Terra, llibertat i toros

Posted on 29 luglio 2010 di

0


CORRIDE E FEDERALISMO

Signori e signore, mi sembra inutile dirlo: l’estate è deleteria per questo blog. E’ da quasi un mese che non pubblichiamo nulla, nessuno di noi (almeno, io di sicuro no) ha lo sbatti di seguire nel dettaglio alcuna attualità, e un po’ tutti quanti ci dedichiamo con metodo rigoroso al cazzeggio imperante. Fra l’altro ci stiamo passando inosservati un periodo interessantissimo per i blog, compresa tutta la bufera sulla questione della legge bavaglio. Siamo un po’ degli ignavi di merda, e per questo finiremo all’Inferno, ma la cosa non ci dispiace perchè a noi va bene andare trà, senza sbattersi troppo, e poi la cosa ci tocca poco perchè il presente blog è basato su un IP americano, quindi Berlusconi & Co. possono succhiarci abbondantemente la fava. Se a differenza nostra non siete gente fasulla che non ha voglia di fare un cazzo, comunque, vi propongo di aggirarvi da queste parti.

Comunque, per caso ieri ho deciso di prendermi una pausa da questo uggioso far nulla e ho iniziato a sfogliare il NYT, quando mi è caduto l’occhio su questa notizia: in breve, il parlamento della Catalunya, regione a nord-est della Spagna, ha passato una legge che proibisce di continuare a fare corride su terra catalana. [qui la notizia in italiano, che fra l’altro conferma l’incompetenza dei giornalisti del CorSera: non è vero che la Catalunya è stata “la prima regione spagnola a proibire” le corride: già l’avevano fatto le Canarie nel 1991. Qui la notizia sul principale quotidiano catalano in lingua spagnola] La prima cosa che mi è venuta in mente è questa canzone. Poi avevo un appuntamento e sono uscito con degli amici, e così ho pensato di chieder loro cosa ne pensassero della vicenda. Tra tutte le risposte che ho ottenuto, il parere era più o meno unanime: non particolarmente a favore, ma nemmeno particolarmente contro, alla fine è un problema secondario.

Riconoscere gli animali come degli esseri con dei diritti inalienabili è indubbiamente un punto complesso e molto più articolato di quanto molti lo vogliano far sembrare. Prima di tutto bisogna differenziare tra animale e animale: uccidere una zanzara, che non ha nemmeno un sistema nervoso, non è come uccidere un delfino, che ha uno sviluppatissimo sistema di linguaggio, che capisce molto bene quello che gli succede attorno, e che probabilmente ha sentimenti ed emozioni. Uccidere un animale che prova dolore, come un toro, nel modo più crudele possibile – facendolo sanguinare a fin di vita, prima di dargli il colpo di grazia, in un ambiente a lui estraneo e in mezzo a un pubblico urlante – è qualcosa che sicuramente pone dei problemi etici.

D’altro canto, è anche vero che non si è mai visto che un animale abbia fatto parte dei processi decisionali in un sistema sociopolitico umano. Gli animali, anche quelli con un sistema nervoso più o meno sviluppato, vengono considerati alla stregua di qualsiasi altro pezzo di natura: come potrebbe essere un albero da cui raccogliere i frutti o un terreno su cui costruire una casa: banalmente, un pezzo di proprietà. In che modo, dunque, potrebbero usufruire di diritti inalienabili in un sistema che li mette alla pari di qualsiasi altro prodotto che si possa comprare e vendere? O si cambia il sistema, oppure si danno proibisce agli uomini di commettere crudeltà sugli animali in funzione delle esternalità che graverebbero su altri umani, ma a quel punto non staremmo dando effettivamente dei diritti inalienabili a degli animali.

In realtà, anch’io la penso come quelli con cui ho parlato: anche ammesso che le corride siano un male, ce ne sono di problemi da risolvere prima di pensare ai tori. Il motivo per cui la vicenda è un argomento caldo in Spagna, tuttavia, trascende completamente le questioni etiche di cui sopra, e ci porta a una riflessione sui nostri federalisti della Lega Nord. Infatti, mentre uno si aspetterebbe che questa legge sia stata propugnata da forze di sinistra, per tirarsi dietro i Verdi, in realtà i socialisti del PSC (Partit dels Socialistes de Catalunya) hanno quasi votato tutti contro la legge che proibisce di organizzare corride (solo 3 su 37 hanno votato a favore). Nonostante la sinistra (Esquerra Republicana de Catalunya) e i verdi (Iniciativa per Catalunya Verds) abbiano appoggiato l’abolizione delle corride, il partito che ha veramente fatto la differenza è stato uno che tradizionalmente viene identificato con posizioni di centro-destra: Convergència i Unió (CiU).

Storicamente, CiU ha sempre avuto la meglio nelle elezioni regionali catalane, nonostante i catalani tendano a votare PSC nelle questioni di livello nazionale (il che equivale a votare PSOE, Partido Socialista Obrero Español, il partito di Zapatero). CiU è un partito di centro-destra che però si oppone al Partido Popular (PP) che era il partito di Aznar, che rappresenta un centro-destra più nazionalista, tanto che alla sua formazione vi erano confluiti diversi ex-franchisti. Sia il PP sia CiU sono partiti liberali e tendenzialmente conservatori, ma all’interno del parlamento catalano tutti i deputati del PP hanno votato a favore delle corride, mentre ben 32 dei 48 deputati di CiU hanno votato per la loro abolizione (sette hanno votato col PP, gli altri si sono astenuti).

Questo ci dimostra che il vero punto in questione dunque non è tanto sulla moralità di macellare tori per il divertimento delle folle, ma piuttosto sull’identità culturale catalana, che viene rimarcata in un tentativo di ottenere maggiore autonomia da Madrid. Infatti che le critiche alla legge non dicevano “la questione delle corride è secondaria” ma piuttosto dicevano “abolire le corride è antispagnolo”. Uno scenario, dunque, che in un certo senso ricorda le famose “radici celtiche” che la Lega ha deciso di appioppare al Norditalia, nel tentativo di separarlo culturalmente dal resto del paese.

Ognuno ha il diritto di parlare la lingua che vuole e studiare la cultura che più gli è affine, ma come tutti i sentimenti di natura nazionalista anche l’indipendentismo rischia di rigurgitarsi in retoriche e sofistiche assurde. I socialisti avranno avuto i loro motivi politici per votare pro-Madrid (ad esempio il fatto che Zapatero sia al governo), ma penso che il segretario del PSC, José Montilla, abbia detto una cosa assennata affermando di aver votato contro l’abolizione delle corride perché “crede nella libertà” e che, mascherata da dibattito etico sui diritti degli animali, la questione delle corride fosse servita da “termometro” politico delle relazioni fra Catalunya e Spagna.

Come ho già detto, penso che il federalismo in Italia sarebbe un progetto che, se pensato bene, potrebbe portare grande giovamento al benessere del paese. Come ci insegnano i socialisti catalani, il punto su cui sbaglia la Lega è di partire da presunte differenze culturali (più o meno fondate) piuttosto che dai principi economici e politici che rendono il centralismo goffo e inefficiente.

Buona fortuna e buona notte

Il Brutto

Annunci
Posted in: Senza categoria