Il Metodo – CONCLUSIONE

Posted on 2 giugno 2010 di

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Problemi irrisolti e prospettive future

Questo piccolo saggio, che avete visto iniziare e finire nel giro di una trentina di pagine, ha in realtà una lunga storia alle sue spalle. La sua realizzazione, dal momento in cui l’idea è stata concepita fino al momento in cui il saggio è stato pubblicato, è durata esattamente due anni, tre mesi e sette giorni (dall’8 settembre 2007 al 15 marzo 2010). Perchè ci abbiamo messo così tanto a buttare giù questa miseria di saggetto? Un po’ perchè siamo dei pigroni, e anche quando un lavoro ci piace, lavoriamo ogni morte di Papa; tuttavia, è anche vero che il presente saggio è andato attraverso innumerevoli revisioni e modifiche; in questi due anni abbiamo modificato, corretto, tagliato, aggiunto. Quest’innumerevole quantità di modificazioni deriva non solo da discussioni avvenute fra noi tre, ma anche dal fatto che questo saggio è stato iniziato non alla nostra uscita da Zabaione, ma piuttosto nel bel mezzo della nostra esperienza zabaioniana. Pertanto, esso è cambiato insieme alle nostre idee, in base a ciò che osservavamo nella vita quotidiana di redazione e nelle altre redazioni di cui venivamo a conoscenza.

In effetti, l’idea che speriamo di avervi passato in queste trenta pagine non è assolutamente quella di un metodo zabaioniano fisso, stabilito, finito; piuttosto, vorremmo che il metodo descritto in queste pagine venisse concepito come un’idea dinamica, in costante sviluppo, continuamente re-inventata. Non solo perchè è palese che diversi tempi richiederanno diversi approcci alla materia del giornalismo scolastico, ma anche e soprattutto perchè il metodo, al suo attuale stato, ha molte falle ed è altamente imperfetto. Di seguito elencheremo alcuni dei problemi rimasti irrisolti nell’applicazione del Metodo.

Innanzitutto, il maggiore conflitto irrisolto all’interno del Metodo è quello tra libertà di stampa e qualità degli articoli. Da un lato, il fatto che vengano designate delle persone che si assicurino della qualità degli articoli potrebbe lasciare spazio a indisideratissime censure; dall’altro, lasciare che chiunque pubblichi qualsiasi articolo sul giornalino lo può rendere pesante, noioso e di scarsa qualità. Come risolvere questo problema? Noi stessi siamo altamente discordi sul da farsi; tuttavia, una soluzione  non semplice ma che tutti e tre riteniamo un buon modo per risolvere questo conflitto sarebbe di stabilire regole precise, da includersi nello Statuto, per cui un articolo dovrebbe essere approvato o meno. Queste regole potrebbero comprendere, tra le altre cose, che l’articolo non ecceda una certa lunghezza (2000-2500 parole), che descriva fatti o argomenti una tesi rilevanti, che abbia fonti accurate e presenti la propria posizione chiaramente e con efficacia. Si potrebbe anche eleggere una commissione, una sorta di “organo giudiziario,” che faccia il lavoro di giudicare gli articoli che arrivano in redazione in base alle suddette regole. Tuttavia, bisognerebbe assicurarsi costantemente che questa commissione agisca in modo responsabile e indipendente da pregiudizi – caratteristiche non comuni nell’attivista liceale medio (categoria nella quale ci includiamo).

Un secondo problema resta il fatto che, nonostante i tentativi di democratizzare il modo in cui il giornalino funziona, rimane il problema che gli autentici creatori del giornalino, praticamente parlando, restano una minuscola frazione della popolazione studentesca. Questo è un problema non solo per quanto riguarda l’originalità degli articoli (è difficile che la stessa persona generi qualcosa di originale e coinvolgente per ogni numero), ma soprattutto perchè rischia di generare proprio quel sentimento elitario e pseudo-aristocratico che il metodo zabaioniano servirebbe ad evitare. L’unica soluzione a breve termine che noi abbiamo trovato efficace è la propaganda; per “propaganda” intendiamo l’assillamento del corpo studentesco, il continuo ricordare agli studenti che hanno un giornalino funzionante e che vuole il loro aiuto. Questo va da appendere cartelli per i corridoi, a fare il giro delle classi (soprattutto tra gli studenti appena arrivati, dove reclutare reclute a lungo termine, che rimangano nel giornalino per molto tempo) annunciando l’orario di riunione della redazione, a intervenire nelle assemblee d’istituto…insomma, letteralmente, qualsiasi cosa che faccia pubblicità al giornalino. Questa, come abbiamo detto, è tuttavia una soluzione a breve termine, mentre il Metodo è ancora deficiente di una soluzione strutturale che possa eliminare questo problema, o minimizzarlo.

E’ importante notare, tuttavia, che nonostante il coinvolgimento del corpo studentesco non sia esattamente come vorremmo, tutto ciò che abbiamo detto durante il saggio continua a valere. E’ vero – e inevitabile – che chi ha più anzianità, chi fa parte della redazione da più tempo, entra in una sorta di “elite”. Evitare questo genere di meccanismi di potere è praticamente impossibile. Tuttavia, il fatto che non ci sia un direttore, il fatto che quando si prende una decisione ci si debba sempre richiamare a un codice di regole scritte, uguali per tutti, introduce una meritocrazia di fatto; grazia a questa, chi – pur essendo formalmente alla pari con gli altri redattori – ha più leadership e potere all’interno della redazione, deve continuamente confermare di meritarselo. Questo sistema dovrebbe ingranare un meccanismo che mette in competizione tra loro i redattori, al tempo stesso esigendo il meglio di sè da ognuno ed evitando accumulazioni eccessive di potere.

Come abbiamo detto, il metodo zabaioniano è soggetto a continue modifiche e perfezionamenti. L’unica cosa che non deve cambiare è che esso possa essere cambiato; è essenziale che il metodo rimanga elastico per permettere che i miglioramenti necessari possano avvenire e che il sistema si possa adattare a situazioni diverse. Per questo e per altri motivi riteniamo che sia fondamentale che esso venga adottato da realtà diverse da quella strettamente pariniana. Questo, assieme alla voltontà di lasciare una testimonianza scritta della nostra esperienza ai nostri eredi zabaioniani, costituisce il motivo principale che ci ha spinto ha scrivere questo libro. Riteniamo che la condivisione della nostra esperienza e della nostra visione del giornalismo studentesco possa innescare un meccanismo che porti su un lungo cammino verso un serio dialogo inter-regionale e un organizzato movimento nazionale per la stampa giovanile. Nella speranza che le nostre supposizioni siano corrette e che il nostro modesto saggio vi sia risultato interessante e stimolante, vi auguriamo un brillante futuro nel giornalismo studentesco italiano

Il Buono, il Brutto e il Cattivo

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