Libia, quasi 300 morti: razzi e Kalashnikov contro la folla

Posted on 20 febbraio 2011 di

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La rivoluzione libertaria che ha già destituito Ben Ali in Tunisia e Hosni Mubarak in Egitto si è allargata all’intero Maghreb e ad altri paesi mediorientali, ma è in Libia che sta assumendo toni particolarmente cruenti: le proteste iniziate il 17 febbraio non accennano a diminuire, nonostante la spietata repressione del regime, che ha già fatto più di 285 morti. Le notizie faticano a circolare, dal momento che telefoni e Internet non funzionano, ma sembra che Gheddafi, al potere ininterrottamente dal 1969, quando destituì il re Idris I con un colpo di stato militare, sia in difficoltà. Alcuni centri costieri dell’est del paese, tra i quali Bengasi, sono di fatto controllati dai manifestanti. Proprio a Bengasi gli scontri assumono quasi i connotati della guerra civile: ad Al Jazeera una testimone ha riferito che l’esercito avrebbe sparato razzi Rpg sui civili, mentre la BBC riferisce che alcuni soldati si sarebbero schierati dalla parte dei contestatori. Proprio l’esitazione dei militari libici a sparare sui propri concittadini, cui sono spesso legati da vincoli tribali, ha indotto Gheddafi ad ingaggiare milizie mercenarie africane.

L’Europa ha reagito finora tramite la ministra degli Esteri Catherine Ashton, che ha invitato il governo a “fermare le violenze”: invito rispedito al mittente con una minaccia all’Unione: “Se continuate a incitare i manifestanti alle proteste nel nostro Paese, interromperemo la nostra cooperazione sul fronte immigrazione.”

Il Cattivo

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Posted in: Esteri