Let’s hang together: speranza da est

Posted on 12 aprile 2010 di

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Si dice che alla firma della dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, Benjamin Franklin abbia detto: “We must, indeed, all hang together, or assuredly we shall all hang separately”. La frase e’ praticamente intraducibile, perche’ fa leva su un gioco di parole: la parola “hang” (letteralmente, penzolare) nella frase significa sia “stare uniti”, sia “essere impiccati”.

Due notizie, oggi, mi hanno fatto pensare alla frase di Ben Franklin. La prima è una notizia di morte, e riguarda il tragico incidente del Presidente polacco, Lech Kaczynski; la seconda invece è una notizia di rinascita, e riguarda la tanta attesa proposta di prestito da parte dell’Unione Europea alla Grecia: 30 miliardi di euro all’interesse del 5%, a cui potrebbe essere aggiunta qualche condizione  più o meno pesante, dato lo scetticismo (più che giustificato) della Germania.

Negli ultimi mesi la Grecia è passata per un periodo molto difficile della sua storia, a causa di una gravissima crisi di deficit pubblico, che all’inizio di quest’anno è stato catapultato al 12%. Nel frattempo, il deficit greco ha causato pesanti ripercussioni sulla forza dell’Euro, che da inizio 2010 è letteralmente precipitato. Questa crisi ha dimostrato che anche un membro relativamente piccolo dell’UE, come la Grecia (11 milioni di abitanti), può causare danni molto pesanti all’intera Unione. Come aveva fatto notare l’Economist a febbraio, la crisi greca era – e ancora è – una sfida non solo per il neo-eletto governo greco di Papandreou, ma anche per l’intera Unione Europea. Una volta che si era capito cosa stava succedendo, tutti hanno iniziato a chiedersi cosa fare. L’Unione Europea ha ufficialmente approvato un piano secondo cui la Grecia avrebbe riportato il deficit al 3% entro il 2012, ma non penso nessuno ci abbia mai creduto sul serio. Non solo: il tentativo di imporre il piano di austerità sulla popolazione, la quale non era troppo d’accordo con le misure draconiane da esso implicate, ha causato ingenti manifestazioni, scioperi massicci e violenza per le strade. Mesi di discussione hanno infine portato a questi 30 miliardi di prestito – ma siamo sicuri che sia veramente la soluzione giusta? Siamo sicuri che altri paesi che sono sull’orlo del baratro greco – come altri paesi mediterranei e l’Irlanda – a sforare anche col loro deficit, tranquilli che tanto l’Unione Europea interverrà a loro favore? Siamo sicuri che gli Italiani non si mettano a fare i furbi e inizino a pagare il loro debito con i soldi dei tedeschi? Come diceva una nostra cara amica, troppo facile fare i ricchioni col culo degli altri!

Alcuni critici dell’Unione Europea hanno fatto notare, inoltre, che questa è la naturale conseguenza di due fattori: 1) l’Unione Europea ha voluto fare le cose troppo in grande, ammettendo nella zona Euro paesi (come i “P.I.G.S.” – Portugal Italy Greece Spain) che non avevano un’economia abbastanza stabile per soddisfare i requisiti dell’unione monetaria; 2) l’unione monetaria ha fatto sì che le Banche Centrali delle singole nazioni diventassero sostanzialmente impotenti per quanto riguarda la politica monetaria; questo avrebbe tolto a paesi come la Grecia un potente strumento per combattere una crisi del deficit come quella che si è presentata all’inizio di quest’anno.

Entrambi questi punti costituiscono ottimi argomenti, che dovrebbero farci pensare a quanto è pericolo giocare col fuoco, ma ai quali vorrei opporre due contro-argomenti: 1) se è vero che la Grecia ha sforato di brutto i limiti imposti dall’UE sul deficit, è anche vero che anche membri “onorari” dell’Unione come la Francia e la Germania non si sono comportati proprio-proprio benissimo negli ultimi anni. Sarà pur vero che economie forti come quella francese e tedesca se lo possono permettere di sforare sul deficit di qualche punto percentuale, ma se vogliono tirare le redini dell’enorme carrozza europea, allora dovrebbero essere i primi a dare un esempio impeccabile. 2) Se da un lato è vero che lasciare alla Grecia solo strumenti di politica fiscale per combattere la crisi è davvero ingenuo, dall’altro è forse vero che se l’Unione Europea fosse un solo paese la Banca Centrale Europea potrebbe intervenire con una politica monetaria mirata a mantenere il deficit di quelle regioni – come i PIGS, seguiti dall’Irlanda – che hanno difficoltà a gestire le proprie finanze? Se fossimo tutti un paese unico, non sarebbe più facile per Bruxelles controllare che il porcello di turno non spenda e spanda alla follia?

Il secondo contro-argomento si presenta sotto forma di domanda, e in effetti più che un argomento è una domanda: c’è qualcuno, là fuori, che mi saprebbe spiegare come mai nessuno parla della crisi greca in questi termini?

Proprio questo mi fa tornare alla Polonia, l’unico paese che io conosca che sia stato governato per anni da due gemelli. Lech e Jaroslaw Kaczynski, rispettivamente ex-presidente (defunto) e primo ministro della Polonia, erano personaggi più o meno alla pari del nostro Calderoli, che guidavano un partito, il PiS (Prawo i Sprawiedliwość – letteralmente “Legge e Giustizia”) che nei metodi e nei messaggi di fondo potremmo paragonare alla nostra Lega Nord. E’ importante notare tuttavia che la Polonia, meno di vent’anni fa, si liberava da quarant’anni di dittatura comunista – una dittatura che, in Polonia più che in ogni altro paese dell’Est Europa, era palesemente imposta dall’esterno e non godeva di legittimità alcuna tra la popolazione. Nonostante ci siano paesi nella stessa zona, come la Repubblica Ceca, che stanno già molto meglio dei loro cugini polacchi, bisogna anche notare che, data la sua storia pre-comunista di paese estremamente arretrato, la Polonia sta crescendo in maniera spettacolare negli ultimi anni, sorpassando alla grande altri paesi nell’ex blocco sovietico come la Bulgaria o l’Ucraina.

La morte di Lech Kaczynski, di gran lunga il più sveglio dei due gemelli, lascia quindi un vuoto di potere che avrebbe potuto essere disastroso in un paese instabile; la Polonia, invece, si sta dimostrando per l’ennesima volta una democrazia sana e matura, quasi pronta a reggere il confronto con l’occidente. Certo, il PiS, che contava molto sulla figura di Lech, resta fortemente danneggiato da questo episodio – ma la Polonia ne rinasce, vincitrice. Non è bello speculare sulla morte di una persona, e non vorrei farvi pensare che sia quello che sto facendo. Piuttosto, vorrei prendere l’esempio di questa Polonia casinara ma coraggiosa per applicarlo al resto d’Europa. Una Polonia che dopo aver combattuto una tirannia sanguinaria per quarant’anni, ne è uscita acciaccata e malandata, ma che ha continuato a lottare per avere un’economia stabile e una democrazia sicura. Una Polonia che dà speranza, e che dovrebbe far pensare tutti noi europei al futuro del nostro continente – del nostro Paese.

Il Brutto

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Posted in: Economia, Politica