ricatto, mettendo in crisi ogni possibile meccanismo deliberatorio davvero efficiente. In questo caso minoranze e maggioranze hanno avuto gravi difficoltà a raggiungere gli effettivi propositi e dubito che finchè prevarranno gli interessi particolaristici, si possano vedere progressi reali.

Svoltiamo ora a sinistra. Il Partito Comunista era il secondo partito nazionale, la principale opposizione, ma soprattutto era il partito che maggiormente aveva tratto importanza dalla Resistenza, altro tema arduo da affrontare storicamente politicamente ed ideologicamente in Italia. Il paradosso nasce qui: se il PCI era il partito per eccellenza della liberazione. Ma allora era un partito nazionale? No, non poteva esserlo, in quanto un partito comunista deve essere internazionale. Toccare l’unità nazionale per la sinistra italiana (un po’ anche per il partito democratico) è quanto mai critico, ma con questo nasce un marcato antagonismo contro l’azione “padana”, che spesso si confonde con avversione alle singole autonomie delle comunità che potrebbero crearsi, quella che dovrebbe essere una prerogativa assoluta della sinistra, ricordando che fu il PCI a richiedere le regioni come zone di autonomia politica e l’Ulivo ad attuare la riforma cost. del 2001. Da qui nasce la protesta di Rifondazione Comunista contro il Giro di Padania. Ma sinceramente è giusto prendersela per l’organizzazione? è un’offesa all’ordine nazionale? Dubito. Forse la Lega ha sfruttato il Giro politicamente, ma se pure fosse? Prendersela con i ciclisti poi è quanto mai stupido, incivile ed intollerante, che colpa ne hanno i corridori di partecipare? Poi esiste da anni il Giro del Veneto, come mai nessuno ha sollevato problemi? Credo sia davvero giunto il tempo che la sinistra sappia affrontare il tema delle autonomie e che riveda anche il tema della liberazione.

Come sta scritto su un mio libro da parte di un anonimo : “Forse il fascismo non è mai esistito”. O forse gli italiani erano fascisti e poi non lo sono più stati. Come sono stati Berlusconiani e con il passare del tempo cambiano idea, in Italia queste mode sono abbastanza comuni. Ma rifiutare di vedere delle necessità da parte delle singole regioni al fine di un ragionevole bilanciamento di interessi, in quanto deturpante per la principale ideologia della nostra sinistra ossia la liberazione è quanto mai stupido e retrogrado, altro che progressismo e riformismo. Vedere ancora le singole Regioni come parte di un tutto e non come attore paritario allo Stato è un’impostazione che deve lasciar adito a principi più efficienti ed egualitari.

Insomma tiriamo le somme: un partito autonomista, molto immischiato nel sistema, un partito riformista ma legato all’identità nazionale (che bisogna ammettere è piuttosto flebile)…Meno male che ci sono i liberali e poi c’è lui, con i suoi principi che lo animano……i $$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$ $$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$ $$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$

Una dedica al ciclismo, un grande sport per quanto affranto dal male del doping

Roberto Ruocco

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