Mettiamo in soffitta il femminismo

Posted on 24 giugno 2011 di

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Chi di voi mi conosce o mi legge da tanto tempo sa benissimo che non sono affatto maschilista, che non ritengo affatto che le donne siano inferiori o vadano tenute chiuse in casa: se ancora oggi siamo costretti a dover entrare in contatto con argomentazioni del genere questo è dovuto al retaggio culturale di secoli di dominio vaticano nel nostro Paese.

Allo stesso modo in cui non sopporto l’integralismo papista, mi irrita tuttavia in maniera particolare (per usare un eufemismo) il misero perbenismo che in questi giorni sembra agitare gli ambienti femministi di sinistra. Qual è il motivo di tanto furore? La cronica e ormai insopportabile emarginazione delle donne nel mercato del lavoro? Il livello dei loro stipendi, costantemente inferiore a quello di un maschio egualmente qualificato ed analogamente impiegato? La mancanza di una politica governativa a sostegno della famiglia e della maternità? Macchè! Il problema è un manifesto del PD romano che promuove la locale Festa Democratica attraverso l’esposizione di due gambe semiscoperte da una folata di vento che solleva la gonna. Ecco il corpo del reato:

Ora, non è il desiderio di litigare che mi spinge a dirvelo, ma care femministe, mi esce dal cuore: ci avete stancato. Veramente, ci siamo stancati di tutte queste polemiche interne sul nulla, fatte giusto per polemizzare. La vostra acidità è ancora più insopportabile ed estranea alla cultura di un partito riformista se consideriamo anche il fatto che stiate infangando la minigonna, un simbolo dell’emancipazione femminile. Che paese volete creare? Un posto in cui le donne tornino ad essere costrette a girare per strada completamente intabarrate, col viso coperto, senza poter mostrare ai passanti neanche le braccia? Eppure dovremmo aver imparato la lezione. Il chador iraniano è forse così diverso dalle mantelle che indossavano le donne italiane fino agli anni ’50-’60?

Il comitato nazionale “Se non ora quando?” ha commentato così il manifesto:

“L’abbinamento fra lo slogan e l’ennesima immagine strumentale del corpo femminile ci lascia stupite e attonite”, “anche per rispetto verso milioni di donne italiane il cui voto è stato fondamentale nelle amministrative e nei referendum nazionali del 12 e 13 giugno”

Dire che una ragazza con la gonna corta fa un uso strumentale del suo corpo (perchè alla fine è questo il messaggio che si vuole far passare) mi ricorda toni moralisti e molto democristiani: ne approfitto per ricordare a queste signore che il PD non è (ancora) l’UDC, quindi se credono che una donna non possa mettere una gonna possono anche indirizzarsi verso altri lidi politici. In secondo luogo non capisco il senso del “voto fondamentale” delle donne ai referenda. Ma che vuole dire? Che cazzo vuol dire?? Tutti sono stati fondamentali, gli uomini, le donne, i vecchi, i giovani, et cetera. Riservarsi la titolarità del successo referendario mi sembra una cosa spregevole.

Di questo passo arriveremo al punto di cominciare a prendercela con le prostitute, invece di promuovere una nuova stagione di diritti civili e libertà sessuali. Il vostro problema è che siccome al Governo c’è un signore interessato al bunga bunga e non ai problemi del paese credete di combatterlo in maniera efficace col moralismo e la difesa del senso del pudore. Attenzione, mie care, il moralismo in politica non è solo ridicolo, ma anche e soprattutto pericoloso.

Lorenzo Tondi

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Posted in: Attualità, Società