Il Metodo – Il Modello

Posted on 4 maggio 2010 di

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PARTE PRIMA

La Teoria

Cos’è il giornalismo scolastico? Il giornalismo scolastico è la libera associazione di studenti che sentono la necessità di comunicare. In questo senso, il giornalino scolastico risulta particolarmente utile a coloro che vogliono enunciare un’idea, un pensiero o un fatto che ritengono interessante e significante per i lettori. Questo è l’interesse individuale che porta ogni membro interessato di un istituto a partecipare al giornalino — passivamente, leggendo, o attivamente, scrivendo. Al fine del pieno adempimento di questo interesse naturale — che è simultaneamente la causa e lo scopo del giornalismo scolastico — è necessario che il giornalino sia libero dalla censura e da qualsiasi forma di potere arbitrario.

IL MODELLO

Com’è fatto?

La caratteristica più evidente della nostra organizzazione è, senza dubbio, l’assenza assoluta di un capo-redattore. Le decisioni vengono prese interamente ed esclusivamente dalla redazione, la quale è un consiglio, un’assemblea in cui possano entrare tutti gli studenti di un istituto. Una seconda caratteristica fondamentale della struttura che vi proponiamo, è un forte principio di indipendenza. Indipendenza, innanzitutto, da qualsiasi ideologia politica o religiosa. Questo non significa ovviamente che i redattori non possano esprimere le proprie idee. Tutt’altro: il punto di essere ideologicamente indipendenti consiste, in sostanza, nel non avere una linea editoriale; così come ognuno può, se desidera, far parte della redazione, ognuno deve essere libero di esprimere sul giornalino la propria opinione su qualsiasi argomento. Un’altra forma d’indipendenza distintiva del nostro modello è l’autonomia dalle istituzioni, e in particolare da quelle scolastiche. Lo scopo di tale indipendenza è garantire la più assoluta libertà di stampa: riteniamo semplicemente scandalosa, indegna e anti-democratica l’idea che un dirigente scolastico debba decidere cosa possono e non possono leggere gli studenti. Ovviamente, diverse autorità scolastiche risponderanno in modo diverso all’esistenza del giornalino, quindi dipende dai vari casi il livello a cui è opportuno avere relazioni con le istituzioni. Come punto di riferimento generale, tuttavia, riteniamo fondamentale sottolineare che qualsiasi interferenza delle autorità scolastiche in merito a ciò che deve o non deve essere pubblicato è decisamente inopportuna e sconsigliabile.

Ora che abbiamo delineato i punti fondamentali del nostro modello, possiamo addentrarci più dettagliatamente in come questo modello dovrebbe funzionare. Il principio che guida la nostra organizzazione di base è quello secondo cui il giornalino è di chi lo scrive. Solo in questo modo il giornalino può essere guidato e controllato dagli studenti in maniera totale e autonoma, senza interferenze esterne o creazioni di piccole elìtes che impongano il proprio volere e la propria arbitraria censura. Ma come funziona un sistema in cui, in poche parole, non c’è nessuno che dia ordini?

Innanzitutto, è importante avere ben chiaro chi fa parte della redazione e chi no. Una caratteristica essenziale di questo principio è che esso non sia arbitrario, ma che si basi su qualcosa che un individuo deve fare per entrare a far parte della redazione. Un esempio di principio arbitrario potrebbe essere che si puo’ entrare a far parte della redazione solo se si è accettati dal resto della stessa. Questo sarebbe ovviamente un enorme ostacolo alla libertà e indipendenza del giornalino, in quanto creerebbe un gruppo d’elite (la redazione) che può impedire ad altri studenti di esprimersi a piacere. Un esempio di principio basato sulle azioni, invece, potrebbe essere una qualsiasi regola che richiede una certa partecipazione alle riunioni di redazione e/o alla pubblicazione di articoli sul giornalino per poter far parte della redazione.

La libertà di stampa, tuttavia, non porta solo vantaggi. Ci duole ammettere che in effetti essa, se priva di limiti, causa anche degli svantaggi.

Agli inizi di Zabaione, non c’era limitazione alcuna alla libertà di stampa: la redazione era obbligata a pubblicare qualsiasi testo le pervenisse, al massimo correggendo gli errori di ortografia o di battitura. Questo ovviamente andava a scapito della qualità degli articoli: spesso ci toccava pubblicare articoli che ritenevamo estremamente noiosi, ripetitivi e scritti male. Al tempo la redazione si divise tra quelli favorevoli a porre restrizioni sulle pubblicazioni, e quelli che pensavano che la libertà di stampa fosse più importante della qualità degli articoli. A dire il vero, l’unico che insisteva sul continuare a non selezionare gli articoli era il Brutto, che è un pazzo fanatico anarchico e pertanto non merita di essere ascoltato. Venne dunque passato un nuovo articolo dello statuto che dava alla redazione il potere di decidere che un articolo non poteva essere pubblicato, o fare le correzioni che reputava necessarie. Lo stesso articolo sanciva che la stessa redazione avrebbe dovuto annunciare pubblicamente (sul forum di Zabaione) la ragione del rifiuto o della modifica. Inoltre, veniva specificato che nessun articolo poteva essere rifiutato per la sua tesi o i suoi contenuti.

Così, l’isteria (giustificata, bisogna ammettere) di chi non sopportava più di vedere articoli pallosi e scritti male sul proprio giornalino fu placata. La soluzione, tuttavia, non era definitiva. Il nuovo articolo doveva ancora essere perfezionato. Infatti il nodo fondamentale del problema, e cioè la contrapposizione tra qualità degli scritti pubblicati e libertà d’espressione dello studente, è tuttora irrisolto. Quali requisiti sono necessari alla pubblicazione? La correttezza grammaticale? La bellezza formale? La presenza di un contenuto sensato? L’uso di un linguaggio corretto e non offensivo? Noi stessi non siamo ancora giunti ad una soluzione univoca e condivisa; la correttezza grammaticale non costituisce a nostro parere un fattore determinante nell’approvazione di un articolo: un errore di grammatica (o di battitura) può essere facilmente corretto, chiaramente a meno che non vi sia una quantità talmente alta di errori da pregiudicare la struttura e la leggibilità dell’intero articolo.

La bellezza formale è frutto di un giudizio personale del lettore: in quanto tale non può essere indebitamente trasformata in criterio di giudizio universale, dal momento che non corrisponde ad un dato di fatto. Giudicare un articolo in base alla sensatezza del suo contenuto è difficile e rischioso, perché rischia di condurre la redazione ad applicare una discriminazione contenutistica e sostanziale, invece che grammaticale e formale. Quello che possiamo affermare con certezza è che un articolo è “insensato” quando è privo di coerenza logica interna, e solo in questo caso esso può essere rispedito al mittente; qualsiasi altra estensione del concetto di “insensatezza” finisce per comportare una censura arbitraria. L’attenzione alla rispettosità del linguaggio usato è un altro punto su cui è necessario soffermarsi: vi possono teoricamente essere situazioni in cui l’autore di un articolo si esprima in senso contrario alla legge dello Stato italiano, nella forma o nella sostanza.

Come comportarsi, ad esempio, in presenza di un’apologia del fascismo o di forme di bestemmia o ancora di casi di diffamazione, in presenza cioè di situazioni sanzionate dal diritto amministrativo ed in alcuni casi penale? Di chi è la responsabilità?  Dell’autore (o dei suoi genitori, se minorenne)? Della redazione? Anche qui non vi è un’interpretazione univoca: il sistema normativo italiano stabilisce senza possibilità di fraintendimento la responsabilità personale delle azioni di ogni individuo, dunque teoricamente se è maggiorenne l’autore deve rispondere di ciò che scrive, se è minorenne è ritenuto responsabile colui che esercita la potestà nei suoi confronti. Il punto è che per i giornali la legge funziona in modo diverso: per registrare una testata al Tribunale, quindi per sancirne l’esistenza de iure oltre che de facto, è necessario che vi sia un direttore responsabile, cioè una persona fisica che si faccia garante del rispetto della legge da parte della redazione; dal momento che il nostro giornalino è privo non solo di un direttore ufficialmente riconosciuto, ma di una qualsiasi figura dominante rispetto alle altre, e dal momento che riceviamo finanziamenti dalla scuola, pur mantentendo la nostra autonomia, il Dirigente Scolastico potrebbe essere considerato il responsabile dell’attività del giornalino, o meglio delle ripercussioni della sua attività all’esterno dell’ambiente scolastico.

Questa è in realtà una questione ancora aperta e irrisolta, che necessiterebbe di ulteriori discussioni e riflessioni per assumere un carattere definitivo. Possiamo comunque concludere, in generale, che nel trovarci stretti tra esigenze qualitative e imprescindibili garanzie di libertà non siamo ancora riusciti a trovare una via di mezzo, ma che dovendo fare una scelta riteniamo più importante preservare la struttura libertaria e democratica del giornalino, anche se a discapito della qualità media degli articoli in esso contenuti. Infatti in una redazione libera uno studente inesperto può sempre migliorare, ed anzi è spronato a farlo, mentre in una redazione gerarchizzata e chiusa ognuno scriverà articoli destinati soltanto a sfamare il suo ego (e magari neanche tanto belli, in fin dei conti).

Una volta che si ha una redazione, ovvero l’assemblea che prende tutte le decisioni riguardanti il giornalino, l’organizzazione del nostro modello manca solo di una cosa: uno statuto. Esso è il mezzo che permise ad una redazione libertaria di recente costituzione come la nostra di mantenere l’organizzazione che si era data. Lo statuto è una serie di regole che stabiliscono l’organizzazione del giornalino, e sarà trattato estesamente nel prossimo capitolo. Il suo scopo fondamentale è mantenere e migliorare la struttura organizzativa libertaria di cui abbiamo parlato, assicurando che il giornalino resti in mano agli studenti e che essi godano di una libertà di stampa più ampia possibile.

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