Rivoluzione in Libia, il terrorismo psicologico del Governo Berlusconi

Posted on 25 febbraio 2011 di

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La Libia in questi giorni è sconvolta, come immagino che tutti sappiate, dalla violenta e sanguinosa repressione con cui Gheddafi vuole zittire i manifestanti che chiedono la fine della dittatura. La condanna della comunità internazionale non si è fatta attendere, con la triste eccezione dell’Italia, ultimo paese dell’UE a protestare. Oltre alle dichiarazioni inaccettabili di Berlusconi (“non chiamo Gheddafi, non lo disturbo”) si rimane sbalorditi davanti all‘incompentenza e alla faccia tosta del Ministro degli Esteri Frattini, che considera il massacro di migliaia di civili una semplice questione di politica interna libica:

Guerra civile

è sconfortante sentire i discorsi deliranti di Gheddafi e poi doversi sorbire Frattini che parla a sproposito di “guerra civile”. Il fatto che il conflitto abbia connotazioni tribali non esime le nazioni occidentali dall’obbligo morale di schierarsi contro la repressione lealista.

La “realpolitik”

In questi giorni l’opposizione ha criticato il governo per la sua eccessiva “realpolitik” nelle relazioni con la Libia. C’è da rimanere allibiti: la sinistra ha l’occasione di demolire la pessima politica estera condotta da Berlusconi, invece decide di fare la figura del prete di campagna, lasciando al premier il ruolo del governante machiavellico, del politico scafato, del grande statista, con Franceschini che dice: “gli interessi non possono sostituire i valori” e ribadisce: “dal governo eccesso di realpolitik”…..che cazzo c’entra la realpolitik?!? Di cosa stiamo parlando?? Davvero Franceschini è convinto che sacrificare la propria indipendenza energetica legandosi alla Libia e alla Russia e costruire un’autostrada da 5 miliardi di euro sia un esempio di realpolitik? A me sembra solo un modo per tirarsi la zappa sui piedi. Siamo sicuri che lasciarsi ricattare da Gheddafi affinchè lui continui a far pestare i migranti dell’Africa subsahariana e a non farli avvicinare al Mediterraneo rientri nella sfera del realismo politico? Io credo sia una scelta crudele e stupida. Da Frattini mi aspetto veramente poco, sia in termini intellettuali che politici, ma Franceschini, scambiando gli accordi anti-immigrazione per realpolitik, dimostra di pensare che i flussi migratori siano un problema per l’Italia.

L’immigrazione

Mentre il popolo libico lotta per la libertà, il Ministro dell’Interno Maroni, il Ministro della Difesa La Russa e il solito Frattini si dedicano allo sport preferito dal centrodestra: fomentare le paure della gente. Entrambi sostengono con enfasi e preoccupazione che in caso di crollo del regime potrebbero arrivare in Italia più di 300.000 immigrati, chiedono il soccorso dell’UE, prevedono un “esodo biblico”. Innanzitutto viene da chiedersi da quale cilindro abbiano tirato fuori questo dato. Ma non è questo il punto. Se anche fossero 300.000, quale sarebbe il problema? Facciamoli entrare, 300.000, 500.000, 1.000.000: sono i benvenuti, per due motivi.

1) Credo che chiunque abbia il diritto di vivere una vita dignitosa, credo che tutti debbano poter scegliere dove studiare, dove lavorare, con chi sposarsi, in quale città vivere, come condurre la propria esistenza; questo principio è ben sintetizzato dal diritto alla felicità proclamato dalla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America (1776), la prima Costituzione liberale della storia. In Italia, dove tutti si dichiarano liberali (o liberisti, o libertari, o liberal-qualcosa) dovremmo forse chiederci cosa significa esserlo davvero. Coloro che si mettono in viaggio per venire a vivere nel nostro paese nella stragrande maggioranza dei casi hanno suppergiù la mia età, non sono ladri nè terroristi nè fanatici religiosi, molti magari sono laureati, tutti lasciano i loro familiari e i loro amici per lavorare in Europa; quasi sempre arrivano via terra, quando arrivano via mare vengono arrestati e rinchiusi in moderni campi di detenzione, nascosti dietro le anonime sigle “CPT” e “CIE”. Credo che impedire a questa gente di realizzare i propri sogni sia una vigliaccata, un’infame violazione del loro diritto a circolare liberamente, una violazione ancora più intollerabile se pensiamo che per decenni dal nostro paese sono partiti milioni di nostri concittadini in cerca di un futuro migliore.

2) A questo punto uno potrebbe dirmi: bravo, tutte belle parole, ma questi arrivano qui e ci fregano il lavoro, stuprano, rubano, ecc. Magari saremo ingiusti, ma noi l’immigrazione non la vogliamo, perchè non ci conviene. E sta tutto qui il vero errore: l’immigrazione ci conviene eccome. L’Italia presenta una situazione demografica insostenibile: la popolazione, in poche parole, è troppo anziana. Il progressivo invecchiamento della popolazione, questo sì, è un grosso problema ed è comune a tutta l’Europa. Riporto qui sotto un grafico recente pubblicato in Italia da Internazionale, che rappresenta le previsioni per il 2020 della differenza tra i lavoratori in uscita (chi va in pensione) e quelli in entrata (chi ha appena iniziato a lavorare).

La Germania presenta una differenza del 75%: significa che su 100 lavoratori che andranno in pensione, solo 25 li sostituiranno. Nel grafico non è riportato il dato relativo all’Italia, ma possiamo immaginare che sia sostanzialmente affine a quello tedesco, visto che la popolazione italiana è tra le più longeve del mondo. Questo processo è rilevante e va invertito assolutamente, perchè mina le fragili basi su cui si regge il nostro sistema di welfare, in particolare per quanto riguarda la sostenibilità finanziaria del nostro programma pensionistico. In questi anni, nonostante i rilevanti flussi migratori che hanno interessato l’Italia, la percentuale degli over 65 rispetto alla popolazione totale supera il 20%, contro il 14% di quella degli under 14:

La verità, in questo caso, è una sola, che piaccia o meno: se vogliamo dare una pensione più consistente agli anziani, e soprattutto se noi giovani vogliamo ricevere una pensione, una volta invecchiati, dobbiamo aprire le porte all’immigrazione di massa. Per colmare il gap tra over 65 e under 14 dovrebbero nascere 3.600.000 bambini (la differenza del 6% visibile dal grafico) in più rispetto a quelli che nascono attualmente. è improbabile che gli italiani siano disposti a figliare come conigli per salvare la nazione: abbiamo bisogno di milioni e milioni di immigrati. I benefici sarebbero molteplici: potremmo mandare in pensione molti italiani di mezza età (quelli che impediscono ai giovani di accedere al mercato del lavoro), il sistema pensionistico funzionerebbe correttamente, aumenterebbe la domanda interna, quindi la produzione industriale, con una conseguente diminuzione della disoccupazione. Tutto questo il Governo lo sa bene, è semplicemente in malafede: vuole cioè scatenare (e ci sta riuscendo già da diversi anni) una guerra tra poveri, per continuare a fare i suoi comodi e distrarre la popolazione dai problemi reali: divide et impera, dicevano i Romani, e Berlusconi e la Lega da questo punto di vista sono dei professionisti.

Fondamentalismo islamico

I timori espressi a più riprese da Frattini sull’eventualità di un trionfo del fondamentalismo in Libia sono, consentitemi la battuta, sostanzialmente infondati. Se c’è un tratto che ha accomunato le rivoluzioni che in questi mesi stanno liberando il Maghreb, questo è il carattere laico delle proteste, che in Egitto ha addirittura fatto sì che cristiani e musulmani pregassero insieme in piazza Tahrir. Le voci circa un’escalation integralista nella Cirenaica (regione della costa orientale della Libia) sono probabilmente vere, ma identificare gli integralisti con i manifestanti, come ha fatto la Farnesina, è un grossolano errore.

Il comportamento dell’esecutivo italiano in questi giorni dimostra non soltanto l’imbarazzante inettitudine di Frattini, che dovrebbe dimettersi immediatamente per quello che ha detto e per ciò che non ha fatto, ma anche e soprattutto il completo fallimento della politica estera di Berlusconi, uno dei pilastri sui cui il premier ha costruito la sua immagine personale in questi anni.

Il Cattivo

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