Le primarie e il web: perchè Giuliano Pisapia ha vinto ma la sinistra rischia di perdere

Posted on 26 novembre 2010 di

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Negli ultimi anni molti sono convinti che fare politica su internet sia una condizione sufficiente per vincere. Purtroppo non è così. Nonostante il boom di Internet, trainato dallo sviluppo del Web 2.0 e dalla nascita di aziende come Facebook e Twitter, il digital divide è ancora un problema irrisolto, soprattutto in Italia: la forbice tra le persone che hanno accesso ad Internet e quelle che non ce l’hanno è tuttora molto ampia. Come se non bastasse  dobbiamo anche considerare che solo una parte degli utenti di Internet usa il Web e le altre applicazioni disponibili per informarsi e partecipare a movimenti politico-sociali; la maggior parte degli internauti cazzeggia sui social network, manda e-mail e in misura minore fa shopping.

è vero, Obama nel 2008 ha vinto le elezioni anche grazie al fatto di essere riuscito a sfruttare Internet, ma siamo sicuri che sia stata questa la causa principale della sua vittoria, e non piuttosto il suo carisma, l’immagine disastrosa del Partito Repubblicano e la voglia di cambiamento degli elettori?

In Europa questo è ancora più vero: questa primavera, in Inghilterra, nei giorni immediatamente precedenti le elezioni, molti davano per certa l’affermazione dei liberaldemocratici guidati da Nick Clegg, sulla base del successo da loro riscosso in Rete. Ma i risultati sono stati deludenti, e Clegg si è dovuto accontentare di fare il vice di Cameron. Cosa significa tutto questo? Significa che nonostante l’avvento e la diffusione di Internet, coloro che hanno una opinione politica consapevole e argomentata sono una minoranza, un’élite rispetto alla stragrande maggioranza della popolazione, meno informata e quindi più manipolabile. In Italia, in seguito al rigetto della politica partecipata, negli anni ’80, ed all’era del berlusconismo, non ancora conclusasi, molti hanno sperato in una nuova ondata di impegno politico veicolata da Internet; in realtà a discutere e a mobilitarsi sono sempre le solite persone: semplicemente ora fanno un po’ di rumore in più.

E forse è stata questa la vera natura delle primarie milanesi del centrosinistra; tutti i candidati per settimane hanno parlato di riscatto della sinistra, di aria di rinnovamento, di entusiasmo spontaneo; e allora perchè la partecipazione alle elezioni è stata così bassa? Perchè gli entusiasti erano i militanti, non i cittadini: Pisapia su Facebook ha raccolto 13.500 adesioni alla sua candidatura; infatti ha vinto con 5 punti di distacco su Boeri, ottenendo un ottimo risultato in centro, ma pochi voti nelle periferie. Pisapia era in vantaggio sul web e ha vinto le primarie col magro bottino di 30.000 voti.

L’entusiasmo ingiustificato che ci ha colpiti ci ha impedito di renderci conto dell’indifferenza con cui la maggior parte dei milanesi ha visto le consultazioni. La conclusione che dobbiamo trarre è questa: ha partecipato soprattutto una certa Milano, quella benestante, colta e politicizzata, che infatti ha eletto il candidato più “a sinistra” tra i due. Intendiamoci, questo non è un male, io stesso ho votato Pisapia e lo rifarei; ma dobbiamo tenere ben presente che si tratta, al momento, di un candidato elitario, scelto da una minoranza che poco ha in comune con il resto della cittadinanza, dobbiamo tenere presente che i Milanesi NON sperano molto nel centrosinistra, e forse non sono neanche poi così stanchi della Moratti.

Credo fermamente che Pisapia sia il candidato giusto per Milano: ma la campagna elettorale deve iniziare immediatamente, anche tenuto conto del fatto che gli altri hanno iniziato ieri, altrimenti c’è il serio rischio che Letizia Moratti venga riconfermata nonostante la sua palese incompetenza.

Il Cattivo

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