Il Metodo – Zabaione: il giornalino

Posted on 3 maggio 2010 di

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La nascita di una nuova idea

I processi storici e sociali di base, spesso e volentieri, funzionano sulla grande scala come sulla piccola. Così, nel nostro piccolo caso, le idee e i concetti che contano, non sono frutto di interventi divini o menti illuminate, ma piuttosto di lenti ma determinati processi, solitamente casuali, che rendono il terreno talmente fertile per una certa idea, che essa nasce spontaneamente.

Pertanto, quando abbiamo iniziato a scrivere questo saggio, abbiamo pensato che fosse fondamentale raccontare le dinamiche che ci hanno portato a scrivere ciò che scriviamo. Le nostre idee affondano le proprie radici nell’esperienza più che in ogni altra cosa, e comprendere quest’esperienza è necessario se si vuole capire il sistema nel suo insieme.

Zabaione, infatti, nacque per caso, in un autunno come tutti gli altri, al Liceo Parini di Milano. La prima redazione era sostanzialmente composta da amici: la lista che consegnammo al preside per presentarci come giornalino d’istituto era gonfiata di conoscenti casuali, che non comparirono mai sulla lista di redattori alla fine di ogni numero.

Il preside, per l’occasione, ci trattò con una qual certa indifferenza, o almeno con poco entusiasmo, dicendoci tuttavia che ci avrebbe concesso carta, inchiostro e i ciclostili della scuola per stampare il giornalino. Nonostante all’inizio considerassimo questo disinteresse da parte delle istituzioni una grandissima sfortuna, scoprimmo, poi, che fu probabilmente il nostro più grande colpo di fortuna, poiché ci rese fin da subito indipendenti dalle autorità scolastiche.

Un altro buon fattore era la nostra eterogeneità: il nostro unico interesse comune era quello di scrivere, ma le tematiche andavano dalla prosa artistica, alla musica, alla politica – studentesca e non – e via dicendo. Questa diversità fece sì che ognuno, specialmente all’inizio, vedesse il proprio interesse come il più importante, cosicché ogni volta che qualcuno tentasse di tirare più acqua al suo mulino veniva visto come un mezzo usurpatore.

Dopo aver stampato il primo numero, scoprimmo che non eravamo i soli, nella scuola, a voler fare un giornalino di istituto: semplicemente eravamo i primi a esserci riusciti. In questo modo, la redazione iniziò a ingrandirsi – stavolta di gente veramente disposta a lavorare, non di amici tirati in mezzo per gonfiare i numeri – e a contare membri che non erano così familiari l’uno con l’altro.

Questo tolse dalla redazione gli stretti rapporti personali che ci legavano, e il progetto assunse un’aria più “seria”. Il fatto che non fossimo più semplicemente un gruppo di amici, che faceva un po’ come gli pareva, fece nascere la necessità di stabilire un’organizzazione e delle regole.

Le dinamiche con cui questa necessità divenne evidente furono molto lente, e richiesero una serie di eventi prima di venire a galla. Importante fu, da questo punto di vista, il contatto con altri giornalini di Milano. A marzo del 2007 entrammo a far parte dell’A.Gi.Sco., Associazione dei Giornali Scolastici, che riuniva i giornali più affermati del milanese. A quel tempo, l’A.Gi.Sco. stava lavorando al proprio Statuto, che avrebbe dovuto regolare l’associazione. Dallo Statuto dell’A.Gi.Sco., a cui, presto, si aggiunse lo Statuto del Flogisto (lo storico giornalino del Collettivo del Liceo Berchet), prendemmo l’idea di regolarci mediante leggi scritte, con cui tutti eravamo d’accordo.

Ci volle, tuttavia, qualcosa di più per spingerci a intraprendere lo sforzo di scrivere uno statuto, finendo il periodo di totale anarchia di cui avevamo goduto fino ad allora (e che, pure, aveva funzionato). Quello stesso mese di marzo, ci arrivò la notizia, dal segretario d’istituto, che i fondi destinati al giornalino erano finiti, e che da allora in avanti la scuola non si poteva più permettere di finanziarci.

La redazione non cadde nel panico, ma lo sconforto era decisamente palpabile. Fu questo periodo di avversità che ci spinse a riorganizzarci: così scrivemmo e approvammo lo Statuto di Zabaione, che avrebbe regolato, e regola ancora oggi, la struttura del giornale.

Scrivere lo statuto, però, non fu un’opera semplice: all’interno della redazione, come abbiamo spiegato, nessuno voleva che gli altri assumessero troppa importanza. C’era chi lavorava di più e chi lavorava di meno, questo e’ ovvio, e più uno lavorava più acquisiva riconoscimento all’interno della redazione, ma per far passare uno statuto era tuttavia necessario accontentare tutti: non solo per una questione di principio, ma anche per non perdere i pochi redattori che aveva il giornale.

Fu in questo modo che nacque l’organizzazione decentralizzata: poiché nessuno voleva avere meno importanza degli altri, facemmo in modo che nessuno ne avesse piu’ degli altri. C’erano, ovviamente, redattori con un carisma e una leadership più spiccata, ma il punto dello statuto era di impedire ascese al potere, non di mettere i bastoni fra le ruote a chi si dedicava al giornale più degli altri.

Allo stesso tempo, tuttavia, non volevamo che il giornalino cadesse nelle mani del primo che passava, e per questo ci preoccupammo di stabilire precise regole per far parte della redazione (aver pubblicato almeno un articolo nell’anno scolastico in corso e partecipare con una certa regolarità alle riunioni di redazione).

Inoltre, il taglio di finanziamenti fu visto da alcuni come un tentativo di censura da parte del preside, che aveva parlato male di noi in un’intervista al Corriere della Sera, e si era beccato una risposta piuttosto arrabbiata. Il movente per ostacolare la pubblicazione del giornalino c’era, e anche se la tesi del complotto non ci convinceva, non pochi sentivano minacciata la propria libertà di stampa, e così la redazione si riconobbe tutta in un principio di libertà di stampa assoluta.

Il principio di indipendenza, invece, sorse dall’eterogeneità della redazione. Al tempo, la politica pariniana era divisa, in buona sostanza, tra due liste. Da una parte stava AlternativApertA (AAA), lista della sinistra riformista, affiliata all’organizzazione nazionale Studenti di Sinistra; dall’altra, stava il Collettivo Rebelde (CR), della sinistra autonoma, affiliata al centro sociale Cantiere. Nonostante il nucleo iniziale fosse particolarmente pro-AAA, i nuovi innesti erano pro-Collettivo, oppure anti-AAA, più in generale. Il compromesso dell’indipendenza politica, dunque, fu ovvio e immediato.

Ovvi e immediati furono anche i sentimenti di indipendenza dalle istituzioni. Il già menzionato disinteresse, aggiungendosi ai sentimenti contrari alle autorità scolastiche (alimentati anche da più scandalosi “incidenti” che riguardavano l’Oblò sul Cortile, il giornalino del Liceo Carducci – deliberatamente censurato dalla loro preside – *LINK*), fece sì che anche i più docili di noi guardassero molto di traverso la burocrazia scolastica. L’idea che meno si era legati alle autorità, meglio fosse, si innestò solidamente nei cuori dei redattori e – quel che è più importante – nello Statuto.

La ripresa delle pubblicazioni, comunque, avvenne a maggio,  anch’essa quasi per caso, grazie a un contatto, mediante Vittorio Riva, che trovammo con l’agenzia LexMark, la quale fu tanto gentile da procurarci due stampanti e l’inchiostro con cui continuare a stampare.

Il contratto con la LexMark durò per tre numeri, fino a quando il vecchio segretario d’istituto non andò in pensione, e la nuova segretaria ci fece scoprire che, in realtà, di soldi per il giornalino ce n’erano da buttare fuori dalla finestra.

Una volta iniziato il secondo anno scolastico di attività, la struttura proposta dallo Statuto era stabilmente affermata, e il giornalino continuò a prosperare – e così ha fatto fino a oggi.

Questo e’, dunque, lo sviluppo delle circostanze che hanno dato forma alle nostre idee e al saggio che siete in procinto di leggere. Come avrete potuto costatare voi stessi, la creazione di un giornalino libero e’ stata merito, sì del nostro impegno e determinazione, ma anche di una buona dose di culo. E’ importante notare, tuttavia, il fatto che noi ci siamo mossi, praticamente, brancolando nel buio. Il punto del presente saggio, infatti, e’ proprio quello di rendere chiaro il nostro Metodo, in modo che, chi ci legge, possa analizzare la propria situazione sotto la luce di quello che gli proponiamo, rendendo possibile la riproduzione di un’organizzazione libera.

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