150 anni d’Italia: qualche critica, qualche speranza

Posted on 17 marzo 2011 di

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Alla fine oggi abbiamo festeggiato, nonostante l’opposizione della Lega. Credo sia un fatto positivo, anche se c’è ben poco da festeggiare. Dopo 150 anni di storia nazionale, guardare indietro e fare un bilancio sommario dell’evoluzione della nostra società è una scelta obbligata.

è indubbio che per molti versi l’unificazione della penisola abbia costituito l’inizio di un lungo processo di sviluppo economico, sociale e culturale, che ha avuto il suo culmine nel “miracolo economico” degli anni ’50-’60 del Novecento. La creazione di un mercato nazionale, l’adozione di una lingua unica, che permisero una maggiore circolazione delle informazioni e delle idee, migliorarono le condizioni di molti italiani. D’altra parte con la nascita dello Stato unitario affiora anche il problema, tuttora irrisolto, dell’arretratezza del Meridione, devastato dalla repressione militare nei confronti del brigantaggio e salassato dalla fiscalità esosa dei Savoia.

L’Italia in un secolo e mezzo ha fatto passi da gigante, fino a diventare una potenza economica di prim’ordine: ma forse l’esito di questo percorso va ricondotto alla crescita generalizzata che ha caratterizzato l’intero mondo occidentale più che a meriti specifici ed esclusivi del nostro paese.

Da imputare esclusivamente alla nostra classe dirigente sono invece i molti problemi che affliggono la nazione. Provo ad individuarne alcuni, in ordine sparso:

– una società chiusa, classista e corporativa

– una giustizia civile elefantiaca e lentissima

– una classe media fragile, poco colta, molto ideologizzata e poco politicizzata

– un mercato tutt’altro che concorrenziale, pieno di barriere all’entrata, di conflitti d’interesse, di soggetti economici in posizioni dominanti, che spesso rivestono ruoli politici di primaria importanza

– una cultura del lavoro e del successo individuale basata sui rapporti personali e non sul merito

– una società sempre più diffidente e xenofoba

– la mancanza di una cultura della legalità

– un’infrastruttura amministrativa e fiscale finalizzata ad ostacolare in ogni modo chiunque voglia intraprendere e sviluppare qualsiasi legittima attività economica

Queste sono soltanto le falle più gravi che saremo chiamati a tappare; siccome però oggi è giorno di celebrazione, e se celebriamo l’unità del paese significa che è qualcosa cui teniamo, credo che il miglior modo di festeggiare sia sperare in un futuro migliore. Oggi festeggio perchè spero in un’Italia diversa.

Spero in un’Italia finalmente mobile, dove i giovani possano farsi largo senza dover chiedere il solito “aiuto”.

Spero in un mercato moderno, libero ed efficiente, dove il consumatore possa beneficiare del prezzo più basso e del servizio migliore a disposizione.

Spero in un’Italia più solidale, capace di comprendere che senza i “nuovi italiani” siamo destinati al declino economico, demografico e sociale.

Spero in tutto questo, e forse faccio male. Ma se smettiamo anche di sperare, cosa ci resta?

Buon 150esimo a tutti.

Il Cattivo

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Posted in: Politica, Riflessioni