You have the right to remain silent (più o meno)

Posted on 4 giugno 2010 di

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LA NOTIZIA

“Ha il diritto di rimanere in silenzio. Ciò che dichiara può e sarà usato contro di lei in corte…” era la frase che si sentiva sempre nei film polizieschi americani, al momento di un arresto. Ma era molto di più di un semplice classico televisivo; il “Miranda Warning” era un caposaldo della dottrina legale americana, un messaggio chiaro e limpido, che ricordava agli imputati che erano cittadini, e non sudditi, e ai prosecutori che anche loro avevano delle regole da rispettare. Dopo la sentenza di Corte Suprema di martedì scorso, il mondo perde la storica frase, e gli americani perdono molto di più.

LA STORIA

Il Quinto Emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d’America, dice che “nessuna persona può essere tenuta responsabile di un [. . .] crimine, se non ritenuta tale da una Giuria; [. . .] né alcuna persona verrà obbligata in alcun caso a testimoniare contro se stessa [. . .]”. Nel 1965, a Phoenix, Arizona, Ernesto Miranda – un poveraccio, un ladro e pure un po’ un pervertito – venne arrestato per aver rapito e violentato delle fanciulle. La polizia gli fece capire che era stato identificato, e dopo due ore di interrogatorio riuscì a strappargli, finalmente, la confessione dei suoi orribili crimini. Tuttavia, il nostro Miranda – o, piuttosto, il suo avvocato – fa notare che la confessione non era stata concessa “con piena consapevolezza dei miei diritti legali”, come invece era scritto nella confessione firmata dall’imputato. Pertanto Miranda fa ricorso, il suo avvocato intanto si ammala e deve lasciare il caso, la polizia di Phoenix insiste, entra in campo l’American Civil Liberties Union (ACLU)…insomma, un bel casino. E come tanti dei bei casini in America, anche questo finisce in Corte Suprema. Fu così, che nel 1966 la Corte Suprema emanò una sentenza destinata a diventare storica, che prevedeva che la confessione di un imputato sarebbe stata considerata illegale se ottenuta senza averlo prima informato del suo diritto di rimanere in silenzio – senza avergli recitato, in sostanza, il famoso “Miranda warning”.

IL CASO

Dopo la sentenza di Corte Suprema, Miranda venne riprocessato escludendo dalle prove dei prosecutori la sua confessione, venne trovato comunque colpevole e si fece la sua trentina d’anni per stupro e sequestro di persona. Ma non è questo che ci interessa. Negli scorsi mesi è successo un altro caso simile a quello di Miranda. Van Chester Thompkins è stato arrestato l’anno scorso per il presunto omicidio di un ragazzino. Dopo quasi tre ore di interrogatorio, in cui lui non dice quasi una parola, gli vengono sottoposte tre domande: “credi in Dio?” “preghi Dio?” “preghi Dio perché ti perdoni per aver sparato a quel ragazzo?” Thompkins risponde “sì” a tutte e tre le domande, e dopo poco si ritrova condannato all’ergastolo. Come nel caso di Miranda, una corte dice una cosa, un’altra ne dice un’altra, finchè non si arriva alla Corte Suprema. Quando qualcuno sta zitto vuol dire che non vuole parlare. Eppure, il fatto che Thompkins sia stato muto come un pesce per quasi tre ore, secondo la maggior parte della Corte Suprema, non costituisce un’invocazione al diritto di tacere. Come ha fatto notare Steve Chapman, evidentemente il giudice Kennedy – che ha scritto l’opinione di maggioranza – quando va in un bar e inizia una conversazione con qualcuno, che però non fa che ignorarlo, suppone che costui muoia dalla voglia di ascoltarlo.

LE CONSEGUENZE

La nuova sentenza, apparentemente innocua, nega agli imputati in America un diritto fondamentale: quello di essere informati dei propri diritti, in modo da poterli usare nel modo che più gli compiace. D’altronde, qual è il punto di avere un diritto, se non lo si può usare? La sentenza cambia fondamentalmente due cose: 1) i poliziotti possono modificare il testo del Miranda warning 2) l’onere di invocare il diritto di tacere passa dal prosecutore all’imputato. In sostanza, se fai in tempo e se sei abbastanza sveglio da invocare il quinto emendamento, buon per te; altrimenti, se la polizia riesce a trarti in inganno, o a interrogarti per ore e ore finché non sei al limite di un collasso nervoso…beh, buon per loro. Se non si capiva dall’articolo, sono incazzato come una biscia con Kennedy e i suoi amichetti fascistelli Scalia e Alito. Eppure, è proprio in questi casi che mi sento veramente felice di essermi trasferito qua. Senza offesa ad amici e coetanei che studiano legge, ma in Italia non solo ci mancano il quinto emendamento e il Miranda warning, ma anche solo un dibattito del genere ce lo sogniamo. Questo è tutto. Buonanotte e buona fortuna.

Il Brutto

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