Quale democrazia? Parte uno

Posted on 19 giugno 2011 di

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La sbornia da voto in Italia è stata forte ammettiamolo, portando, dopo la salita di un post-comunista a Palazzo Marino, il raggiungimento del quorum, avvenimento mancante dal 1993.  Nucleare, acqua e legittimo impedimento erano stati alcuni punti chiave della politica del centro-destra degli ultimi anni, fortemente osteggiate da schieramenti trasversali della popolazione italiana, avversa da sempre alle privatizzazioni (c’è chi ora grida allo statalismo), al nucleare (è il secondo referendum che passa a riguardo) ed al legittimo impedimento (ok questo è un discorso a parte). Non è mia intenzione difendere il sì od il no, piuttosto segnalare alcune strane considerazioni che sono uscite fuori da questo referendum, per poi dar voce ad un’analisi più complessa:

1) Il cavaliere è stato disarcionato…. Secondo me a breve definitivamente dal governo, non dalla scena della fiction italiana

Il mio punto preferito

2) che piaccia o no il nostro splendido paese è fortemente ideologizzato ancora su determinati temi

Basta solo vedere come l’informazione si tramutava con puerile ridondanza in disinformazione e slogan apocalittici ( il mio preferito è : vuoi che gli imprenditori trasformino l’acqua in petrolio?)

3) C’ è una forte sfiducia nei partiti, mentre un forte legame verso alcune personalità.

Ok, qui la questione si fa complicata e parto da uno spunto:

“Grazie grandi partiti per averci convinti definitivamente che dobbiamo fare da soli” Marco Travaglio

Ora il personaggio è complicato, lo si ama o lo si odia, io l’apprezzo su determinate questioni. Il buon Marco a quanto pare si è unito al coro di chi critica i partiti italiani, in compagnia del buon Beppe, il grillo da Genova. Quest’ultimo presenta tra le sue proposte chiave il passaggio ad una democrazia diretta. Ammetto di non essermi documentato o informato bene su possibili funzionamenti innovativi della democrazia, ma stante l’attuale situazione sociale italiana, dubito si possa innovare molto. Sia ben chiaro, con questo non intendo affermare la perdita di fiducia nella popolazione italiana, ma l’affermazione che il procedere per passi è meglio che procedere per scorciatoie.

Ora che i partiti italiani sono pessimi non dovrebbe meravigliare, in quanto tolto il Pd sono tutti non-partiti, ossia non hanno una democrazia interna, ma sono legati a figure che incarnano forti ideologie (stupide aggiungerei …c’è il giudice manettaro, il fascista post-fascista ora divenuto pre-fascista …il capo-popolo padano….il poeta estetizzante…e quello-che-una-volta-faceva-spot-con-la famiglia-ed-ora-va-a-minorenni liberatore dai comunisti e dalla battuta facile). Tolto il poeta sono tutti personaggi a capo dei rispettivi parti da almeno un quindicennio.

Ci meravigliamo che la politica non funziona? È normale: eleggiamo organizzazioni poco democratiche, con poca competizione interna (per il Pd il problema è l’opposto). La politica italiana degli ultimi vent’anni, con il passaggio da un sistema compromissorio ad uno maggioritario, non ha completato il passo successivo, lasciando determinate istituzioni com’erano (confindustria, sindacati, regolamenti), mentre i partiti si evolvevano verso forme bloccate e statiche legati a personaggi dal dubbio carisma, ma dalla forte carica emotiva. Così l’approntarsi ad i problemi non sarà mai risolutivo per la nostra democrazia….la cosa che più mi fa ridere: scusate ma il movimento cinque stelle presenta poi tante differenze con tali partiti?

Robby Ruocco

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