Una giornata carica di speranza

Posted on 19 agosto 2010 di

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Ieri, smanettando col cellulare mentre era sotto carica, ho sfasciato il caricatore. Ebbene si, ben 3 euro di caricatore tarocco made in China se ne vanno allegramente a quel paese, dopo aver sostituito egregiamente l’originale, morto svariati mesi fa.

Poco male, mi dico: il bello di vivere in China Town è che quasiasi articolo di elettronica di consumo tu stia cercando, ti basta uscire di casa e te lo tirano dietro. In sella alla mia fidata bicicletta raggiungo dunque via Paolo Sarpi in 30 secondi (si, ho il culo pesante e non ho sbatti di camminare), parcheggio e comincio a camminare in direzione di via Canonica.

Entro in un primo negozio: niente. Provo in quello immediatamente dopo: peraltro è lo stesso in cui avevo comprato il caricatore che ho rotto. Anche qui nulla di nulla, mi dicono addirittura che il mio cellulare è un modello “troppo vecchio”. Esco dal negozio sentendomi un barbone. Dopo un altro tentativo andato a vuoto sono ormai rassegnato all’idea di dovermi comprare un nuovo apparecchio, e inizio a domandarmi se sia meglio scegliere il più economico tra quelli fighi o il più figo tra quelli economici.

Ad un certo punto mi trovo davanti un negozio nuovo, pulito e scintillante. Alzo gli occhi, è il punto Vodafone che a fine luglio aveva chiuso i battenti, credevo in maniera definitiva, invece è solo un cambio di gestione: il nuovo proprietario è cinese. Entro, il posto è parecchio diverso dagli altri cubicoli della zona, in genere un incrocio tra un covo delle BR e il retro di un minimarket a conduzione familiare. Questo locale è ampio, luminoso, pieno di specchi, con la merce ordinatamente esposta in vetrina e sugli scaffali, questi ultimi circondati da una luce blu soffusa: insomma, un negozio coi controcazzi.

Fortunatamente questi hanno il caricatore giusto per il mio catorcio, anche se, come mi aspettavo, è più caro: 5 euro. Pago senza problemi, trattandosi comunque di un prezzo molto basso, e mi mettono in mano uno scontrino, cosa assai rara in questa zona (in realtà non solo in questa). Vero, con l’intestazione, la partita IVA e tutto.

Esco con una bella sensazione: non avevo mai visto finora un immigrato gestire un punto Vodafone, Wind o altro; negozi del genere, intrattenendo rapporti con grandi aziende, devono garantire la regolarità fiscale e il pagamento delle imposte. Cosa che molti commercianti immigrati non si possono (o meglio non si potevano) permettere di fare. La sensazione è la stessa che provo quando mio fratello invita a casa i suoi compagni di classe italo-cinesi: ragazzi e ragazze col nome italiano, e il cognome cinese, come i figli degli italiani emigrati negli USA all’inizio del secolo scorso.

Questa sensazione è che l’immigrazione sia l’unica ancora di salvezza rimasta al nostro paese; e che, nonostante sia avversata ed ostacolata in ogni modo, ci stia conducendo sulla giusta strada: quella della mobilità sociale e del multiculturalismo.

La globalizzazione, i cantierini lo ricordino, è anche questo.

Il Cattivo

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Posted in: Vita quotidiana