La guerra in Libia: perchè la sinistra radicale sta sbagliando

Posted on 1 aprile 2011 di

12


Domani si svolgerà la manifestazione indetta dalla sinistra radicale contro l’intervento militare in Libia: vi invito a non andarci e a dissociarvi da tale iniziativa. Probabilmente alcuni di voi saranno contrari a questo conflitto, giudicandolo l’ennesima espressione dell’Occidente imperialista e guerrafondaio. Io credo invece che questa volta le proteste siano immotivate e decisamente criticabili, sia dal punto di vista morale sia da quello politico.

La guerra è ingiusta, dicono i vari guru del pacifismo italiano. Bravi, io aggiungo che l’acqua e bagnata! Non siamo più bambini, lamentarsi serve a poco: la guerra è sempre ingiusta, ma in alcuni casi è necessaria. La Libia è uno di questi. Chi accosta questa guerra a quelle in Iraq e in Afghanistan sta paragonando le fragole con le zucchine. A Baghad e Kabul nessuno aveva chiesto il nostro aiuto, noi ci siamo andati lo stesso; la popolazione non voleva la democrazia, siamo stati noi ad avergliela imposta. In Libia invece gli insorti hanno espressamente chiesto il nostro intervento; soprattutto, sono stati loro a ribellarsi, noi li stiamo soccorrendo. La differenza è enorme: il conflitto libico non è una guerra imperialista, è una guerra di liberazione, come lo è stata la Resistenza italiana, tra il 1943 e il 1945, che ha beneficiato dell’appoggio determinante degli Alleati. Ai rifondaroli ed ai veterocomunisti in cachemire che domani manifesteranno dichiarandosi solidali coi libici mentre gli abitanti di Misurata moriranno come mosche sotto i colpi degli sgherri di Gheddafi vorrei dire che in questi casi schierarsi è inevitabile e che, come disse George Orwell, “pacifism is objectively pro-fascist”. Voi siete fascisti o antifascisti?

E per favore, basta con questa storia che avremmo potuto cercare il dialogo con il regime: ma ci rendiamo conto di chi abbiamo di fronte? Cosa vi aspettate da un vecchio esaurito che gira le capitali europee in tenda? Gheddafi è completamente pazzo, non ve ne siete accorti? Il negoziato, per definizione, è un compromesso, e un folle non scende mai a compromessi.

C’è poi chi dice che se attacchiamo la Libia per far trionfare la democrazia, dovremmo attaccare anche la Cina, la Bielorussia, la Birmania, la Sioria, il Bahrein, lo Yemen, et cetera. Dividiamo questi paesi in due gruppi:

Bahrein, Yemen e Siria Sono Stati nei quali i cittadini protestano ormai da settimane, ci sono stati morti e feriti, Perchè non interveniamo? Perchè la repressione non è stata dura e spietata come quella libica, che ha condotto veri e propri massacri e ne avrebbe compiuti altri ben più gravi se non fossimo intervenuti: in parole povere, forse un po’ ciniche ma efficaci, non ci sono stati abbastanza morti. Credo che la soglia oltre la quale si decide di intervenire possa essere fissata intorno ai 1000 morti, quota raggiunta solo in Libia (e purtroppo ampiamente superata).

Cina e gli altri paesi Premesso che chiunque volesse attaccare la Cina farebbe meglio a stare lontano dalle poltrone del potere, perchè ci porterebbe dritti verso una terza guerra mondiale, la questione è molto semplice. Non dovremmo iniziare altri conflitti per due ragioni: 1) La guerra costa. Non possiamo permetterci di andare in giro per il mondo a fare i benefattori senza motivo. E arriviamo al secondo punto, il più importante. 2) In questi paesi la popolazione non si è ancora ribellata. Perchè dovremmo offrire loro la democrazia, se loro non la domandano?

Altri, e sono la maggioranza, sostengono che l’intervento sia motivato esclusivamente da interessi energetici, in particolare petroliferi. Può anche darsi: in fin dei conti la Total (azienda francese) e l’ENI controllano da anni alcuni pozzi libici, e Francia e Italia potrebbero aver deciso di approfittare della situazione caotica per impadronirsi dell’oro nero. Ma se ci pensiamo un attimo, il discorso è leggermente diverso: sia gli italiani che i francesi non avevano alcun interesse a bombardare Tripoli. Infatti, avendo già accesso ai pozzi prima della rivoluzione, avrebbero preferito un’evoluzione della rivolta più rapida, sul modello egiziano, oppure l’assenza totale di qualsiasi sommossa. Semplicemente, messi di fronte al fatto che si stava consumando un massacro, si sono fatti avanti. Proviamo a pensare cosa sarebbe cambiato nei rapporti tra Europa e Gheddafi nel caso quest’ultimo fosse riuscito a spegnere le proteste prima dell’intervento occidentale: gli europei avevano già condannato le violenze e si erano già inimicati il vecchio dittatore, dunque lui avrebbe posto delle condizioni diverse (probabilmente ben più onerose di quelle attuali) al proseguimento delle attività estrattive nel paese. Tutti noi speriamo che i rivoltosi riescano a prendere il potere e a conquistare la democrazia, giusto? Dunque perchè lamentarsi, se si cerca di costruire da subito relazioni positive e fruttuose? Aiutare un popolo a rovesciare un dittatore e contemporaneamente difendere i propri interessi è una cosa negativa? Invece di criticare il governo per la sua politica ondivaga, indecisa e incomprensibile, per la pessima gestione dei flussi migratori che stanno interessando Lampedusa, per la passata gestione dei rapporti con Gheddafi, si protesta perchè, dopo un ritardo imperdonabile, stiamo finalmente aiutando gli insorti. Non stupisce che i post-comunisti non siano più in Parlamento: l’assoluta irrilevanza che li caratterizza è un riflesso della loro ingenuità e della debolezza delle loro proposte politiche.

Lorenzo Tondi

Annunci
Posted in: Esteri, Politica