Silvio forever, l’agiografia del premier

Posted on 12 settembre 2011 di

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Giovedì sera ho potuto vedere su La7 “Silvio Forever”, film diretto da Faenza e Macelloni, scritto da Stella e Rizzo e volto a ricostruire la storia personale e politica del nostro Presidente del Consiglio.

L’opera mi incuriosiva abbastanza, dal momento che mi era sfuggita quando era passata  per le sale italiane e aveva suscitato dibattito, ai tempi, sullo scopo perseguito e sul risultato ottenuto. Devo dire che però, pur avendomi interessato, non mi è affatto piaciuta.

Ciò che mi ha infastidito non è soltanto l’aria giocherellona e frivola con cui si narra l’ascesa economica e politica di Berlusconi, ma soprattutto l’impressione che gli autori considerassero il premier una figura titanica, indimenticabile, di rilievo assoluto nella storia dell’Occidente – questo chiaramente a prescindere dalla valutazione etica che loro ne danno. Ecco, questa cosa non mi è andata giù: il fatto che si sia voluto dipingere Berlusconi come una persona di altissimo profilo, mentre in realtà i risultati della sua gestione sono catastrofici, e sono sotto gli occhi di tutti.

Ancora, il film sembra sottintendere che il capo del Governo sia un politico abile e raffinato: perché invece nessuno dice che Berlusconi è fondamentalmente un incapace, una persona mediocre, priva di particolari abilità strategiche? è un venditore molto bravo, certo: ma una volta ottenuto il potere, ha grandissime difficoltà a mantenerlo; si comporta in maniera stupida (perché organizzare serate a sfondo sessuale mentre sei Presidente del Consiglio è una cosa stupida), è costretto a dipendere da papponi e furfanti vari, che lo ricattano giorno e notte. Anche come venditore, in realtà, avrebbe combinato ben poco senza la propaganda martellante delle sue tre televisioni, dei suoi magazine e dei suoi quotidiani. Per questo motivo, se ci fate caso, non partecipa a dibattiti televisivi DA ANNI. O interviene telefonicamente, o intrattiene il pubblico di Porta a Porta, o manda brevi videomessaggi (una modalità più da organizzazione clandestina che da uomo di governo). Ma non compare più in televisione per discutere a viso aperto, per un semplice motivo: sa di non essere all’altezza.

D’altro canto anche il dibattito successivo al film, cui hanno partecipato Giuliano Ferrara, Eugenio Scalfari e Paolo Mieli, moderati da Enrico Mentana, si è rivelato assai poco significativo. Ferrara si è arroccato sulle solite posizione del “Berlusconi boy”: è un complotto, fan tutti così, Lui vuole solo divertirsi, etc. Scalfari è andato avanti per più di un’ora a ripetere la follia di cui molti intellettuali di sinistra sono intimamente convinti, cioè che esistano due Italie, una buona e una cattiva, e che ovviamente quella cattiva voti in massa Berlusconi. Questa forma di spocchioso disprezzo verso gli elettori berlusconiani è uno dei principali motivi per cui la sinistra non lo ha ancora sconfitto.

L’impressione che mi sono fatto in questi anni è che Berlusconi sia arrivato dove è ora per due motivi: innanzitutto ha saputo sfruttare i media di cui è proprietario per la costruzione di un consenso di lungo periodo; in secondo luogo si è trovato nel posto giusto al momento giusto, cioè quando tutti i partiti tradizionali, chi più chi meno, erano in crisi, ed è riuscito a colmare questo vuoto. Se il premier, nonostante la sua incompetenza, ha vinto – perché essere il perno della politica italiana per quasi vent’anni significa aver vinto – è stato soprattutto grazie allo stato disastroso dell’informazione nel nostro paese, all’inettitudine dell’opposizione e alla mancanza di un’opinione pubblica moderna e consapevole. Lui ormai è sul viale del tramonto, e lascia un’Italia in condizioni se possibile peggiori rispetto a quando era “sceso in campo”. Ciò che bisogna assolutamente evitare è che salti fuori un nuovo Berlusconi: saremmo condannati ad un altro ventennio di immobilismo sociale, politiche economiche fallimentari e declino internazionale, e questa volta l’Italia potrebbe non uscirne.

Lorenzo Tondi

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Posted in: Politica, Riflessioni