Il vizio del comizio

Posted on 10 ottobre 2010 di

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Alla fine l’abbiamo fatto. Ci siamo infilati laddove qualche anno fa non avremmo mai pensato di finire. La Festa della Libertà 2010, al Parco Sempione. Ci interessava infatti vedere da vicino lo zoccolo duro dell’elettorato berlusconiano, cercare di capire che aria tira nel centrodestra. L’esperienza è stata impressionante, nei suoi toni celebrativi e roboanti.

Berlusconi compare alle 16,34, dopo un lungo discorso introduttivo di Bondi, La Russa e Verdini, accolto dall’inno “Meno male che Silvio c’è” sparato a tutto volume. A precedere l’effettivo ingresso del premier sono una serie di video, tra cui un brutto spot celebrativo dei 150 anni dell’unità d’Italia e il leggendario discorso della discesa in campo.  L’effetto è indubbio, il pubblico è un tripudio di applausi e bandiere del PdL. La scena conferma ciò che è ormai palese: il PdL si fonda primariamente sul culto della personalità del suo Leader.

Il discorso passa attraverso un breve richiamo alla Chiesa e alla sua attività, che purtroppo non siamo riusciti ad immortalare, volto probabilmente a raffreddare gli animi dei cattolici indispettiti dal video con bestemmia dell’Aquila. Inizia poi un durissimo attacco alla magistratura e all’ex Presidente della Repubblica Scalfaro, colpevoli di aver sovvertito la volontà popolare:

I toni diventano sempre più aspri e demagogici: i richiami al popolo, alla libertà, alla volontà popolare si moltiplicano,  nel solito stile berlusconiano.

La sua strategia comunicativa passa attraverso tre modalità:

1) Un uso assolutamente discrezionale e disonesto dei dati, che vengono citati a spanne, senza alcuna verosimiglianza. Accade allora che “con noi il debito pubblico è rimasto stabile”, quando invece è aumentato sia intermini assoluti che in termini relativi rispetto al PIL. E ancora: “la difesa comune europea farebbe risparmiare il 50% della spesa nazionale per la difesa”. Fioccano cifre astronomiche anche per quanto riguarda le barzellette: Berlusconi afferma di conoscerne “più di 2000”.

2) Una retorica aspra, arrogante ed anti-istituzionale, volta a fomentare il conflitto sociale: “Spatuzza è al soldo dei PM”, vi è un “uso della giustizia a fini di lotta politica”, c’è un “complotto tra certa magistratura e certa politica”.

3) La straordinaria abilità comunicativa che gli consente di continuare a spacciarsi con successo per uomo liberale e liberista. E’ questa la cosa che più di tutto ci fa incazzare: la mancanza di cultura politica che contraddistingue l’elettorato italiano ha permesso che il più grande monopolista del paese sia contemporaneamente il capo del Governo, il soggetto di un mastodontico conflitto d’interessi e riesca a vendersi come promotore della libertà di mercato: la stessa persona che ha impedito la cessione di Alitalia in un’asta pubblica e l’ha venduta agli amichetti di AirOne in deroga alle regole europee sulla concorrenza, permettendo la costituzione di un monopolio sulle tratte aeree nazionali.

Berlusconi affronta poi il problema annoso della spazzatura a Napoli, scaricando la responsabilità sull’amministrazione comunale “di sinistra”. La parte interessante arriva subito dopo, quando Berlusconi difende la criminale privatizzazione di Alitalia.

Dopo le rivendicazioni dei “successi del governo” rispetto alla crisi economica e alla lotta alla criminalità organizzata, arrivano le affermazioni più infami, quelle sull’immigrazione, accostata indebitamente alla criminalità come si può vedere anche dall’ordine cronologico degli argomenti). Berlusconi si vanta della “grande attività diplomatica di rapporto con i paesi dell’Africa mediterranea”, riferendosi ai vergognosi accordi con Gheddafi, accolto a Roma a braccia aperte invece che a fucilate, come meriterebbe. Grazie a questi accordi propagandistici, l’Italia, insieme all’Europa, corrisponde ad un dittatore 5 miliardi di euro l’anno per fermare flussi migratori che erano già strutturalmente ridimensionati, dal momento che ora la maggior parte dell’immigrazione avviene via terra.

In seguito Berlusconi ritorna sul debito pubblico, accusando “i signori che hanno preceduto” di aver moltiplicato per otto il debito, dal 1980 al 1992.

In sostanza Berlusconi accusa il suo maestro, Craxi, che in precedenza era stato celebrato dalla folla con un “Bettino! Bettino!”. Ma la gente, come al solito, non sembra accorgersene.

In conclusione, non è stata una giornata così eccentrica rispetto alle altre: Berlusconi ha ripetuto praticamente le stesse cose che va ripetendo da anni, forse in maniera più energica; tanto più che, a cominciare dal video introduttivo, l’orazione è stata percorsa (almeno nelle intenzioni dello stesso oratore) dallo “Spirito del ’94”, che ora più che mai è necessario, a suo avviso, rinverdire. E’ stata furba la decisione di far svolgere la festa in piazza del Cannone, cioè in un luogo che, a prescindere dal successo dell’iniziativa e dunque dalla consistenza numerica dei presenti, si riempie molto facilmente e dà quindi un’impressione di potenza. In effetti abbiamo notato che la gente presente non era poi tanta, considerando anche che veniva da tutta Italia; era la location che la faceva sembrare particolarmente numerosa: se la festa si fosse tenuta a Lampugnano il colpo d’occhio sarebbe probabilmente stato diverso.

I militanti erano per la maggior parte anziani, o di mezza età: i giovani non mancavano, ma erano la minoranza.

Il Buono e il Cattivo

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Posted in: Politica, video