Se la Lega si sfascia

Posted on 21 giugno 2011 di

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Dopo il ritrovo leghista di Pontida e l’annuncio-fuffa del trasferimento a Monza di alcuni uffici ministeriali, aumentano i malumori tra i militanti leghisti, in particolare tra i membri della Liga Veneta, rispetto alle prospettive future del Carroccio. Il bilancio, in effetti, è sconfortante. Da quando esiste, la Lega Nord non ha ottenuto NIENTE. Nessuna secessione, ma neanche uno straccio di “federalismo”.

Ad un certo punto è fisiologico che di fronte alla constatazione del fallimento del partito di Bossi, testimoniato anche dalla scarsa percentuale rimediata alle elezioni amministrative, la base movimentista cominci a chiedersi come invertire la tendenza.

A mio modo di vedere, i problemi della Lega sono principalmente due: un leader ormai vecchio, malato e moscio, che viene portato in giro come una madonna in processione, ma ha perso tutto il vigore e la forza polemica di un tempo. Bossi è stanco, inutile negarlo, e dunque sembra ormai imminente la lotta per la successione, che vede favorito Roberto Maroni.

Il secondo problema è l’eccessiva vicinanza a Berlusconi, che ha reso ridicole e ben poco credibili le posizioni forcaiole dei leghisti sulla giustizia e la sicurezza. Un partito che predica la tolleranza zero sull’abusivismo dei Rom ma contemporaneamente vota le varie leggi truffaldine proposte dal PDL non può lamentarsi se nessuno lo reputa più un soggetto politico serio.

A voler essere onesti, potrebbe cominciare ad affacciarsi un terzo problema, più complesso e profondo: il Carroccio potrebbe aver perso il suo appeal anche per quanto riguarda le sue politiche di fondo. Ciò che il governo e gli enti locali di centrodestra hanno fatto in questi anni in tema di sicurezza ed immigrazione si deve soprattutto alla Lega; non dimentichiamo che il Ministro dell’Interno è Roberto Maroni. Ebbene, in questi mesi è emersa chiaramente l’incapacità di questi soggetti di affrontare con efficacia fenomeni complessi come i flussi migratori che interessano il nostro paese, i movimenti democratici che stanno cambiando il Medio Oriente, la gestione di una società ormai multiculturale e multietnica. In tutti questi campi le politiche demagogiche leghiste hanno fallito: l’immigrazione non si è mai fermata (e stupisce che ci fosse qualcuno veramente convinto di poterla fermare), il problema dell’integrazione degli extracomunitari è purtroppo ancora presente, rispetto alle rivoluzioni arabe siamo rimasti come inebetiti per mesi (e lo siamo tuttora).

Molti commentatori danno ormai per scontato che la Lega stia per staccare la spina alla maggioranza. Ma che farà dopo? Arrivasse anche al 15-20%, probabilmente sarebbero voti “rubati” al PDL, dunque il centrosinistra potrebbe vincere agevolmente alla Camera, ottenendo così il premio di maggioranza. Al Senato le cose sarebbero più complicate, perchè il premio di maggioranza è calcolato su base regionale, quindi potrebbe mancare una maggioranza stabile. A quel punto la Lega, insieme all’UDC, verosimilmente spingerà per il ritorno ad un sistema proporzionale puro, senza premio di maggioranza (in questo modo infatti otterrebbe un maggior peso politico). Questo scenario sarebbe catastrofico, perchè renderebbe impossibile non solo l’approvazione delle riforme strutturali di cui il nostro paese ha bisogno, ma anche l’esistenza di un governo capace di arrivare a fine legislatura.

L’unico modo in cui il centrosinistra può sbloccare questa situazione, e può farlo a proprio vantaggio, è cercare di provocare la frattura nella maggioranza, come si sta facendo in questi giorni portando in Parlamento la questione “ministeri al Nord”, e presentare un programma semplice, chiaro e genuinamente riformista, che indichi nero su bianco quello che si vuole fare e come lo si vuole fare. Altrimenti la Terza Repubblica non sarà altro che una brutta copia della Prima.

Lorenzo Tondi

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