Il Metodo – Parte Seconda: Gli inizi

Posted on 16 maggio 2010 di

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La Pratica

Al di là di tutte le esposizioni teoriche relative a quella che noi riteniamo essere la struttura ideale di un giornalino scolastico, è importante andare ad analizzare le modalità attraverso le quali un giornalino riesce effettivamente ad affermarsi in una scuola come progetto editoriale apprezzato e seguito. Dunque, avendo cercato di definire come un giornalino dovrebbe essere strutturato, è ora il momento di tentare di spiegare cosa bisogna fare per fargli avere successo.

GLI INIZI

Quali sono i primi passi da fare?

Ciò che il sistema organizzativo di Zabaione è disegnato per fare è, ripetiamolo ancora una volta, prevenire accumulazioni di potere. Ed è proprio questo ciò che bisognerebbe cercare di fare fin dall’inizio.

“If your life work can be accomplished within your lifetime, you’re not thinking big enough” – se il tuo scopo di vita può essere raggiunto prima che tu muoia, non stai pensando abbastanza in grande – ha detto il genetico e ambientalista americano Wes Jackson. In un certo senso, proprio questo bisognerebbe fare quando si fonda un giornalino: uscire con la mente dal breve periodo della propria vita che si passa alle superiori e andare oltre, pensando sul lungo periodo. Fondare un giornalino scolastico significa intraprendere un progetto faticoso, che vi porterà via molto tempo e a cui dovrete dedicare molte energie. In effetti, se far progredire un giornalino è faticoso, soprattutto tenendo conto degli impegni accademici che occupano uno studente, fondarlo è ancora più faticoso.

L’intero metodo zabaioniano funziona una volta ben stabilito e rispettato. O almeno, così noi abbiamo osservato. Il problema è: come portarlo a essere stabilito e rispettato? Risolvere questo problema non è semplice, e nemmeno troppo piacevole; tuttavia, trovandoci nella parte pratica del nostro saggio, dovremo tentare di trovare la migliore soluzione possibile secondo quanto ci ha insegnato la nostra esperienza. Fondamentalmente, il modo in cui il sistema zabaioniano è venuto a farsi rispettare è la condivisione del potere tenuto sul giornalino.

All’inizio risulterà particolarmente complicato, ma è importante tendere il più possibile a distribuire i compiti relativi alla gestione del giornalino. Ovviamente questo è un compito molto più facile a dirsi che a farsi. Gli stupidi e gli incompetenti esistono ovunque: dare compiti fondamentali per la sopravvivenza di un giornalino a uno stupido non può che avere conseguenze fatali, soprattutto quando le istituzioni e la struttura del giornalino sono ancora fragili e prive di una solida tradizione alle spalle. Appena un giornalino viene fondato, i fondatori ottengono, negli occhi dei nuovi arrivati, una sorta di “potere assoluto” sul giornalino stesso – un po’ come quando, da bambini, il secchiello abbandonato sulla spiaggia è di chi lo trova per primo.

Il compito estremamente delicato di chi vuole costruire un giornalino libero e duraturo è di riuscire a distinguere, tra i nuovi arrivati, l’ingenuo dal brillante, l’obbediente dall’intraprendente, le mele marce dalle mele mature – o ancora acerbe, ma che matureranno a breve. Ovviamente questo non è affatto un compito facile, e per metterlo in atto senza errori bisognerebbe avere una bacchetta magica; tuttavia, fin quando i nuovi arrivati vi vedranno come intitolati a questo “potere assoluto,” dovreste distribuire compiti il più in fretta possibile a chi vi sembra più in gamba – non, ovviamente, a chi vi sembra più fedele. Infatti, il vero punto di questa azione è di distribuire il più velocemente possibile il potere decisionale e le responsabilità riguardanti il giornalino: in questo modo, si spera che i nuovi arrivati si sentano intitolati a prendere decisioni insieme ai fondatori e si abituino a trattare chi arriva dopo di loro come voi li avete trattati.

I fattori che creano accumulazioni di potere nei gruppi di attivisti e volontari sono l’anzianità e l’impegno (preferibilmente seguito da visibili risultati). L’ideale, per favorire uno sviluppo robusto del giornalino, sarebbe tendere sempre, ma soprattutto all’inizio, a favorire il secondo sulla prima. Per quanto sia impossibile impedire che la voce di alcuni “conti di più” di quella di altri, è fondamentale fare in modo che chi ha più visibilità se la meriti e che sempre e comunque venga data l’opportunità a tutti – soprattutti agli ultimi arrivati – di dire la propria e mettere in mostra le proprie abilità. Secondo la nostra esperienza, se questi principi fondamentali verranno applicati a dovere, sarà complicato che si creino accumulazioni di potere che danneggerebbero la struttura libera del giornalino. Esattamente come esistono stupidi ovunque, esistono anche le persone in gamba; dare loro l’opportunità di crescere e sviluppare le proprie capacità all’interno della redazione è il modo migliore per dare al giornalino un futuro sicuro.

Non aspettatevi, comunque, che le nuove reclute – stupide o in gamba che siano – vi cadano in braccio dal cielo. Il processo di reclutamento è, spesso e volentieri, faticoso e insoddisfacente (cfr. “Come e chi reclutare”, pg.). Un ultimo consiglio per dare a un giornalino un futuro sicuro è di iniziare a occuparsene, e preferibilmente fondarlo, prima degli ultimi due anni di superiori. Non fatevi spaventare dal fatto che chi fa politica e attivismo a scuola sia, in media, più grande di voi: iniziare da giovani è un gran bene perchè significa che avete meno legami con le altre liste politiche e che avete ancora davanti a voi abbastanza anni alle superiori per stabilire delle basi solide per il giornalino, in modo che quando ve ne andate esso possa realmente reggersi sui propri piedi.

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