Federalismo vs Presidenzialismo

Posted on 30 aprile 2010 di

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Uno dei temi politici più caldi della stagione appena apertasi in seguito alle elezioni regionali è quello delle riforme istituzionali: in particolare si parla molto di federalismo fiscale e di presidenzialismo, il primo chiesto a gran voce dalla Lega Nord, il secondo sognato da Berlusconi per coronare la sua carriera politica con la Presidenza della Repubblica.

L’uso e l’abuso di questo tema da parte di politici di entrambi gli schieramenti, come di consueto, ha provocato grande confusione e poca sostanza. Nelle prossime righe, forte delle mie rudimentali conoscenze in materia di scienze politiche, non del tutto offuscate dalle ore di cazzeggio su Facebook, cercherò, nel mio piccolo, di fare un minimo di chiarezza sull’argomento e di condurre una riflessione che spero possa risultare interessante.

Lo so:  sono troppo pignolo; mandatemi pure a cagare, se vi va, ma credo sia necessario fare una precisazione terminologica, prima di entrare nel vivo del discorso. Negli ultimi tempi la parola “federalismo” viene usata per indicare qualcosa di diverso dal suo significato originario: il federalismo unisce, non separa. L’Unione Europea è un progetto che, nelle intenzioni dei suoi ispiratori, dovrebbe assumere caratteri federativi; ciò che la Lega vuole è invece la devoluzione, cioè la concessione di più ampie autonomie amministrative alle regioni italiane, a scapito del governo centrale.

Tralasciando le questioni linguistiche, credo che il decentramento amministrativo sia opportuno e necessario, ma debba essere indirizzato ad avvicinare la gestione della cosa pubblica alle esigenze della società civile, non a moltiplicare i centri di spreco, come il recente proliferare di nuove province lascia supporre. Dare più autonomia fiscale ed amministrativa senza introdurre strumenti di controllo dell’operato degli amministratori locali (ad esempio l’obbligo di pubblicare online il bilancio) sarebbe non solo inutile, ma anche deleterio.

Inoltre le politiche di decentramento non devono costituire il punto d’inizio di un processo di chiusura rispetto alle altre regioni; essere più autonomi non significa essere più provinciali: le aree di competenza che costituiscono la dimensione minima dello Stato moderno (politica monetaria ed economica, difesa, relazioni internazionali, monopolio del diritto e della forza) devono continuare ad essere controllate dagli amministratori nazionali.

Aver ottenuto più autonomia, per esempio, non può e non deve legittimare una regione ad espellere gli stranieri. Infatti l’immigrazione, essendo un flusso proveniente dall’estero, non può essere regolamentata da leggi locali, ma è materia d’interesse nazionale (questo perchè le regioni italiane non sono stati sovrani, nè hanno motivazioni ragionevoli per pretendere di esserlo). La devoluzione non deve portare ad una divisione dell’Italia su una supposta quanto inesistente base “etnica”, ma ad un’articolazione degli apparati amministrativi più efficiente e più vicina al cittadino.

La cosa che mi lascia perplesso è che nessuno sembra essersi accorto della spaventosa contraddizione che caratterizza il progetto di riforma istituzionale proposto dalla maggioranza. Berlusconi sta cercando di condurre in porto nello stesso anno, con lo stesso alleato, due riforme di spirito radicalmente opposto: il “federalismo”, preteso dai leghisti, e il presidenzialismo, voluto dallo stesso Berlusconi per mettersi definitivamente al riparo dagli ultimi processi che ancora non è riuscito ad evitare e per concludere nel migliore dei modi la sua folgorante carriera; non dimentichiamoci che questo signore ha quasi 74 anni, diversi interventi chirurgici alle spalle, conduce una vita pubblica impegnatissima, cura il suo patrimonio immenso e trova anche il tempo, stando a quanto sostengono i giornali (ovviamente tutti comunisti), per rilassarsi con alcune leggiadre fanciulle. Egli stesso sa di non avere davanti a sè ancora molti anni.

Ebbene, la contraddizione che vedo è la seguente: come si fa a conciliare una riforma libertaria come quella autonomistica con quello che è il progetto di legge più centralista, statalista ed anti-federale che sia mai stato presentato nell’intera storia della Repubblica?!? Alcuni di voi potrebbero obiettare che esistono paesi democratici in cui federalismo e presidenzialismo convivono senza troppi problemi, come gli USA. Gli Stati Uniti però sono una nazione immensa, molto più grande della nostra: è quindi necessario un governo federale forte, capace di tenere uniti gli Stati membri. In realtà lo stesso paragone tra USA ed Italia ha poco senso: i primi sono una federazione di Stati sovrani, la seconda è uno Stato unitario che sta valutando la possibilità di dare più autonomia alle proprie regioni. Paragoni più ragionevoli potrebbero coinvolgere USA ed UE da una parte, Italia e Svizzera dall’altra.

Infatti in Svizzera, repubblica federale, il Presidente della Repubblica, scelto ogni anno dall’Assemblea legislativa tra i membri del Consiglio federale, non ha alcun potere effettivo; il Capo dello Stato ha invece ampi poteri in Francia, che però è un paese accentrato, NON federale. La Germania è una federazione, ma il potere esecutivo è in mano al cancelliere (il Presidente del Consiglio) e non al Presidente della Repubblica. Insomma, autonomismo e presidenzialismo,  in uno Stato di medie dimensioni, sono incompatibili.

Sono per principio contrario al sistema presidenziale, troppo autoritario e populista, ancora più pericoloso per l’acerba democrazia italiana. A maggior ragione mi fa accapponare la pelle la bozza Calderoli, che nello specifico non prevede nessun sistema di “checks and balances”, di contrappesi finalizzato a garantire le libertà costituzionali dallo strapotere del governo.

Proporre una riforma che permetterebbe al Capo dello Stato di nominare e revocare i ministri, di sciogliere le camere, di decidere indirettamente quali emendamenti devono essere votati dal Parlamento, una riforma che legherebbe il CSM e la Corte Costituzionale al Governo ed al Presidente della Repubblica equivale ad offrire agli italiani una sola cosa: la dittatura.

Il Cattivo

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