Big Agcom is fucking you

Posted on 27 giugno 2011 di

4


Autorità per le garanzie nelle comunicazioni...sìsì fidati!

In questi giorni di rivelazioni sugli intrighi e i maneggi della cosiddetta P4, l’attenzione dell’opinione pubblica non si è soffermata su un provvedimento amministrativo dell’Agcom, l’autorità “indipendente” che dovrebbe garantire il pluralismo e la concorrenza nel mercato della comunicazione e dell’informazione, ma che proprio in questi giorni si appresta a sferrare un duro attacco alla libertà di Internet.

Il pericolo è più concreto che mai, e si nasconde dietro l’ambiguo tecnicismo “delibera 668/2010”. Sostanzialmente l’Agcom delinea un sistema che, col pretesto della protezione del diritto d’autore, prevede la possibilità di chiudere qualunque sito che sia accusato o anche solo sospettato di violare il copyright: basta una richiesta di rimozione del contenuto da parte del detentore dei diritti, rimozione cui il gestore del sito deve provvedere entro 48 ore. Se non lo fa, chi detiene il copyright sull’oggetto della contesa può rivolgersi all’Agcom, che compie una breve verifica in contraddittorio tra le parti in causa, al termine della quale può predisporre la rimozione dei contenuti e/o l’oscuramento del sito.

Si tratta di un provvedimento che si pone dichiaratamente al di fuori del quadro costituzionale, perchè viola due principi fondamentali da cui non si può prescindere nel disciplinare queste materie: la riserva di assemblea e la riserva di giurisdizione. Tradotto dal giuridichese, significa che queste materie non possono essere regolate da un atto amministrativo, come quello emanato dall’Agcom, ma devono essere disciplinate da un atto normativo (in sostanza una legge vera e propria) emanato dal Parlamento. In secondo luogo l’applicazione della legge, e la sanzione di eventuali comportamenti ad essa contrari, è prerogativa della magistratura e di nessun altro! Se venite arrestati nell’ambito di un’inchiesta, perchè siete accusati di aver commesso un reato, le forze dell’ordine devono comunicare l’avvenuto fermo al giudice competente, che può decidere di convalidarlo o meno. Dunque la legittimazione di una misura restrittiva della libertà personale dipende da ciò che decide in merito l’autorità giudiziaria: gli altri poteri dello Stato non possono “rubare il lavoro” ai magistrati, come invece accadrebbe se questa delibera venisse approvata!

è importante fare sentire la nostra voce e lanciare un segnale di forte contrarietà a questa trappola giuridica, che costituisce un grave pericolo per la libertà d’espressione su Internet. Firmate la petizione per chiedere lo stop alla delibera-censura: la trovate qui: http://sitononraggiungibile.e-policy.it/

Per ulteriori info, potete consultare i link alla fine dell’ottimo post del Nichilista sull’argomento http://ilnichilista.wordpress.com/2011/06/25/perche-i-garantisti-tacciono-sulla-censura-della-rete/

Lorenzo Tondi

Annunci