Ma ci sono o ci fanno?

Posted on 9 aprile 2010 di

0


Come di certo ben saprete, nelle ultime settimane la Chiesa cattolica è stata bombardata  dall’ennesima ondata di scandali in due delle sue più potenti roccaforti: la Germania e la cattolicissima (o, almeno, ex-cattolicissima) Irlanda. In particolare il caso irlandese ha fatto particolarmente tanto rumore, soprattutto perché è accaduto in un paese, l’Irlanda appunto, in cui il cattolicesimo ha (aveva?) radici culturali davvero profondissime. Gli scandali, riguardanti abusi sessuali su minori da parte di alcuni preti, hanno letteralmente rivoltato la pubblica opinione irlandese contro al clero; il Papa ha risposto con una Lettera ai Cattolici d’Irlanda, ma come ha fatto notare l’arcivescovo di Canterbury, “in alcune parti dell’Irlanda non è più tanto semplice andare in giro per la strada con un colletto clericale” (fra l’altro, consiglio a tutti questo interessantissimo programma andato in onda sulla radio della BBC).

In questo post non voglio discutere faccende morali o religiose. Se leggete più o meno frequentemente questo blog avrete notato che tutti e tre gli autori che ci scrivono sono dei sudici atei senza Dio. Ciononostante, vorrei premettere che in questo particolare post la mia critica al Vaticano non è né di natura teologica né morale. Non voglio discutere né l’esistenza di Dio o la Sua natura, né gli orrori del Vaticano nella storia, né l’utilità sociale della religione, né quanto infame debba essere chi molesta sessualmente un bambino. Questo post vuole discutere di una vicenda politica, ovvero di come il Vaticano, e il Papa in particolare, ha gestito questa crisi.

O meglio, come NON l’ha gestita. La commissione vaticana che negli ultimi 10 anni ha investigato sui più di 3000 casi di abuso sessuale è composta da 10 persone (DIECI! Sarebbe questo il modo in cui una delle organizzazioni più potenti del pianeta combatte la pedofilia?!). Ratzinger si sta dimostrando completamente incapace di gestire una delle tante crisi – forse la più grave finora – che hanno afflitto la Chiesa negli ultimi anni. Anziché mandare lettere a destra e a manca, il Papa dovrebbe mandare un messaggio forte, diretto e pubblico denunciando la vicenda dei preti pedofili – che palesemente non è limitata all’Irlanda. Dovrebbe smetterla di rimanere attaccato alle tradizioni di gerarchia e segretezza che avvolgono il Vaticano da secoli a questa parte, agire in modo trasparente e deciso per mantenere la credibilità tra i suoi fedeli.

Magari in Italia, che da sempre è stata de facto aggiogata alla Chiesa, la pubblica opinione è talmente manipolabile che non c’è nemmeno bisogno di far vedere un po’ di buona volontà per riguadagnarsi la fiducia – ma nel resto del mondo non funziona così, l’Irlanda ne è la dimostrazione finale. Infatti, anche in un paese radicalmente cattolico come l’Irlanda, che ha reso del cattolicesimo un’identità culturale e nazionale, che non ha ancora legalizzato l’aborto, la fede assoluta e la cieca obbedienza non sono più di moda. Dare il segnale di voler proteggere quelli, tra i propri sottoposti, che si mettono ad abusare sessualmente di bimbi e bimbe significa darsi una martellata nei coglioni in termini di consenso fra la popolazione. Forse è il fatto che il Vaticano, nel suo stile assolutista-medievale, mai democratico, non è abituato a espletare il volere del pubblico ma quello di Dio. Forse il Papa e suoi più stretti seguaci credono ancora che il loro potere derivi direttamente dal Signore. Non rendersi conto del fatto che non possono continuare a pensare di essere onnipotenti, che hanno bisogno del consenso dei loro fedeli per continuare a mantenere il loro potere, potrebbe essere letale anche per un’organizzazione millenaria e potente come la Chiesa cattolica. Al Papa e a questi signori, dico: ci siete o ci fate? Aiutatevi, ché Dio v’aiuta.

Il Brutto

Annunci