Il Metodo – Fondi e finanziamenti: il caso Satura Lanx

Posted on 8 maggio 2010 di

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Di seguito, riportiamo i due casi di autofinanziamento che conosciamo meglio. Riguardano le redazioni di due giornali studenteschi con cui abbiamo avuto il piacere di confrontarci durante gli anni in cui abbiamo militato in Zabaione. Uno è il giornalino del Liceo Minghetti di Bologna, Claxon, e l’altro è il giornalino indipendente del Liceo Carducci di Milano, Satura Lanx. Due redattori di questi due giornalini, rispettivamente Vincenzo Maccarrone e Martina La Stella, sono stati tanto gentili da riportare per iscritto le loro esperienze. Approfittiamo dell’occasione per ringraziarli calorosamente.

Storia di un autofinanziamento riuscito e fallito

Come nacque l´idea di autofinanziarci? Da uno scontro. Problemi con la presidenza e condizioni di pubblicazione (anzi di finanziamento, che e´ poi la stessa cosa) che non ci piacevano affatto: pensammo di lasciare la redazione della scuola e di arrangiarci. Giovani, rosei e pieni di gaie speranze, ci mettemmo all´opera: ci servivano idee per pagare i primi numeri del nostro giornale, che nel frattempo avevamo denominato ´Satura lanx´, un po´per darci il tono dei latinisti (in realtà non abbiamo mai imparato il latino) e un po´ per sfida. Eravamo in sei, se non erro, e lanciammo le prime idee. Passati al vaglio alcuni metodi poco consigliabili quali racket e prostituzione (ci avrebbero impegnati il sabato sera), optammo per lo strumento di autofinanziamento piü semplice e ragionevole: le fieste. Ci serviva ora solo un loco da insozzare e stipare con i malaugurati partecipanti. Non essendo noi palazzinari nè latifondisti, non avevamo ovviamente alcun loco disponibile; tuttavia, non smettevamo di sperare: c´erano in fondo i centri sociali, le sale in affitto, le associazioni giovanili. Avremmo soddisfatto la loro smania di procurarci dei soldi per stampare.

Iniziò la nostra avventura porta a porta. Al settimo giorno, ci accasciammo: le associazioni non ci aiutavano (per non guastare i rapporti con il glorioso Liceo Carducci, o anche perchè avevano di meglio da fare), le sale in affitto costavano come se fossero in vendita, i centri sociali si dimenticavano di noi. Era giunto il momento di scoprire il palazzinaro che era in noi, e rimediammo uno scantinato in cui organizzare la prima festa. Avendo ancora poca esperienza e poco tempo, invitammo solo amici e amici di amici, quelli che tanto ci avrebbero voluto bene comunque, acquistammo alcol e cibarie in quantità, mettemmo l´ingresso a cinque euro e andammo in stampa con il primo numero.

In prima pagina riportammo la gloriosa frase di Orwell : “Se  la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire”, ci proclamammo “semi-mensile di libera opinione, satira e cazzeggio” e coinvolgemmo un po’ di gente in articoli, vignette e copertine. Un successone.

Essere un giornale indipendente, sebbene fosse un po’ laborioso, comportava dei pregi non indifferenti, e anche il fatto di essere in pochi: risparmiavamo moltissimo tempo su discussioni e questioni burocratiche, potevamo dire le parolacce e rotolarci nel fango. I primi tempi riuscimmo a tenere un buon ritmo, un numero ogni mese o due.

La faccenda dei soldi non era risolta, così sviluppammo l’ingegno del senzatetto: vendemmo magliette (disegnate gratis da un’amica – eeeh, gli amici), devolvemmo alla causa parte dei nostri risparmi, e ovviamente continuammo con le feste. Prima di natale eravamo riusciti ad accordarci con un locale fuori Milano per organizzare una vera festa, con alcol nei bicchieri di vetro e gruppi sul palco, e così facemmo. Non fu Woodstock, non fu neanche il concerto dei fratelli Calafuria, ma qualcosa tirammo su, e un altro numero era finanziato.

La faccenda funzionava più che dignitosamente, riuscimmo ad intervistare l’antica rivale (la preside), a dare una terza e un quarta festa (anche se non partecipatissime, ecco…), creammo un forum e, quando i soldi mancavano, ce la cavammo con un numero speciale di poche pagine. Tenevamo le redazione in cortile, all’inizio, ma poi ritenemmo di poterci appropriare dell’aula studenti senza troppi problemi, e pensammo addirittura di riunirci al giornale della scuola, alle nostre condizioni (le stesse di quando avevamo iniziato, insomma).

Veniamo al dunque, perchè il naufragio, a un certo punto, ci fu. Dopo un anno e qualche mese di attività, ci stancammo. L’impaginazione, gli articoli, la stampa sono una faccenda piuttosto stancante, come ogni redazione scolastica sa, e noi, con qualche cambiamento nello staff, eravamo sempre in cinque o sei a redazione piena (più qualche collaborazione esterna). Il fatto di non poter passare comunicati nelle classi e di dover rimediare ingenti somme ogni mese non ha aiutato. Abbiamo dato Satura lanx in pasto ai pesci, almeno per quest anno.

Però, insomma, vi dirò una cosa: ne è valsa la pena. Abbiamo imparato a sbrigarcela non poco, ci siamo anche divertiti non poco (un ubriaco in uno scantinato, che ha anche scucito cinque cucuzze per essere lì, è sempre uno spettacolo che merita il biglietto), ci siamo improvvisati nelle pulizie, nel preparare cocktails, nella grafica, nella nobile arte della pinzatrice e in quella del volantinaggio. Cosa più importante: abbiamo imparato non calare le braghe fin da giovani, a non accettare ogni compromesso per comodo, perchè a volte basta avere voglia di non farsi mettere i piedi in testa.

A volte basta avere voglia di rotolarsi nel fango.

Martina La Stella

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