Rafforzare l’ala destra

Posted on 4 aprile 2010 di

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“Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre,” disse una volta Winston Churchill in uno dei suoi migliori aforismi. Non solo le guerre, aggiungerei. Quando pensi al modo in cui la gente vota in Italia, ti sembra di essere allo stadio. Non si va per programmi, proposte, critiche, o almeno prime impressioni sui candidati; no, è ancora peggio: si va per tifo. C’è chi tifa destra, c’è chi tifa sinistra. Mio padre tifa inter, i miei nonni tifano inter…prima che i miei nonni si trasferissero a Milano facevano i contadini nel Polesine e non penso che il calcio fosse un interesse prioritario per le loro famiglie, ma insomma l’idea è quella: io tifo inter come loro. E così vale per gran parte delle famiglie italiane, dove se si cresce in una famiglia di sinistra si vota a sinistra, se si cresce in una famiglia di destra si vota a destra, con tutte le varie sfumature ed eccezioni del caso. Il presente articolo è stato stimolato da un pensiero che ha iniziato a gironzolarmi in testa dopo che ho letto l’ultimo articolo del Cattivo sulle elezioni regionali. Se ne sono fatte e (più che altro) dette tante sull’arretratezza del PD, sulla sua classe dirigente composta dai soliti dinosauri comunisti e democristiani, sulla mancanza di una sinistra nuova e innovatrice che uno possa ritenersi soddisfatto di votare; una sinistra – o almeno un centro-sinistra – che si liberi una volta per tutte delle vecchie gerontocrazie, dinamiche di partito, classe dirigente…insomma una sinistra che, come diceva il Cattivo, possa risultare “moderna e vincente”. E io mi trovo perfettamente d’accordo con lui: i dirigenti della sinistra italiana sono gli stessi, adesso che ho vent’anni, di quando ero bambino.

Ma trovo che ci sia anche un rovescio della medaglia. La parte politica che veramente trovo più impreparata non è tanto la sinistra quanto la destra. La destra, quello che intendo io per destra e quello che intende il resto del mondo, Italia esclusa, per destra, non esiste in Italia dal Patto Gentiloni del 1913. Amettendo che quello che esisteva prima dell’entrata in politica dei cattolici fosse effettivamente una destra liberale (il che è discutibile), da quel momento l’Italia perse qualsiasi speranza di avere una destra liberale vera e propria. Il cattolicesimo iniziò a infiltrarsi nella vita politica italiana proprio in quegli anni, e da allora non ne è più uscito. Il cattolicesimo è in perfetta antitesi con il liberalismo classico, e la presenza in Italia del Vaticano ha contribuito fortemente a impedire lo sviluppo di una destra liberale. Ma la Chiesa non fu l’unico ente a impedire la crescita di questo tipo di destra. Gli unici movimenti politici che furono mai capaci di opporsi all’enorme potenza dei cattolici furono di natura nazionalista o socialista – niente di simile agli altri movimenti classici di destra in Occidente: laici, liberisti, repubblicani e provenienti da una concezione filosofica empirista. Una destra lockiana e smithiana, una destra come si deve. Anche quelli che si dichiaravano liberali, in Italia, come Benedetto Croce, venivano da una tradizione filosofica hegeliana e idealista, completamente incompatibile con i presupposti filosofici del liberalismo classico.

Da allora, prima il ventennio, poi la predominanza assoluta di democristiani alla maggioranza e dei comunisti all’opposizione, hanno contribuito a decapitare qualsiasi accenno di movimento che assumesse le suddette posizioni. Non so se sia colpa di qualche particolare della cultura italiana, o di qualche episodio della nostra storia, o di chissà che cazzo, ma fatto sta che non abbiamo mai avuto una destra liberale. Dopo mani pulite, poi, ci fu un barlume di speranza con la nascita della Lega Nord – sulla quale però abbiamo già tirato le somme – e la “scesa in campo” del magnifico signor B. Questo individuo, che assomiglia molto di più a Perón e Chavez che alla Thatcher o a Reagan, ha iniziato a proclamarsi e professarsi “liberale” in un paese che il liberalismo non l’ha mai visto e in un mondo in cui la stessa parola “liberale” significa ormai tutt’altra cosa rispetto a quello che significava un centinaio d’anni fa. In sostanza, ha iniziato a chiamarsi liberale per mancanza di un’etichetta migliore, più che altro. Il partito di Berlusconi (qualsiasi nome ridicolo gli venga affibbiato, sia esso “Forza Italia”, “Popolo della Libertà” o “Partito dell’Amore” – ?!?!) non è un partito democristiano, non uno socialista, non comunista, non ambientalista, non federalista, non fascista, non nazionalista, non è nè un partito di sinistra, nè di centro, nè di destra – tantomeno un partito liberale. Il partito di Berlusconi è una caratteristica politica unicamente italiana: è il partito di un signore ricco che fa i propri interessi. Punto.

E’ per questo che, quando sento le critiche alla sinistra, quando sento lamentele – più che giustificate – come quella già menzionata del nostro Cattivo, penso che in realtà in Italia il problema vero non è la mancanza di una sinistra – arretrata o moderna che sia – ma piuttosto la mancanza di una vera e propria destra.

La politica non è una partita di calcio, non è una storia per bambini: non ci sono “i buoni” e “i cattivi”. Non è una battaglia all’ultimo sangue tra il bene ed il male, ma una competizione fra idee e programmi tesa a massimizzare il benessere generale. Ed è proprio questo il punto: perché questa competizione possa avvenire in modo sano e appropriato, c’è bisogno di qualcuno che favorisca, anche ideologicamente, quest’idea di libera competizione. Un’idea che, per natura, non rientra nel bacino culturale e ideologico della sinistra, ma piuttosto in quello della destra – esattamente quello che ci manca.

Ora, non vorrei sembrarvi convinto di aver trovato la soluzione a tutti i nostri mali. Anch’io tengo i miei trastulli ideologici sinistroidi – le mie tifoserie – ben conservate dentro l’armadio. Quello che vorrei far notare, più per aprire un dibattito che altro, è che per sconfiggere il monopolio berlusconiano, per rinnovare la politica italiana, è inutile continuare ostinatamente a giocare sulla sinistra: bisogna darsi una mossa a rafforzare l’ala destra.

Il Brutto

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