Le mani del governo sulla televisione: roba da DDR? no, roba da PDL

Posted on 11 febbraio 2011 di

0


La maggioranza si appresta a tentare il colpaccio: stabilire una volta per tutte che la RAI deve essere la cassa di risonanza del Parlamento. In un articolo di Aldo Grasso sul Corriere si espongono i particolari di un disegno di legge preparato dall’onorevole Alessio Butti del PdL per la Commissione di Vigilanza, che punta a eliminare definitivamente i residui gradi di libertà e indipendenza della televisione pubblica.

Il testo afferma che “tutti i partiti devono trovare, in proporzione al proprio consenso, opportuni spazi nelle trasmissioni di approfondimento giornalistico”; in sostanza quello che si vuole fare è creare una vera terza camera, altro che “Porta a Porta”: una televisione che consiste nell’amplificazione della propaganda partitica. Tutti dicono tutto e il contrario di tutto, ma la verità perde il suo ruolo di protagonista, diventa una parte dell’agone elettorale.

Il tutto viene poi condito con un po’ di sana demagogia: “il servizio pubblico deve rappresentare il Paese reale, non le élites culturali né i cosiddetti poteri forti”, che parafrasato sta per “il servizio pubblico deve parlare degli omicidi, dei cani abbandonati in autostrada, non dei processi al premier, nè di quello che NON stiamo facendo per l’economia”.

I parlamentari si trasferiscono in blocco in tv, dunque: e i giornalisti? La risposta è raggelante: “la Rai studi e sperimenti format di approfondimento giornalistico innovativi che prevedano anche la presenza in studio di due conduttori di diversa estrazione culturale”. La ricerca giornalistica della verità dei fatti degenera così nella semplice offerta di un’opinione, che non potendo pretendere di essere oggettiva si presta sempre ad una smentita, ad una contro-opinione. Quello che si sta cercando di fare è istituzionalizzare quel falso relativismo ormai diffuso nei dibattiti televisivi, principale causa del tramonto del linguaggio, secondo un’efficace analisi del Nichilista.

Il relativismo è un concetto fondante dell’impalcatura logica che sostiene la democrazia liberale: nasce dal riconoscimento del fatto che le differenze culturali sono il frutto di diversi ambienti sociali, e che dunque non esistono opinioni superiori alle altre. Proprio a questo serve il meccanismo democratico: prevale l’opinione che riscuote un consenso maggiore. Ma quando si confonde, peraltro deliberatamente, il piano delle opinioni con quello della realtà fattuale, si nega l’esistenza di una verità su cui discutere e la discussione diventa sterile, inconcludente, priva di contenuto: ognuno dice la sua e alla fine non si dice niente.

La RAI, sin dalla sua nascita, non è certo famosa per la sua autonomia dal potere politico, ma il testo dell’on. Butti mette in serio pericolo il diritto di cronaca dei giornalisti e quello ad essere informati dei cittadini; l’interventismo del potere politico nella televisione pubblica è un problema per la democrazia, e va impedito a tutti i costi. Che cosa stiamo aspettando? Perchè gli organi di rappresentanza dei giornalisti non dichiarano pubblicamente l’illegittimità della Commissione di Vigilanza? Se questo ennesimo tentativo di controllare l’informazione andrà in porto, saremo tutti un po’ meno liberi, e forse nemmeno lo sapremo.

Il Cattivo

Annunci
Posted in: Politica