Uno sguardo al futuro di Bobo

Posted on 4 agosto 2011 di

1


 

Qualcosa sta cambiando: all’ultimo raduno di Pontida compaiono i primi striscioni che vogliono Roberto Maroni presidente del consiglio. Bobo riesce ad imporsi sul voto sulla carcerazione preventiva di Papa e a far subentrare un capogruppo alla Camera della sua linea. Esiste certamente una corrente del Carroccio che fa capo a Maroni e che si sta affermando a discapito della componente bossiana.

L’evidenza di tale frattura ha portato i cronisti e gli esperti a scindersi relativamente all’opinione sulle conseguenze di essa.
Vediamo quali sono le due conseguenze preconizzate e perché la prima sia plausibile, se non probabile, mentre la seconda non è che fantapolitica..

Prima conseguenza: Maroni leader della Lega
Come in occasioni già citate ha dimostrato, Maroni ha le carte in regola per imporre la linea al partito. È il leghista dal profilo più istituzionalizzato e riesce a smarcarsi dalle posizioni più folkloristiche della Lega, pur rimanendo fedele alle istanze degli elettori. Bossi, diciamolo, è alla frutta. La base non lo segue più, è ormai più l’icona della Lega che non il leader. Secondo i più intimi, anche se il senatùr passerà il testimone al figlio Trota, la guida del partito sarà a tutti gli effetti lasciata a Maroni, definito appunto da alcuni “figlio politico” di  Bossi. Il motivo per cui quest’ipotesi è plausibile è sotto gli occhi di tutti: Renzo Bossi non è assolutamente in grado non solo di guidare un partito, ma di svolgere operazioni ben più elementari. Il ministro, invece, conserva un’immagine credibile, è stimato, mantiene toni moderati ma allo stesso tempo non rinuncia all’identità leghista e sa come convincere i suoi elettori del suo essere coinvolto nella causa. Non dimentichiamo, a questo proposito,  che nel 2006 ha affrontato un processo per vilipendio dell’unità nazionale e resistenza a pubblico ufficiale…
inoltre, pensando ai vertici della Lega Nord, vi viene in mente qualcuno più adatto a guidare un partito? Calderoli, forse? Queste poche righe di riflessione mettono in luce perché sia possibile prevedere che Maroni ottenga la leadership.

 

Seconda conseguenza: Maroni Presidente del Consiglio
Maroni ha tutti i requisiti per arrivare in alto: è amato dai militanti leghisti, gode di una stima bipartisan (il primo a proporlo come capo di un governo di transizione post-Berlusconi è stato Fini a luglio) e, ultimo e più importante, è disposto al compromesso ma sembra moralmente intransigente. L’inventore del reato di clandestinità e dei respingimenti prima di conoscere Bossi faceva parte dell’underground marxista-leninista e militava in Democrazia Proletaria. Dopo il ribaltone del ’94 che Maroni non ha voluto sostenere, tradendo il partito, Bossi –e non mi sento, stavolta, di dargli torto- , lo additò come “attaccato alla cadrega”. Ma lui è tornato a capo chino, dopo aver capito che i tempi non erano ancora maturi, ed è stato riaccolto.
Ora secondo alcuni i tempi sarebbero maturi. Perché? C’è addirittura chi dice che non appena il ministro otterrà la leadership della Lega si smarcherà da Berlusconi. E cosa farà? Andrà da sola? Questa supposizione deriva dal fatto che, a quanto sembra, Maroni abbia smesso  di frequentare i vertici di Arcore. E da alcune posizioni in materia di giustizia. Io semmai riformulerei in questo modo: Maroni ha preso atto della sconfitta alle amministrative e della perdita di consensi dovuta all’appoggio che la Lega ha fornito  incondizionatamente a Berlusconi e cerca ora di restaurare l’immagine della Lega come il partito dei “duri e puri”. La lega avrebbe un peso da sola solo con un sistema proporzionale puro che darebbe il colpo di grazia al paese, vista la governabilità già scarsa. Oggi la lega esiste insieme al PdL. Per questo non si smarcherà come molti credono. Se Maroni non può portare la Lega al governo da solo, allora per diventare premier gli restano solo due strade: un ricatto o le primarie. Nella coalizione in cui si elegge Alfano “per acclamazione”, le primarie sembrano lontane. Il ricatto ah qualche possibilità di riuscire: attualmente la Lega manda sotto la maggioranza praticamente ogni settimana. Senza la Lega il PdL non ha i numeri per governare. Un “accordo” del tipo appoggio in cambio di premier leghista è plausibile. Chiaramente non resterebbe che Maroni, dopo lo scandalo che ha investito Tremonti… tuttavia sono solo supposizioni, che non tengono conto degli innumerevoli fattori che possono influenzare le prossime elezioni politiche né del fatto che un successore è in realtà già stato scelto (a quando la presidenza del consiglio dei ministri ereditaria?).
Non riesco dunque a capire perché una buona parte dell’opinionismo italiano dia già Maroni come prossimo Primo Ministro.

Angelica Matacotta

Annunci
Posted in: Attualità, Politica