Big Facebook is banning you

Posted on 14 settembre 2010 di

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Dopo le polemiche che hanno coinvolto Facebook in relazione alla gestione della privacy degli utenti, il social network più frequentato al mondo (più di 500 milioni di persone registrate) torna a fare discutere. è dall’8 settembre che gli admins della pagina “Ridateci la nostra democrazia” (per una nuova legge elettorale) e della pagina “Libertà è partecipazione” (contro il DDL intercettazioni) sono stati privati delle loro prerogative: non possono più postare, se non attraverso i commenti degli utenti, nè possono moderare le discussioni o regolare, in generale, le impostazioni della pagina. In seguito alle immediate proteste e alla denuncia della situazione sulla stampa mainstream e su quella specializzata Facebook si è degnata di rispondere che sta “valutando la situazione”.

Facebook ha dimostrato più volte di non tenere in minima considerazione i diritti dei consumatori, sia in termini di privacy, sia in termini di tutela della loro proprietà intellettuale, ed ora addirittura impediscono agli utenti di esprimersi liberamente. Come fa giustamente notare Guido Scorza, d’altro canto, la discrezionalità del comportamento di Facebook è chiaramente affermata nelle Condizioni generali d’uso:

“Il gigante di Zuckerberg nelle condizioni generali relative all’utilizzo delle sue pagine, al punto 1, racconta che le pagine sono uno strumento per promuovere organizzazioni e campagne anche politiche ma, poi, al punto 4, aggiunge “Quando l’utente pubblica contenuti o informazioni su una Pagina, noi non siamo obbligati a distribuire tali contenuti o informazioni agli altri utenti”.
“Noi non siamo obbligati”. Non c’è criterio, non c’è regola, non c’è un elenco di divieti, non c’è nulla di nulla che limiti la discrezionalità del “padrone di casa” – e non già, semplicemente, del portiere della piazza virtuale – di decidere quali organizzazioni – anche politiche – hanno diritto di cittadinanza e parola nella comunità globale che amministra e quali campagne, poco importa se ideologiche, sociali o politiche, possano esservi combattute e quali no, né sino a quando ciò sia possibile.”

L’atteggiamento dell’azienda di Palo Alto era quindi in qualche modo già anticipato dal contratto che noi utenti accettiamo al momento dell’iscrizione. Il problema è un altro: Facebook, ad oggi, è in una posizione dominante, praticamente monopolistica, paragonabile a quella che la Microsoft aveva negli anni ’90 e che in parte ha ancora oggi. Infatti non vi sono concorrenti in grado di scalzarne il dominio: Twitter è un software di microblogging, quindi molto diverso dal gigante biancoazzurro (peraltro anche come target di riferimento); Friendfeed funziona in maniera differente, e comunque è di proprietà di Facebook; Myspace è un ottimo palcoscenico virtuale per le band emergenti, ma non ha tutte le funzionalità che offre il suo rivale; Orkut, il social network di Google, è diffuso solamente in Brasile.

Facebook è dunque l’unico competitor in un mercato globale che ormai consta di centinaia di milioni di utenti, e di spazi pubblicitari immensi: non è strano che offra un servizio nel complesso scadente.  Inoltre, puntando a massimizzare il proprio profitto, vuole evitare di essere estromessa da mercati importanti, come ad esempio quello italiano. E proprio in Italia un governo particolarmente ostile allo sviluppo della Rete e ai nuovi movimenti di socialità diffusisi su Internet potrebbe aver fatto pressioni su Facebook per ottenere la chiusura dei due gruppi di cui sopra. L’azienda, per non rischiare di subire eventuali ritorsioni in termini di restrizioni alla sua attività, potrebbe aver ceduto.

Un social network che ospita mezzo miliardo di persone non può continuare a comportarsi in questo modo: il potere che ha concentrato nelle proprie mani è troppo grande. La soluzione potrebbe essere distribuirlo: passare cioè al primo social network open source, frutto cioè della collaborazione tra gli utenti, liberamente distribuibile e liberamente modificabile: una prima version, Diaspora, è in fase di sviluppo in questi giorni. Speriamo bene.

Il Cattivo

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