Il Metodo – Fondi e Finanziamenti

Posted on 6 maggio 2010 di

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Il problema dell’indipendenza economica

Al di là di ogni discorso teorico sulla libertà della redazione, sul suo carattere democratico ed aperto, è inutile negare che la vera indipendenza altro non è che indipendenza economica. La redazione di un giornalino, sebbene mossa, nella sua attività, da motivazioni di carattere culturale e da interessi personali, non può prescindere dal dover considerare la situazione anche da un punto di vista economico.

Le modalità attraverso cui la redazione reperisce le risorse necessarie a stampare il giornale condizionano visibilmente la sua stessa struttura. Un giornalino può ottenere finanziamenti principalmente in tre modi: attraverso un canale istituzionale, cioè un filone di finanziamenti da parte dell’istituto di appartenenza; tramite la pubblicità o accordi similari con soggetti esterni; distribuendo il periodico a pagamento ed organizzando eventi culturali e ricreativi indirizzati agli studenti. L’ultima modalità è, da quel che sappiamo, la meno diffusa, dal momento che purtroppo la maggioranza degli studenti non è disposta a pagare per leggere un giornalino; casi di acquisto da parte degli studenti sono, per quanto ne sappiamo, rari casi dettati da particolari tradizioni locali (cfr. Appendice “IL CASO CLAXON”*LINK*).

Al di fuori di queste eccezioni, il campo si restringe a due possibilità: la scuola o la pubblicità. Nel momento in cui una redazione accetta finanziamenti dall’istituto, in termini strettamente teorici diventa dipendente da esso. Ma, si sa, tra teoria e prassi c’è un divario netto e consistente; in realtà la natura di questo legame è influenzata da vari fattori. È particolarmente rilevante, ad esempio, l’atteggiamento che le autorità scolastiche hanno nei confronti della redazione. L’ideale sarebbe avere a che fare con persone disponibili, di buon senso e diligenti, ma individui di tal fatta sono rari; i presidi generalmente o sono troppo svogliati per fare attenzione alle attività proposte degli studenti o le supportano soltanto a patto di poterle controllare.

Particolarmente significativo è ad esempio il caso del Liceo Classico Carducci, dove la preside, in seguito all’uscita su “l’Oblò sul cortile” (il giornalino del liceo) di un articolo critico nei suoi confronti, censurò il giornalino, provocando la scissione della stessa in un gruppo fedele alla preside e in uno fedele ai principi ispiratori della libera stampa, che abbandonò l’Oblò per fondare un secondo periodico, “Satura Lanx” (cfr. Appendice “IL CASO SATURA LANX”, *LINK*). A nostro parere è dunque preferibile, se fosse possibile scegliere, avere un preside non particolarmente interessato, ed anzi addirittura indifferente ai vostri sforzi, oppure a tal punto favorevole all’attività libera di stampa da “lasciar correre”, perché perlomeno non metterà a repentaglio l’autonomia del giornalino. Quest’ultima situazione corrisponde alla nostra esperienza in Zabaione, in cui abbiamo constatato l’atteggiamento sostanzialmente di laissez-faire del dirigente scolastico rispetto al progetto giornalistico.

Per quanto riguarda, invece, la pubblicità, siamo convinti che non vi sia da questionare, in termini “ideologici”, sul ruolo che essa puo’ svolgere nel finanziamento del giornalino. Non rifiutiamo, anzi, ammettiamo apertamente la possibilità che un ente esterno (negozio, impresa, privato cittadino) fornisca, in caso di particolare necessità sotto il profilo economico, somme di denaro al giornalino in cambio di vera e propria pubblicità: finchè l’accordo con l’ente esterno in questione non va a confliggere con l’indipendenza del giornale. Finchè gli sponsor non pretendono di controllare o censurare i contenuti degli articoli, o di modificare la struttura e l’organizzazione del giornale stesso, la pubblicità si configura a tutti gli effetti come un accordo che comporta precisi vantaggi per entrambe le parti. Non è necessario rivolgersi a grandi aziende: anche piccoli negozi, o privati cittadini intenzionati a vendere oggetti usati possono essere d’aiuto, se disponibili a versare somme di denaro per finanziare il giornalino. E’ importante che il giornalino sia stampato, esca e garantisca, nell’uscire, la libertà d’espressione: ogni mezzo economico, in qualsiasi forma esso sia, può essere d’aiuto.

Un altro importante mezzo di raccolta fondi può essere l’autofinanziamento, fondamentalmente sotto forma di “colletta”: per stampare il giornalino ammettiamo che ogni membro della redazione possa contribuire versando personalmente soldi, soprattutto se disposto a sacrificare somme relativamente consistenti. Per quanto riguarda la nostra personale esperienza, abbiamo avuto anche modo di raccogliere fondi allestendo “banchetti” fuori dall’Aula Magna della nostra scuola in occasione di grandi eventi (concerti di musica classica, assemblee plenarie di inizio anno, eccetera) frequentati anche dai genitori degli studenti, e siamo riusciti a raccogliere buone quote di denaro, perlopiù andate ad arricchire il nostro “fondo di riserva”.

L’esperienza ci insegna che non bisogna mai abbandonare con facilità il progetto, qualora cessi l’erogazione di finanziamenti da parte della scuola. Le soluzioni di autofinanziamento, le sponsorizzazioni e le altre citate possono essere comunque utili e aiutare il giornale a uscire nonostante la scarsità di denaro. Citiamo, a riprova di cio’, la “sponsorizzazione” che Zabaione ebbe, durante il primo anno di vita, da parte della Lexmark (cfr. “Zabaione: il giornalino”). Grazie all’appoggio di un’impresa esterna, siamo riusciti in quell’occasione di crisi a pubblicare con costanza il numero fino all’anno scolastico successivo. Senza pregiudizi i mezzi per continuare a pubblicare si possono trovare facilmente, ma serve, da parte dei redattori, diligenza, pazienza, tanta – TANTA – forza di volonta’, e magari anche un pizzico di fortuna.

Le soluzioni più autonome, evidentemente, sono le più vicine allo spirito di indipendenza del giornalino; essendo però anche le più difficili da praticare e da mettere in atto, non riteniamo necessario rifiutare i finanziamenti delle autorità scolastiche, poichè esse danno la migliore sicurezza di poter uscire costantemente; questo finchè, come si è detto, l’accettare finanziamenti pubblici non mini in alcun modo l’indipendenza del giornale.

Ultima questione, ma non per questo la meno importante, e’ quella del “fondo di riserva”. E’ necessario che la redazione tenga da parte una quota di denaro abbastanza consistente, che, in tempi di crisi e di minaccia alla libertà del giornale, possa facilitare l’avviamento autonomo della stampa di almeno uno o due numeri (tramite copisterie, eccetera), per non interrompere la regolare frequenza delle uscite. Questi soldi potranno essere offerti dai redattori stessi, guadagnati tramite vendita di oggetti o organizzazione di eventi, ottenuti con raccolte fondi e contributi volontari dei lettori, o in qualsiasi altro modo che non pregiudichi la libertà e l’indipendenza del giornale.

E’ evidente che, mentre la redazione utilizzerà il fondo di riserva (utile eventualmente anche per stampare volantini o finanziare la partecipazione a convegni nazionali o interregionali) per stampare, sarà necessario ricercare sponsorizzazioni o altri mezzi utili a ottenere finanziamenti più corposi e più regolari.

Più in generale, dunque, si potrebbe dire che la soluzione che offriamo al problema dell’indipendenza economica, consiste in sostanza nell’avere più fonti da cui attingere finanziamenti. Solo in questo modo la redazione può riservarsi il potere di rinunciare a una fonte per favorirne un’altra, con l’unico scopo – ovviamente – di guadagnarci in termini di indipendenza e libertà di espressione.

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Nei prossimi giorni, riporteremo i due casi di autofinanziamento che conosciamo meglio. Riguardano le redazioni di due giornali studenteschi con cui abbiamo avuto il piacere di confrontarci durante gli anni in cui abbiamo militato in Zabaione. Uno è il giornalino del Liceo Minghetti di Bologna, Claxon, e l’altro è il giornalino indipendente del Liceo Carducci di Milano, Satura Lanx. Due redattori di questi due giornalini, rispettivamente Vincenzo Maccarrone e Martina La Stella, sono stati tanto gentili da riportare per iscritto le loro esperienze. Approfittiamo dell’occasione per ringraziarli calorosamente.

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