Apocalittici e integrati (nella democrazia)

Posted on 29 luglio 2011 di

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Le vicende norvegesi della settimana scorsa hanno senza dubbio scandalizzato un intero mondo, soprattutto per la vicenda sull’isola di Utoya. La Norvegia ne è rimasta fortemente colpita dall’interno, ma più che un colpo alla Norvegia è sembrato un colpo all’intera Europa. Significativo che questo colpo è arrivato da una nazione scandinava, che pur se non fa parte della UE, comunque è conosciuta per le sue forti aperture alle politiche multiculturali, comprese quindi le complete libertà di credo da un punto di vista formale e sostanziale. La sera stessa in cui sono iniziate ad arrivare le notizie dei fatti norvegesi è iniziata la ricerca del colpevole. Non si sa perchè l’iniziale rivendicazione di un gruppo islamico ha lasciato gioco facile alla stampa per populistici titoli contro l’incapacità islamica di conformarsi ad i valori della tolleranza e la loro naturale propensione verso il terrorismo. Il giorno dopo, quando i giornali erano già andati in stampa, oramai era risaputo che i crimini erano stati escogitati da un’estremista di destra che si definisce cristiano.

Ora faccio un piccolo excursus: che Breivik si definisca cristiano, non abilita a definire la sua azione come cristiana, anzi tutt’altro, in quanto davvero faccio fatica ad identificare valori cristiani nella sua azione, tuttavia se vale questa argomentazione in tal situazione, bisogna dar atto che dubito fortemente che i terroristi islamici interpretino correttamente il corano. Danno una loro interpretazione ad alcuni passaggi che sono fortemente problematici, anzi personalmente sono dell’idea che se in determinate nazioni come l’Iran e l’Afghanistan siano fortemente propendenti al fondamentalismo, questo è più dovuto alla tradizionale difficoltà storica di queste zone a trovare soluzioni pacifiche ad i conflitti tribali prima, e di popolazioni dopo. Differente il discorso sull’integralismo: a voler essere corretti l’islam afferma necessariamente il legame tra azione pratica e fede, come discerne dal passaggio “religione e mondo”. E questo è di certo in contraddizione con alcuni valori della democrazia liberale, in particolare direi con la morale kantiana, storicamente legata direi alla nascita della democrazia stessa fondata sulle libertà dell’individuo, viste sia come garanzie che come limiti. Tuttavia vorrei evitare facili strumentalizzazioni del passaggio in quanto le cose spesso sono più complicate di quel che sembrano così in futuro tornerò sul tema.

Più che altro ciò che è balzato alla mia attenzione è questo articolo comparso su “Il Giornale” di Magdi Cristiano Allam. Meglio evitare facili ironie sul politico, perchè cadono nella più completa inutilità. Invece vale la pena approfondire il significato del termine multiculturale: che cos’è? cosa implica?. Ora il multiculturalismo di base, implica la completa libertà di seguire la propria cultura, dovunque risediamo, a patto ovviamente che ci sia consentito, ed è quindi in completa  contrapposizione con il concetto di assimilazione, ma non con quello di integrazione. L’articolo in questione sembra propendere per il concetto di assimilazione, quando in realtà non coglie i passaggi fondamentali di cosa voglia dire multiculturale da un punto di vista sostanziale. Mi sembra in effetti che multiculturalismo non significa, multicomunitarismo, come spesso si confonde. L’impossibilità per uno stato di basarsi su più comunità “sovrane” sui propri componenti compromette gravemente il concetto stesso di stato-nazione. In effetti la crociata contro il  “multikulti” sembra porre le proprie basi su due problemi gravi per lo stato-nazione europeo: il concetto di identità ed il problema dell’ue; in quanto la ricerca per la diversità è l’unico modo per l’organismo stato-nazione di sopravvivere e non essere assimilato dall’Unione Europea, che bisogna dire al momento risulta un’entità internazionale difficile da descrivere e tantomeno democratica. L’altro grave nemico dello stato-nazione è senza dubbio la perdita di capacità di attuare una completa indipendenza in campo di politica economia, ed entrambi i temi sono fortementi collegati con il fenomeno della globalizzazione, la vera nemesi dello stato-nazione. Nemesi in quanto esso si è formato sulla nozione di un territorio un popolo una religione una società….e pure se possiamo tranquillamente affermare che la democrazia liberale ha già travalicato parzialmente questa definizione, tuttavia una modificazione repentina della cultura nazionale da parte del fenomeno globalizzante e l’incapacità politica di dare “sicurezza” ad i propri individui, che eleggono la classe politica stessa, determina lo spostamento dei partiti su tematiche fortemente improntate a ribadire i concetti chiave delle proprie società, in particolare sulla sua matrice giudaico-cristiana, risultando significativo che tali partiti realizzano un connubio tra liberismo economico ed avversione all’islam.

Vedono nell’islam, nella sua tradizione e nel suo integralismo, il ripresentarsi di nemici combattuti negli anni 60′ , contro i diritti dell’individuo, ponendo implicitamente l’impossibilità da parte dei musulmani di accettare determinate libertà individuali, per non parlare del terrore per la differenza di natalità che caratterizza gli europei di nascita e gli immigrati. Sinceramente credo che alla base dell’assunto del multiculturalismo bisogna chiarire alcuni passaggi fondamentali: se intendiamo per multiculturalismo una scusante per la formazione di comunità ghettizzate, è evidente quanto il multiculturalismo sia solo un’evoluzione moderna del razzismo; se intendiamo per multiculturalismo il completo relativismo dei valori, possiamo anche rassegnarci al crollo delle nostre società, in quanto determinati passaggi troppo repentini portano solo a vicoli ciechi e situazioni di contrapposizioni improponibili. Tantomeno evitiamo di imporre l’assimilazionismo, in quanto dubito porti a qualcosa, e si risolve semplicemente in un tentativo disperato di rifiutare il nuovo che avanza: i musulmani sono già l’europa, e probabilmente sono anche il futuro nelle relazioni sul mar mediterraneo. Certi valori della democrazia liberale europea vanno difesi a spada tratta, ma dubito fortemente che le culture non siano integrabili: la cultura nel mondo moderno è un contenitore dove ci mettiamo dentro quello che vogliamo, l’integrazione è sempre possibile.

Quindi apocalittici ed integrati signore e signori, nel mondo dei mass-media come nella democrazia ricordandoci che essa si basa sulla fiducia sulla tolleranza, e non nel ” ci sta bene finchè ci guadagno”. In democrazia oggi ci perdo io, domani ci guadagno, e la sua legittimazione si basa proprio sul presupposto che ci sia l’eguaglianza di opportunità, una sorta di assunto di giustizia di base.

 

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