Il Metodo – Fondi e finanziamenti: il caso Claxon

Posted on 7 maggio 2010 di

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Di seguito, riportiamo i due casi di autofinanziamento che conosciamo meglio. Riguardano le redazioni di due giornali studenteschi con cui abbiamo avuto il piacere di confrontarci durante gli anni in cui abbiamo militato in Zabaione. Uno è il giornalino del Liceo Minghetti di Bologna, Claxon, e l’altro è il giornalino indipendente del Liceo Carducci di Milano, Satura Lanx. Due redattori di questi due giornalini, rispettivamente Vincenzo Maccarrone e Martina La Stella, sono stati tanto gentili da riportare per iscritto le loro esperienze. Approfittiamo dell’occasione per ringraziarli calorosamente.

IL CASO “CLAXON”

“…Al di là di ogni discorso teorico sulla libertà della redazione, sul suo carattere democratico ed aperto, è inutile negare che la vera indipendenza altro non è che indipendenza economica.”

Mai frase fu più azzeccata! Il punto fondamentale riguardo all’indipendenza di un giornalino è indubbiamente quello economico. Il perchè è chiaro a tutti: senza il denaro, un giornalino (così come un giornale, o qualunque altro organo di informazione) non va da nessuna parte, il resto è quantomeno secondario.

Ora, è evidente che ottenere una totale indipendenza economica (ossia, nella sostanza, non richiedere soldi a nessuno, redattori compresi) è una meravigliosa utopia.

Si prefigurano quindi i 3 tipi di “dipendenza” (dalla pubblicità, dall’istituto di appartenenza, dagli altri studenti) sopra elencati.

Noi di Claxon abbiamo scelto quest’ultima via: la dipendenza dai nostri lettori, ossia dai nostri compagni di scuola. Ti piace il giornalino, lo reputi un utile organo di informazione, una bella possibilità di espressione e di scambio, o più semplicemente di svago? Riconosci lo sforzo fatto da coloro che lo scrivono, lo impaginano, lo stampano, lo distribuiscono? Bene, allora puoi “premiare” quest’opera, pagando una cifra, rigorosamente a libera offerta. Non ti piace il giornale? Non c’è problema! Tu non lo compri e noi evitiamo sgradevoli scene, tipo pacchi di copie intonse gettate nel più vicino cestino della spazzatura. La redazione di “Claxon” ha infatti deciso di stabilizzarsi su un numero standard di copie (250, su un totale di circa 1000 studenti) per evitare inutili sprechi di carta, pronta ad alzare questo numero casomai ve ne fosse una richiesta.

Tale modalità di autofinanziamento ci ha permesso di accumulare circa 600 euro negli ultimi due anni, che abbiamo potuto utilizzare per finanziare alcuni attività del collettivo studentesco e per fare alcune donazioni (ad esempio abbiamo deciso di donare, qualche mese fa, 50 euro al quotidiano “Il manifesto”, in ristrettezze economiche) e che ci permettono, più in generale, di avere una certa tranquillità riguardo al futuro del giornale stesso.

Insomma, preferiamo dipendere dai nostri lettori (ottenendo, così facendo, anche una misura del gradimento del giornale presso gli studenti) e avere così una maggiore indipendenza dal nostro istituto (giacchè la scuola non scuce un soldo per noi), piuttosto che dipendere dai finanziamenti di un preside “illuminato”, anche perchè sappiamo bene la rapidità con cui tali presidi e relativi collaboratori cambiano,con tutte le conseguenze del caso (Un esempio? L’arrivo di un preside che non  vede di buon occhio l’attività del giornalino).

Va  detto che “l”eresia” Claxon funziona per due motivi: il primo è che c’era già una cultura pregressa del pagare il giornalino scolastico, il che ovviamente ha facilitato enormemente le cose, il secondo è che abbiamo costi di stampa relativamente bassi, disponendendo dell’uso di un ciclostile.

Insomma, se si vuole cercare di vendere il giornale ai propri lettori, bisogna far comprendere loro quanto sia importante avere un’effettiva indipendenza anche dalla scuola stessa, e quanto sia significativo che siano gli studenti stessi a finanziare un giornalino che possono così, a maggior ragione, sentire come proprio.

E’ una bella sfida, ma ne vale la pena.

Vincenzo Maccarrone

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