Amministrative, l’Italia svolta a sinistra

Posted on 31 maggio 2011 di

0


é stato un trionfo. Al secondo turno delle Elezioni Amministrative il centrosinistra ha sfondato praticamente ovunque (clicca qui per i risultati), in particolare a Milano e Napoli.

Berlusconi esce da queste consultazioni con le ossa rotte: ha cercato di trasformare le elezioni locali in un referendum su sè stesso. Questa strategia è stata però annullata dall’atteggiamento umile, concreto e mite di Pisapia, che ha scelto di parlare solo di Milano. Gli elettori invece l’hanno preso sul serio, e l’hanno bastonato.

Per la prima volta da anni la sinistra (e parlo sempre di Milano, sulle altre città posso dire ben poco) ha condotto una campagna elettorale perfetta. Tutti hanno dato il loro contributo: Stefano Boeri ha accettato con serenità il responso delle primarie e ha messo a disposizione di Pisapia la sua competenza e la sua reputazione. I partiti hanno fatto il proprio dovere: contrariamente a quanto è stato sostenuto da alcuni in questi giorni, la vittoria di Pisapia è soprattutto una vittoria per il PD, che ha conseguito un risultato straordinario, sfiorando il 29%. L’appoggio garantito al neosindaco da Nichi Vendola ha forse contribuito a riportare al voto alcuni delusi, ma è stato tutto sommato poco rilevante. Come ho già scritto dopo il primo turno, queste elezioni dimostrano che uno schieramento unito e la pratica delle primarie sono fattori vincenti, di cui non possiamo fare a meno.

Una critica però al PD la devo fare: non si capisce per quale motivo Bersani ieri non sia andato a Milano ma sia rimasto a Roma. Una decisione veramente stupida: il centrosinistra vince nettamente, conquista il capoluogo lombardo dopo 20 anni, piazza Duomo è stracolma e lui che fa? Se ne sta a Roma!

Ora bisognerà vedere quali saranno le conseguenze politiche a livello nazionale (se vi saranno). Perdere in tutte le città più importanti (Torino, Bologna, Trieste, Cagliari, Pavia, Mantova, Milano e Napoli) tranne Varese potrebbe costituire il punto di rottura della coalizione Lega-PDL. Ovviamente le città in cui il centrodestra si giocava la reputazione erano Milano e Napoli: Milano è il luogo di nascita di Berlusconi ed è la capitale economica d’Italia; Napoli usciva dal malgoverno della Iervolino, incapace di risolvere l’antico problema dei rifiuti. Qui il PDL è stato sconfitto dal dipietrista De Magistris, che ha raggiunto la percentuale bulgara del 66%.

Il premier ha rifiutato di considerare i risultati una valutazione politica sul suo governo (valutazione che lui stesso aveva invocato più volte, anche nei fatti, candidandosi a Milano al consiglio comunale, come ha fatto notare il Nichilista in un bel post), ma la Lega non la pensa allo stesso modo. Molti sono ingenuamente convinti che il governo abbia le ore contate, non si sa per quale ragione. La Lega infatti ci penserà due volte prima di scaricare Berlusconi: che potrebbe fare da sola? Nulla, sarebbe un suicidio politico, anche nel caso in cui riuscisse a recuperare terreno e ad arrivare al 15%.

Quello che rimane, al di là delle speculazioni politiche sui prossimi due anni, è l’evidenza: il segnale che è venuto dalle città italiane coinvolte è un segnale di cambiamento, e questa volta sembra più profondo e duraturo, a condizione di saperlo nutrire per due anni. Ieri in piazza Duomo ho sperimentato un’atmosfera speciale, al di là di molte scene da “vecchia sinistra” che non vorrei vedere (a questo proposito vi consiglio un post di Elia Nigris): ora l’obbiettivo è preparare tante piazze in tutto il paese, da riempire nel 2013. Oggi Milano, tra due anni l’Italia.

Lorenzo Tondi

Annunci
Posted in: Attualità, Politica