L’ombra del populismo sull’Europa

Posted on 10 febbraio 2011 di

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I movimenti populisti stanno avendo un successo preoccupante in tutta Europa. Berlusconi e la Lega Nord in Italia, il Front National in Francia, il partito Fidesz, attualmente al governo in Ungheria, gli xenofobi fiamminghi, i paramilitari ungheresi di estrema destra, che fanno riferimento al partito Jobbik..

La causa principale della diffusione della destra illiberale (ma anche della sinistra, basta pensare a Di Pietro) nel nostro continente è probabilmente il vuoto di rappresentanza politica: i partiti tradizionali non riescono più a fornire risposte semplici e appetibili in un mondo sempre più complesso e in cui il marketing politico è diventato un fenomeno diffuso. La popolazione, stordita dalla crisi, delusa dal salvataggio delle banche e da un’Unione Europea distante e politicamente inconsistente, sente il bisogno di una scorciatoia, di una strada facile e sicura che sembri offrire un riparo dalle sfide e dalle difficoltà che la società globalizzata ci pone davanti. I populisti riscuotono ovunque consensi perchè sollevano i loro elettori da una grossa responsabilità: l’analisi razionale della realtà. Si instaura così un processo perverso che dal rifiuto di disaggregare le varie problematiche nelle loro variabili costitutive giunge all’indicazione di una soluzione superficiale, che riduce il grado di complessità della questione aperta, presentandola da un punto di vista non più analitico, ma emotivo. Quasi sempre questo processo si risolve nella creazione di un capro espiatorio: nella maggior parte dei casi si tratta dei soggetti più deboli, gli immigrati; ma spesso si additano all’ira delle masse anche le élite culturali e intellettuali, gli omosessuali, i cittadini appartenenti a minoranze etniche (ad esempio i Rom), i musulmani, i magistrati, i “comunisti”….

Questi soggetti vengono generalmente presentati come un pericolo per l’identità nazionale o come presunti rappresentanti dei “poteri forti”, cioè di quegli stessi poteri che risultano avvantaggiati dalle politiche populiste. Ad esempio, una legge restrittiva sull’immigrazione non riesce a fermare il flusso migratorio, lo costringe tuttalpiù a piccole deviazioni di percorso; ha però l’effetto di condannare quel fusso alla clandestinità e dunque al ricatto dei loro datori di lavoro occidentali: con buona pace degli elettori, che pensavano che dichiarare illegale l’immigrazione sarebbe bastato a fermarla.

Ma gettare benzina sul fuoco della paura, da un punto di vista elettorale, è facile e redditizio; per chi, come Berlusconi, sa vincere le elezioni ma non sa governare, sgomberare i campi rom e delegare ai libici il pestaggio e la deportazione di migliaia di migranti è un modo per prendere due piccioni con una fava: si tiene buona la Lega e distrae la stampa e l’opinione pubblica, mentre lui ris0lve i suoi problemi e quelli italiani rimangono irrisolti (tra le altre cose, proprio perchè non si liberalizza l’immigrazione). E così in questi mesi a Berlusconi si è aggiunto Sarkozy, con l’approvazione della legge che vieta di indossare il burqa in pubblico; in Grecia è stata recentemente annunciata la costruzione di una barriera di 12,5 km lungo il confine con la Turchia volta a bloccare l’ingresso di immigrati clandestini: una spesa di cui si sentiva proprio il bisogno, considerata la disastrosa situazione dei conti pubblici  e la necessità di uscire dalla crisi!

La stampa libera può costituire un serio ostacolo al populismo dilagante: infatti la discussione e le argomentazioni basate sui fatti e non sulle emozioni promuovono una considerazione della realtà più oggettiva e meno mistificatoria. Per questo motivo aumenta anche l’ostilità delle autorità verso il mondo giornalistico: qualche mese fa Sarkozy ha tentato di favorire l’acquisizione di Le Monde da parte di soggetti a lui vicini; il 1/01/2011 in Ungheria è entrata in vigore una legge sui mezi d’informazione che istituisce il Consiglio dei Media, organo che può “infliggere multe alle redazioni per qualunque motivo” (Internazionale n.879, 7/01/2011, pag.20); il governo Berlusconi tra maggio e giugno del 2010 ha tentato senza successo di far approvare dal Parlamento una legge fortemente restrittiva sulle intercettazioni e sulla loro pubblicazione.

Il dibattito politico, in Europa e in Italia in particolar modo, è sempre più rumoroso, confuso, ideologico e sempre meno razionale, realista e politicamente significativo. Il rischio  è che la nostra “identità” (concetto quasi sempre adoperato senza cognizione di causa) rimanga intatta, a prezzo però del collasso della democrazia liberale. Voi cosa preferite?

Il Cattivo

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Posted in: Esteri, Società