Il populismo e la sinistra italiana

Posted on 12 luglio 2011 di

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Che la destra italiana e quella europea facciano della demagogia un loro punto di forza oggi non è un segreto (quasi) per nessuno. Si vedano su tutti la lega(ma, più in generale, il berlusconismo) e, per esempio, il Front National. Da sempre (diciamo soprattutto da D’Annunzio in poi) una certa destra s’è fatta portavoce dei sentimenti e del senso comune più che delle esigenze effettive: patriottismo, revanscismo, paura del diverso etc.

Ciò che lascia perplessi è come e quanto oggi il populismo stia prendendo piede a sinistra. Bisogna essere onesti: il fenomeno non è nuovo. Il primo populista sinistrorso italiano è ricordato per imprese compiute prima dell’Italia stessa: Garibaldi, che arrivava in una campagna nuova e prometteva di eliminare la tassa sul macinato imposta dai Borbone (Roma che ruba il frutto del nostro lavoro nda) e di combattere il brigantaggio (questi stranieri che ci stuprano le figlie nda).  Volendo avvicinarci un po’ ai giorni nostri, mentre la DC prometteva il paradiso, i comunisti promettevano il pane. Fin qui però anche la demagogia aveva un suo perché e, più che altro, una sua necessità di esistere rispetto al contesto politico-sociale.

Oggi invece, al di fuori del PD, tutte le forze “di sinistra” fanno sfoggio di un populismo che trova contesto ed espressione solo in un’antiberlusconismo alquanto disorganizzato. E proprio in un momento storico in cui ci sarebbe estremo bisogno di figure nuove che presentino proposte diverse.
In particolare i tre satelliti che raccolgono i delusi del PD e, diciamolo, anche un po’ gli indecisi e gli inesperti, sono Grillo, Di Pietro e Vendola.

Grillo: l’uomo che riunisce gli italiani frustrati in una piazza e gli fa urlare “vaffanculo!”. Almeno una volta la gente si sfogava negli stadi, e potevamo dargli delle belve incivili. Ora tocca anche sentire che questa è una forma di “protesta”, addirittura un’alternativa politica! Ma Grillo con la politica non ha nulla a che fare, cercare un compromesso che garantisca la governabilità non gli interessa. Evidentemente non si ricorda cos’è successo all’Italia quando i massimalisti socialisti si sono rifiutati di collaborare con le forze borghesi… O forse sa di potersene andare se vede le brutte, con i 4 milioni dichiarati. Malgrado continui a tuonare contro tutti, anche il Beppe ha beneficiato del condono fiscale e del condono edilizio.

Grillo rifiuta le interviste e blocca puntualmente, adducendo motivazioni sempre diverse, la pubblicazione di tutti i volumi che parlano di lui. Dice di preferire la politica nelle piazze e sul web. Ottimo modo di evitare il confronto! Veramente pochi, finora, hanno potuto contraddire Grillo in un dibattito aperto e nessuno senza essere insultato alla successiva manfrina organizzata in qualche piazza o in qualche teatro. Continua  a denunciare ciò che il 90% dell’Italia già sa e che vuole sentirsi ripetere. La politica, sembra dire, gli fa schifo. però, per farci un favore, partecipa al gioco col suo Movimento Cinque Stelle che può vantare di essere la causa per cui abbiamo un leghista alla Regione Piemonte. Spero vivamente che i NO TAV piemontesi siano soddisfatti del loro governatore. In quell’occasione Grillo ha simpaticamente ribattuto che è stata la Bresso a sottrarre voti a lui, e non il contrario! Ecco perché i comici, a sinistra come a destra, non dovrebbero fare politica…   Per fortuna lo stesso giochetto gli è riuscito male con le ultime amministrative: le candidature dei grillini non hanno compromesso l’esito finale, malgrado a Bologna Bugani sia arrivato al 10%. Alcuni sostenitori hanno avuto l’ardire di dichiarare che per la Moratti sarebbero stato più pericoloso il Movimento Cinque Stelle che non Pisapia. Sono stati costretti a tacere dal momento che lo sbarbatello Calise ha raggiunto il 4% e lì si è fermato.
Beppe, che ti sia di lezione…o hai un programma (politico!)da proporci o continua a fare il comico. E il V-day va bene, almeno tieni i frustrati lontani dalla tv per qualche ora.

Di Pietro: ovvero di come passare dal manganello al martelletto, svoltare bruscamente a sinistra e, gradualmente, ricollocarsi al centro. Il risultato è un poliziotto antiberlusconiano col pallino della giustizia. Non so se sia la componente poliziotto o la componente PM ma, diciamocelo, a Di Pietro interessa soltanto che i cattivi vadano dentro. Benché non abbia certo un retroterra progressista, secondo me si è davvero convinto di essere un uomo di sinistra: il motivo principale per cui l’IdV raccoglie qualche successo è proprio la dialettica Sherwood style, ricca di “dare ai poveri e togliere agli evasori”. Il dipietrismo è in se stesso populismo nella misura in cui consiste nel non rispetto delle regole del confronto politico e nella condanna del garantismo. L’uomo medio, digiuno di politica, vota IdV perché Di Pietro “dice pane al pane e vino al vino, è un uomo reale, che parla di cose concrete, che vuole metter dentro ‘sti qua che mangiano con le nostre tasse”. Queste sono, meglio o peggio articolate, le ragioni di un elettore di Di Pietro. Quanto all’uomo che vota IdV comprendendo i meccanismi della politica…beh, quando ne incontrerò uno vi saprò dire. Tutto ciò, comunque, non basta più.

Dopo aver attirato gli intransigenti di sinistra, ora l’ex PM cerca l’attenzione dell’ala sinistra del terzo polo. Ma attenzione! Sa di non potervi entrare, che non sarebbe accolto, e così in un’intervista reperibile sul suo sito, si spertica in difesa del bipolarismo. Curioso per un uomo che si è sempre definito centrista. È consapevole di dover restare nei limiti dell’antipolitica, l’unico contesto in cui gli sia consentita la requisitoria che gli è propria e a cui nemmeno la recente conversione moderata lo spingerà a rinunciare, essendo questa il principale elemento costitutivo del suo successo. Del resto il fatto che Scilipoti sia stato dei suoi per quindici anni rende evidentemente tutto ciò che è stato detto un pleonasmo.

Vendola: non puoi evitarlo, lui è ovunque! È in tv, sui giornali, sui social network. Ovunque tranne che in Puglia a fare il governatore.  Il fondatore di un movimento (molto più figo che non un partito!) che sembra vagamente icariano è considerato da qualcuno un progressista. Qualcuno ha addirittura osato un paragone con Obama! Per chiunque abbia un minimo di buon senso, è palese che lo statalista di Terlizzi NON è un progressista ma anzi, ha sempre sposato le idee di una certa sinistra che non vede nel progresso un valore assoluto. Senza dilungarci eccessivamente vediamo perché è possibile parlare di populismo nel suo caso.

Gli elettori di Vendola non sono di certo gli elettori di Di Pietro. Per questa ragione è necessario parlare all’intelligencija vendoliana diversamente. Partiamo da questo elemento: c’è una sinistra che si compiace nel fingere di riconoscersi nell’ampollosità vuota e nella retorica inutile. Vendola parla “per loro”. Di certo non per me, che capisco un quarto di quello che dice.

Passiamo agli elementi demagogici dei contenuti (almeno il quarto che capisco!). Oltre alla strenua difesa degli emarginati, dei poveri, dei cassaintegrati, sempre condita da una prosa alla Oliver Twist, il punto cardine del populismo vendoliano è senz’altro la polemica contro il libero mercato. Nel 2011 parlare, come ha fatto il governatore durante un’intervista al Sole 24 Ore, di “etica della responsabilità” e di “arginare la mercificazione del mondo” è senz’altro il modo migliore per accalappiare i nostalgici. Nonché il più efficace per dare l’impressione di non essere a contatto con la realtà economica attuale.

Vendola, non proprio a torto, continua a chiedere al PD di definire la sua identità. Anche questo fa una certa presa su chi sta “più a sinistra” ma perderebbe la sua efficacia qualora coloro che sono “più a sinistra” si fermassero a riflettere su quale sia l’identità di SEL. Ha un’identità? È un partito progressista? Abbiamo dimostrato di no. È un partito di stampo comunista? Negano. Non vogliono definirsi? Va bene. Fino a un certo punto. Ok essere fuori dagli schemi, ma perché Vendola non scende dal piedistallo della demagogia e, in italiano, ci spiega quale tipo programma intenda attuare qualora diventi premier, dal momento che è ormai evidente che sia questa la sua aspirazione?

                                                                                                                                  Angelica Matacotta

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Posted in: Attualità, Politica