Il cugino venezuelano di Berlusconi

Posted on 21 giugno 2010 di

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Il caro vecchio Cattivo mi ha segnalato un paio di giorni fa un’intervista della BBC al presidente del Venezuela, Hugo Chàvez (a destra nella foto, abbracciando il persidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad). Purtroppo il sito della BBC non e’ pienamente visibile dall’Italia, ma dopo qualche ricerchina sono riuscito a trovare l’intervista su youtube. Non so per quanto ci rimarrà, ma la potete trovare sottotitolata in inglese e divisa in tre parti qui, qui e qui.

Ho pensato di cogliere l’occasione al volo perché era già un po’ che volevo parlare di questo abominevole individuo. Chàvez, cresciuto con un educazione militare, e’ entrato in politica tentando un colpo di stato nel 1992. Nel 1999 riesce finalmente a farsi eleggere presidente, butta la vecchia costituzione venezuelana nel cestino e ne rifa una tutta nuova, che da’ vita alla “República Bolivariana de Venezuela”. Chavez si vende come uomo del popolo, un “socialista del 21esimo secolo”, ma il suo consenso è basato sull’espropriazione delle industrie petrolifere venezuelane e su una repressione feroce dei critici. Grazie alla sua retorica spesso colloquiale, Chavez non ha mai perso un’elezione dal 1999, e da allora ha fatto di tutto per eliminare le restrizioni al proprio potere personale: ha tolto il limite costituzionale per cui nessuno si potrebbe candidare alla presidenza per piu’ di due volte, ha allargato i poteri di espropriazione del governo, ha incarcerato gli oppositori politici e i giudici che non gli davano retta. Intanto, si tiene buono il popolo con una serie di misure populistiche come i controlli sui prezzi (che chiunque ha fatto un corso d’introduzione a microeconomia sa che fanno più male che bene). Il suo governo è noto per la scarsa libertà di espressione che lascia agli oppositori e per gli alti livelli di corruzione che presenta.

Insomma, il buon caro Hugo sta chiaramente dalla parte opposta, cita Rousseau e Simòn Bolìvar, ma nello stile ci ricorda un certo personaggio nostrano, un certo tizio che fa il presidente del consiglio e il cui nome inizia per S e finisce per ilvio Berlusconi. L’intervista in questione ci dà l’occasione di notare ancora ulteriori somiglianze tra Chàvez e Berlusconi.

1) La crisi non esiste. Nonostante gli eventi recenti abbiano costretto anche il governo italiano ad ammettere che un po’ la crisi si è sentita anche da noi, fino a pochi mesi fa la posizione ufficiale di Berlusconi & Co. era di negare anche solo l’esistenza di una crisi economica in Italia. Lo stesso vale per il buon Chàvez.

Giornalista: Al momento ha un serio problema di inflazione . . . e il suo paese è ancora in recessione, si potrebbe dire che, al momento, il socialismo non sta funzionando?

Hugo Chàvez: Credo che l’Inghilterra abbia molti più problemi, e anche in Spagna, e in tutta Europa…è un disastro! Hanno più problemi negli Stati Uniti che da noi. Negli ultimi sette anni abbiamo avuto una crescita del 7,8% del PIL, giusto per fare un esempio (spara numeri e statistiche a caso! Vi ricorda qualcuno?, ndr).

G: Sì, c’è stata della crescita ma adesso non state più crescendo; anzi, siete l’unico paese in America Latina che quest’anno come l’anno scorso non è cresciuta affatto – al contrario siete in recessione.

HC: Beh, prodotto della crisi globale, che è colpa degli Stati Uniti e delle sue politiche irresponsabili, prodotto del capitalismo globale, prodotto delle banche e del capitalismo vorace, che ci ha colpito tutti. (dà la colpa alla parte opposta! Ancora, vi viene in mente qualcuno?, ndr)

2) L’unica legittimazione necessaria è il voto popolare. Berlusconi ha più volte manifestato il proprio dissenso nei confronti di tutte quelle misure che non lasciano al governo poteri illimitati, nonostante quest’ultimo sia stato eletto dal popolo. Non solo, una delle sue principali critiche ai giudici che lo accusano di corruzione è che la magistratura manca di una legittimazione elettorale. E così il caro Hugo.

G: E’ possibile avere una genuina democrazia e un genuino rispetto per lo stato di diritto nel suo sistema socialista?

HC: . . . Qui non c’è una dittatura: io sono stato eletto dal popolo per ben tre volte. E quando i ricchi tentarono di rimuovermi con un colpo di stato il popolo mi riportò al potere: io sono un democratico. Ho la legittimità che mi dà la maggioranza degli elettori (mai sentita da qualche altra parte, questa frase?, ndr).

3) Qualunque critica è un attacco da repirmere. Il che è riassumibile nello slogan berlusconiano “L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”. Ve ne ricorderete anche voi: quando un pazzo gli ha tirato addosso una statuetta del Duomo, la sua prima reazione è stata quella di dare la responsabilità dell’accaduto al clima d’odio creato dall’opposizione. Quando qualcuno (rigorosamente della stampa estera, non sia mai che qualcuno in Italia si permetta di criticare il Cavaliere) gli fa notare la scarsa libertà di espressione in Italia, lui ribatte dicendo che non sanno nulla e blaterando qualcosa sui programmi di satira che lo “prendono in giro”. ¡Hugo también!

G: Ci sono molti gruppi, anche latinoamericani, che hanno messo in dubbio il suo rispetto per lo stato di diritto. Quando “Human Rights Watch” ha scritto un rapporto su questo argomento, lei ha risposto esiliando le due persone che l’avevano scritto. Sembrerebbe che quando qualcuno è critico del suo operato lei rifiuti di accettarlo. . . è difficile avere una seria opposizione in questo paese – e sono sicuro che lei sia d’accordo sul fatto che l’opposizione sia una parte importante della democrazia – se quando un oppositore diventa un aspro critico lei li mette in prigione.

HC: Ma lei ha guardato la televisione da quando è arrivato in Venezuela? Ha visto i media come come mi criticano? Arrivano addirittura a insultarmi, ma io me la rido. C’è tanta libertà da poter insultare il presidente, a me non importa. Disegnano mie caricature, ma a me non importa, mi diverto di più.

Queste sono solo tre delle somiglianze che si possono trovare guardando l’intera intervista: volendo la lista potrebbe essere molto più lunga. Sono costretto a fermarmi, ma spero che il punto sia chiaro: Berlusconi ha un cugino stretto che fa il dittatore socialista in Venezuela. Già, solo un cugino, perché alla fine, nonostante tutte le somiglianze, scorrono anche tante diversità tra i due: tra queste, il fatto che l’uno conceda interviste alla BBC, mentre l’altro parli solo con giornalisti che lavorano per lui.

Il Brutto

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