Quando il terrorismo cristiano è tabù

Posted on 25 luglio 2011 di

25


Sicuramente tutti voi sarete a conoscenza dell’orrenda strage condotta da Anders Breivik sull’isola norvegese di Utoya, che ha provocato più di 90 morti ed ha profondamente scioccato il paese. Almeno in un primo momento i sospetti si sono concentrati sul terrorismo di matrice islamica, anche a causa della rivendicazione dell’attacco da parte di un gruppo fino ad ora sconosciuto, i “Sostenitori della jihad globale”. Ben presto però la pista islamista è tramontata, in seguito all’arresto di Anders Behring Breivik, che si è dichiarato colpevole.

Un’analisi del profilo dell’attentatore è stata tentata da varie testate: in particolare risulta che Breivik abbia messo online, poche ore prima della strage, un testo di 1500 pagine volto ad esporre le motivazioni del suo gesto e ad incastrare quest’ultimo in un più generale progetto di “rinascita cristiana dell’Europa”. Dalle informazioni ricavabili dagli articoli sull’argomento (non ho letto il testo nè ho voglia di farlo) possiamo definire, anche se magari superficialmente, i riferimenti ideologici del terrorista.

Breivik si definisce conservatore, nazionalista, cristiano ed anti-islamico. è convinto che il Vecchio Continente sia sotto lo stretto controllo della censura “marxista e multiculturalista”, che ha come riferimento istituzionale l’Unione Europea. Breivik prospetta come unica soluzione una nuova crociata che porti nel 2083 ad una rivoluzione anti-islamica capace di “liberare” le nazioni europee dalla presenza musulmana. Secondo Lettera 43 “i soldati di Breivik sono a favore del nazionalismo, della crociata pan europea, del conservatorismo, del monoculturalismo, del patriarcato e di Israele”. Il giovane norvegese in passato è stato membro del Partito del Progresso, la principale forza politica populista e xenofoba del paese, da lui abbandonata perchè giudicata troppo moderata.

Al di là di considerazioni maggiormente approfondite sull’ideologia che propaganda quest’uomo, due cose sono chiare, tanto che vi potranno sembrare delle banalità:

1) La jihad questa volta non c’entra

2) Il gesto di Breivik ha motivazioni politiche, e rientra nel progetto di rinascita polito-religiosa delineato da un’integralista cristiano – e dunque da un esponente della destra estrema.

Ebbene, la cosa che mi ha colpito è che in Italia, ognuno a suo modo, sta cercando di nascondere e di negare le motivazioni politiche di questa strage. Come a voler dire che possiamo prendercela quanto vogliamo con gli estremisti islamici, ma che dobbiamo rifiutare, anche davanti all’evidenza, di ammettere l’esistenza di un estremismo cristiano, per quanto sparuto e minoritario. L’editoriale uscito oggi sul Corriere, a firma di Claudio Magris, è esemplare, molto più di tutte le farneticazioni assolutiste dei vari profeti dell’odio come Magdi Allam, di cui l’Italia purtroppo è piena.

Magris apre l’articolo affermando che “l’inaudito massacro norvegese va considerato un fatto di cronaca nera” e che “resta una netta differenza tra il gesto individuale di una persona e un progetto, collettivo anche se messo in atto individualmente, di un’organizzazione”. Peccato che qui il progetto ci fosse, e che avesse motivazioni sostanzialmente politico-religiose, a prescindere dalla sua applicabilità e dalla consistenza numerica dei suoi sostenitori. Magris inizia poi a pontificare sulla differenza tra fondamentalismo ed integralismo, lamentandosi della confusione tra i due termini, ma finendo per confondere lui stesso le acque. Dice infatti che “il fondamentalismo ha poco o nulla a che fare con la tradizione, anche con quella più gelosamente custode dell’osservanza e dell’immobilità di un credo. Il fondamentalismo non è un fenomeno tradizionale, radicato nel passato, ma è un fenomeno squisitamente moderno, caratteristico delle società di massa e della globalizzazione”

Cito da Wikipedia: “Con il termine fondamentalismo si intende genericamente qualunque interpretazione letterale dogmatica di testi sacri (o loro equivalenti, fuori dell’ambito religioso) che assuma i relativi precetti a fondamenti (tipicamente della religione, ma non solo) rifiutando ogni ideologia in contrasto con essi.”

Che il fondamentalismo sia un fenomeno recente è ovvio, dal momento che nasce (e quindi si distingue da altre correnti) proprio per proporre un ritorno alle origini, ai fondamenti di una dottrina religiosa – dunque assumendo implicitamente che questi fondamenti siano ormai dimenticati e violati da chi pratica quella religione.

Da notare però che il fondamentalismo, almeno nella sua fase costituiva, all’inizio del ‘900, è estraneo all’Islam, diffondendosi invece in ambienti protestanti (quindi cristiani). Cito sempre da Wikipedia: “Il fondamentalismo è una corrente della religiosità protestante che si sviluppò negli Stati Uniti in un periodo compreso tra il 1878 e il 1918. Si tratta di una corrente di pensiero, nata all’interno della Chiesa battista, che intendeva opporsi al modernismo e al razionalismo teologici che si diffondevano fra i fedeli evangelici.”

Il fondamentalismo dunque non ha per forza un’accezione negativa, è semplice ricerca e pratica dei fondamenti di una religione: per darne un giudizio consapevole bisogna capire cosa prescrivano, concretamente, questi fondamenti. Un discorso diverso va invece fatto per l’integralismo, che si propone espressamente di eliminare qualsiasi elemento culturale, religioso o politico che impedisca l’omogeneità di una determinata organizzazione sociale. Ricorriamo ancora a Wikipedia: “Si qualifica come integralismo in senso lato qualunque ideologia con cui si miri alla costituzione di un sistema omogeneo in cui non esista pluralità di ideologie e programmi: o (1) conciliando e unificando tutte le posizioni esistenti; o (2) rigettando e delegittimando tutte le posizioni diverse dalla propria, e rifiutando qualunque compromesso affinché quest’ultima prevalga su tutte le altre.”

L’integralismo è dunque, per definizione, assolutista ed illiberale. E Breivik, dato che vuole “cacciare” gli immigrati e i musulmani dall’Europa, è un integralista. Poiché inoltre si definisce cristiano e la componente religiosa, mi sembra di capire, ha una certa rilevanza nel suo programma politico, è un integralista cristiano. Punto. Per questo mi irritano i tentativi dei vari commentatori italiani di scollegare del tutto la strage di Utoya dai sentimenti di intolleranza religiosa che Breivik ha esplicitamente posto alla base di quel gesto. Minimizzare l’odio, presumere che il cristianesimo sia immune dal pericolo di derive estremistiche, è un atteggiamento che sembra ignorare volutamente secoli di guerre di religione e di persecuzioni. Ammettere l’esistenza di un problema, viceversa, è il primo passo da fare per risolverlo.

Lorenzo Tondi

Annunci