Il Metodo – L’importanza dello Statuto

Posted on 5 maggio 2010 di

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“Wherever Law ends, tyranny begins” – ovunque termini la Legge, inizia la tirannia – affermò John Locke, circa due secoli e mezzo fa. Non abbiamo la pretesa di entrare in un’analisi filosofica, sociale o politica di questo concetto – ne parli chi è più esperto. Invece, intendiamo, in questa breve conclusione, occuparci di “legge” soltanto relativamente a ciò che riguarda in senso stretto il soggetto di questo scritto, cioè il giornalismo scolastico. Come abbiamo spiegato, il sistema che proponiamo ha lo scopo di provvedere un’organizzazione democratica, libera e in grado di sussistere nel tempo.

La storia ci insegna che ogni organizzazione democratica ha vita breve, senza un corpo normativo capace di garantire a ognuno i medesimi doveri e diritti, sui quali si fonda l’intero sistema: il giornalino non fa eccezione. Affinche’ si possa realizzare l’organizzazione decentralizzata che vi proponiamo, e’ assolutamente necessario che nessun membro abbia piu’ potere di altri: cioè che nessun individuo, o ristretto gruppo di individui, detenga il potere in maniera esclusiva. Da un punto di vista strettamente pratico, e’ ovvio che non si arriverà ad un’uguaglianza totale. Il fatto che tutti abbiano gli stessi diritti, non significa che tutti abbiano le stesse abilità: le opinioni dei redattori più acuti, o più carismatici, o che semplicemente hanno più esperienza perchè hanno trascorso più tempo nella redazione, conteranno inevitabilmente di più delle altre. Proprio perchè ci sono già parecchie diseguaglianze che vengono a formarsi in modo spontaneo, è importante che ci sia una sorta di regolamento che impedisca l’accumulazione di potere decisionale, che porterebbe alla nascita di un’elite, e dunque alla presenza di potere arbitrario, che è precisamente ciò che la nostra organizzazione vuole evitare.

Infatti, se escludiamo tutti i problemi che possono danneggiare il giornalino dall’esterno (scarsezza di fondi, disinteresse da parte del corpo studentesco, ostilità delle autorità scolastiche, ecc), il più grave pericolo che minaccia il sistema è proprio la suddetta tendenza all’elitarismo, che costituirebbe un grande ostacolo per tutti e tre gli scopi elencati: l’organizzazione democratica sarebbe soppiantata da una sorta di “aristocrazia”, la libertà di stampa verrebbe azzoppata dall’opinione di quest’aristocrazia, e la continuità del progetto andrebbe in frantumi, in quanto una volta che la generazione che compone l’elite si fosse diplomata, il giornalino cesserebbe, di fatto, di esistere. Non fraintendeteci, è abbastanza difficile che la situazione degeneri a tal punto, ma, come si suol dire, prevenire è meglio che curare: lo statuto serve proprio a questo.

Come combattere, dunque, questa tendenza all’elitarismo? Non basterebbe escludere chi dimostra atteggiamenti elitari? La risposta è ovviamente negativa: nel momento in cui cercassimo di tagliare fuori gli individui che dimostrano tendenze elitarie staremmo noi stessi formando un’elite – ottenendo lo stesso effetto che volevamo inizialmente evitare.

Proprio per questo motivo, l’unico modo efficace di garantire un minimo di serietà nelle dinamiche redazionali è la stesura di regole scritte, che stabiliscano 1) l’autorità assoluta della redazione in qualsiasi decisione riguardante il giornalino; 2) i requisiti per fare parte della redazione, garantendo che ogni studente dell’istituto possa farne parte1; 3) uno scheletro organizzativo della redazione, assicurandosi però che il suddetto ordine non diventi stagnante, e che la redazione possa cambiare, nel futuro, le proprie regole, adattandole alle mutevoli esigenze dei tempi, o correggendo gli errori che, sulla carta, non sembravano così ovvi.

Ma come assicurarsi che lo statuto venga rispettato? Essendo realisti, non c’è nessun vero modo in cui la redazione possa sanzionare i membri che si dimostrano poco rispettosi dello statuto. La verità è che un’osservazione strettissima e ossessivamente burocratica delle regole stabilite dallo statuto non è poi così necessaria. Se qualche dettaglio organizzativo non viene rispettato alla lettera, se qualche particolare dello statuto non viene imposto con precisione assoluta, non morirà nessuno, statene certi. Alla fine siamo studenti, si suppone che siamo negli anni più divertenti della nostra vita e abbiamo anche la bizzarra pretesa di ricavare soddisfazione dall’attività di cui stiamo parlando. Un organismo troppo serioso e burocratizzato non sarebbe né divertente, né funzionale.
Ciononostante, è importante che i principi basilari dello statuto vengano rispettati, come è grossomodo successo nei tre anni che abbiamo trascorso in Zabaione. Il rispetto di questi principi non implica una immodificabilità dello statuto. Personalmente, quando sentivamo la necessità di cambiare qualcosa che non funzionava, votavamo per cambiarlo. Non tutte le votazioni erano calme e tranquille, ma quando si giungeva ad un accordo, esso veniva rispettato. Pensiamo che ciò possa avere una sola spiegazione plausibile: non c’è un valido motivo per cui un redattore non debba seguire le regole della propria redazione, perché l’interesse a mantenere una buona reputazione tra i propri coetanei, assieme soprattutto all’interesse a far funzionare con facilità il giornalino, è semplicemente assai maggiore di qualsiasi vantaggio che si possa trarre dall’infrangere le sue regole; in altre parole, non ne vale la pena, ed è anche strategicamente sconveniente: infatti un’eccessiva contrapposizione tra i membri della redazione può solo risultare dannosa alla sopravvivenza del giornale (“Il caso Satura Lanx” *LINK*).

L’unico provvedimento concreto che riteniamo si possa prendere per promuovere il rispetto dello statuto è promuoverne la conoscenza. Non crediamo che conoscere le regole ne assicuri il rispetto; ci pare evidente, però, che quando le regole non si conoscono, essere certi di rispettarle è impossibile. Per quanto riguarda la regolazione dei rapporti della redazione con l’esterno, e le garanzie di imparzialità e democraticità del giornale, ancora una volta pensiamo che il modo migliore di agire sia pubblicizzare lo statuto e i suoi principi fondamentali, per renderli noti ai lettori.

È comunque da puntualizzare che la necessità di uno statuto non è immediata; la creazione di un giornalino non deve essere preceduta da uno statuto già pronto; questo sarebbe indizio di una redazione predeterminata, mentre qualsiasi tipo di legge segna l’inclusione di una situazione “fattuale” entro una cornice giuridica; inoltre è inevitabile che in un giornalino creatosi spontaneamente da poco non vi sia ancora niente di definito.

1Per motivi di indipendenza politica, la redazione di Zabaione aveva deciso di escludere dalla redazione chiunque gia’ ricoprisse una posizione di rappresentante per gli altri studenti (in parole povere, consiglieri d’istituto e rappresentanti alla consulta, ai quali era comunque garantito il diritto di esprimersi mediante il giornalino). Questa norma è tuttora osservata dallo statuto di Zabaione, ed è pienamente supportata dai sottoscritti, perche’ la riteniamo necessaria per preservare l’indipendenza politica del giornalino ed evitare che si accumuli troppo potere nelle mani di un solo individuo.

La redazione di uno statuto diventa necessaria solo qualche mese dopo la creazione di una redazione stabile e attiva. Infine, riteniamo opportuno ricordare che lo statuto NON ha un effettivo valore giuridico: la costituzione e il sistema normativo italiano sono norme che esistono a prescindere da esso, di cui bisogna in ogni caso tenere in considerazione l’esistenza – a prescindere dalla decisione di obbedirvi o meno.

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Chi avesse qualche dubbio su come strutturare lo statuto, può seguire il modello del nostro.

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