E rimetti a noi i nostri debiti….e non ci indurre in tentazione….

Posted on 6 settembre 2011 di

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Ieri sera, preso dal preparare un esame di matematica, nel tentativo di svagare un po’, ho seguito il primo talk-show politico della stagione, l’Infedele di Lerner, e sono rimasto sorpreso dalla forza di una voce che si è fatta molto insistente all’improvviso: “noi il debito non lo paghiamo perchè non è nostro”.

In seguito alla crisi economica che ha colpito l’Italia ( direi anche politica), il governo ha scritto e riscritto, e riscriverà, più volte la manovra, lasciando presagire che sacrifici saranno richiesti alle classi più disagiate. I partiti politici più estremi hanno preso al volo l’occasione per unire alla situazione particolare, la loro visione politica della vicenda europea in generale. La faccio breve anche perchè è una minestra già riscaldata: le colpe per il nostro debito sarebbero delle banche e dei politici e siccome non sono stati i lavoratori a causarla, non è giusto che la paghino loro. Inoltre le cause della crisi attuale sarebbero da cercare nella speculazione borsistica attuata dalle banche stesse.

Due o tre piccole note a margine prima di continuare:

1) è vero i politici hanno delle responsabilità ed anche gravi, ma d’altronde ad eleggere Berlusconi non ti puoi aspettare di meglio; però sinceramente non ho ancora visto una forte reazione nei confronti del governo sui recenti accadimenti, circostanza che lascia quanto meno perplessi, in quanto è difficile negare responsabilità da parte del premier e del ministro Tremonti, presi più che altro dal rimanere a galla tra i molteplici interessi che gli garantiscono la poltrona. Se la situazione instabile non vede di buon auspicio passaggi di mano dell’esecutivo, e anche vero che le incapacità dimostrate sono palesi sotto gli occhi non solo delle banche, le quali non stanno attuando alcuna speculazione, ma anche degli altri politici europei, il tutto con il beneplacito italiano.

2) Le banche hanno avuto senza dubbio delle responsabilità nella crisi finanziaria, ma è un argomento relativamente pungente dove non mi voglio addentrare. Ciò su cui voglio focalizzare la mia attenzione è l’importanza che hanno le banche in un sistema economico come distributrici di risorse, cioè il risparmio. Ora se i titoli italiani non sono più così appetibili, non c’è da sorprendersi del giro di tacchi effettuato dalle banche estere che ha causato l’aumento dello spread. Le banche sono l’espressione più pura del capitalismo e della disuguaglianza? Probabile, ma dalla giostra che gira ci andiamo a guadagnare un po’ tutti quindi meglio così…

Ora l’idea di non ripagare il debito risulterebbe traumatica se fosse attuata, non solo per noi ma per l’intera eurozona, ed in ultima analisi, per l’intero mondo. La non restituzione, anche di una piccola percentuale dei 1900 miliardi di euro di debito significherebbe il blocco del credito, l’impossibilità di tornare sul mercato, la perdita dei risparmi ( anche quelli dei lavoratori), perdita delle aziende, quindi disoccupazione. Per questo sentire oggi l’idea di non ripagare il debito spaventa, anche se bisogna fare delle dovute considerazioni sulla situazione del bel paese. Se oggi un parte del ceto chiede di venir meno ad i propri doveri come debitore in quanto cittadino, è dovuto al risultato di anni di politiche che non hanno portato vantaggi economici generali, bensì hanno posto privilegi su privilegi, causando una rigida caduta della mobilità sociale. La seconda repubblica doveva essere l’avvio per la rivoluzione liberale italiana, rivoluzione prima impossibile da fare, in realtà si è rivelata un conflittuale gioco di controbilanciamenti di poteri, decretando dopo vent’anni il suo fallimento, il suo arroccarsi come casta e una forte inclinazione a creare debito, nel tentativo di compiacere l’elettorato (davvero non l’abbiamo creato noi il debito?). Insomma vent’anni e nulla è cambiato.

Tuttavia non posso fare a meno di notare l’effetto pratico della realizzazione di una proposta del genere, che deresponsabilizerebbe il governo, come ogni suo successivo, dal prendere seguito agli accordi fatti sia con il mercato, come con le banche e con gli stessi cittadini. Il debito bisogna provare a ripagarlo per rendere ancora credibile non il nostro governo ma la nostra nazione, ed evitare in futuro di trovarci soli. Al contrario il relativo silenzio nei confronti dei membri del governo e del premier mi lascia completamente esterefatto. Nonostante tutti gli scempi attuati, nonostante “noi ne usciremo meglio degli altri” (in un mese siamo molto peggio della Spagna), va avanti una specie di gioco delle parti tra poliziotto buono e poliziotto cattivo, senza dimenticare lo sceriffo del posto (Bossi). Permettere ancora al governo di giocare sulle manovre, mettendo norme senza senso è il motivo per cui paghiamo tanto il ricorso ai mercati, ed è il motivo per cui i politici sono poco inclini in Italia a fare seguito alle richieste fatte dall’elettorato.

Anche questo è democrazia.

                                                                                                                                                                                                                                              Roberto Ruocco

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