Il Metodo – Parte Seconda: Il Rapporto con i Lettori

Posted on 18 maggio 2010 di

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Come interagire col pubblico

Per quanto ne sappiamo, è fin troppo facile per una redazione diventare completamente chiusa in se stessa, assumendo un’autoreferenzialità che la porta alla decadenza e quindi al collasso definitivo. In effetti, questo è proprio uno dei motivi per cui abbiamo deciso di scrivere questo saggio. Nella prima parte di questo saggio abbiamo dato un resoconto dettagliato della nostra esperienza, seguito da vari tentativi di generalizzare e teorizzare il percorso zabaioniano e renderlo adottabile in situazioni differenti dalla nostra; questi tentativi, tuttavia, sono invero poco più che speculazioni, lungi dal rappresentare alcuna garanzia di successo. Siamo pertanto dell’idea che ci sia bisogno, sempre e comunque, di ricordarsi qual’è lo spirito con cui ci diamo da fare a teorizzare e generalizzare: ovvero, quello di preservare un giornalino che sia non solo organizzato in modo da garantire libertà di espressione d’espressione ad ogni singolo studente, ma che abbia anche una continuità temporale notevole. In un sistema relativamente complesso come quello zabaioniano (o meglio, più che complesso, diverso dal solito) il rischio è che proprio quegli stessi meccanismi che erano stati ideati per prevenire una chiusura alla realtà studentesca diventino le catene che rinchiudono la redazione in se stessa. A quanto ci dice la nostra esperienza, sebbene siano molti gli studenti che in un modo o nell’altro presentano interessi nel giornalino, solo una piccola frazione di questi si interessa a tal punto da voler fare la fatica di capire più o meno come le dinamiche di redazione funzionino. Di questo piccolo gruppo, che ha almeno un’idea sommaria di come il giornalino funzioni, la maggior parte solitamente fa parte o è strettamente legata alla redazione; è solo un ulteriore sottoinsieme di questo piccolo gruppo, solitamente composto dai redattori più esperti, che ha una comprensione effettivamente completa e specifica di come il giornalino sia strutturato, di cosa dica lo statuto, di come funzioni il sistema, e di come portare avanti una serie di piccole faccende con cui si diventa più familiari man mano che si accumula esperienza. Senza togliere alcuna importanza a statuto e a tutte le teorie libertarie esposte finora, bisogna riconoscere che essendo solo una frazione così piccola della popolazione studentesca a conoscere a fondo il sistema, il rischio che la redazione diventi completamente autoreferenziale è davvero altissimo. Per difendersi da questo rischio, troviamo che il migliore metodo sia quello di mantenere un rapporto costante e massiccio con i lettori. Aldilà delle consuete relazioni sociali, bisogna sempre “lavorare sul territorio”, sondare il successo di ogni numero chiedendo ai propri conoscenti quali articoli piacciano o non piacciano, quali parti trovino noiose, e domande simili. Le critiche dei lettori, soprattutto le critiche più dure, quelle per cui ci rimarrete anche male a livello personale, sono solitamente quelle da cui ricaverete di più in termini di miglioramento del giornalino. Altri modi di tenersi in contatto con i lettori sono: invitare, in ogni numero e a caratteri cubitali, gli studenti alle riunioni di redazione, organizzare assemblea su argomenti relativi alla stampa e alla libera espressione, indirre concorsi di enigmistica (magari anche con qualche premiuccio che dia un incentivo a partecipare) e simili, o, più in generale, promuovere forme di interazione tra la redazione e i lettori. Ma, alla fin fine, la cosa davvero importante da fare è solo una: non dimenticarsi che il pubblico è il motivo per cui il giornale esiste; senza nessuno che lo legga, il giornale non avrebbe alcuna ragion d’essere, sarebbe privo di qualsiasi scopo.

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