Come perdere le elezioni e vivere felici: il PD insegna

Posted on 1 aprile 2010 di

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Le recenti elezioni, che hanno chiamato alle urne i cittadini di 13 regioni italiane, hanno visto una timida ripresa del centro-sinistra rispetto ai risultati conseguiti nelle europee dell’anno scorso, ripresa che però non basta ad evitare il trionfo della destra,  che trascinata dall’exploit della Lega Nord conquista 4 regioni e mantiene le 2 in cui già governava in precedenza (qui i risultati). Sono tre giorni che sui giornali ed in tv circola lo stupore di giornalisti, politici ed autorevoli opinionisti per l’esito “inaspettato” di queste elezioni.

Inaspettato perchè le consultazioni, considerate da enbrambi gli schieramenti un giudizio sull’operato del governo, si collocavano in un periodo non brillante per l’esecutivo, e particolarmente difficile per Berlusconi, alle prese con i gravi scandali che recentemente hanno coinvolto il centrodestra. Inaspettato perchè in Lazio ed in Lombardia Polverini e Formigoni non potevano contare sulle liste del PdL, bloccate per irregolarità nella presentazione delle firme. Inaspettato perchè tradizionalmente le elezioni regionali sono sempre state appannaggio della sinistra. Ma davvero questo risultato era così imprevedibile?

C’è veramente qualcuno che pretende di essere preso sul serio quando dice che l’esito di queste regionali è stato spiazzante?

C’è veramente qualcuno che dubita che il monopolio berlusconiano della comunicazione televisiva, grazie al quale ha letteralmente allevato due generazioni di italiani, abbia conseguenze pesantissime sull’orientamento politico di chi la televisione la guarda ogni giorno?

C’è veramente qualcuno che credeva sinceramente che il centrosinistra sarebbe uscito vittorioso da questo confronto?

I dirigenti del PD vanno oltre: non sono stupiti della sconfitta, perchè sono convinti di aver ottenuto un buon risultato. “Non canto vittoria, ma non parlo di sconfitta” annuncia Bersani, confrontando i risultati con quelli ottenuti alle europee dell’anno scorso; poi promette l’ennesimo grande cambiamento, il rinnovamento radicale e decisivo destinato a far risorgere il centrosinistra.

Da anni però l’unica cosa che cambia è il segretario, mentre la classe dirigente è sempre la stessa. E’ folle pensare che ex democristiani ed ex comunisti possano creare un soggetto politico comune credibile ed innovativo cercando di conciliare le loro rispettive esperienze. Come è possibile plasmare una sinistra moderna e vincente se chi è deputato a farlo pensa all’antica ed è un perdente?

La scelta dei candidati ha dimostrato l’inconsistenza dei presupposti su cui si basa il PD. A Milano Filippo Penati, che nel 2009 ha perso la sfida per la riconferma a capo della Provincia, non ha neanche lontanamente pensato di farsi da parte. Nel Lazio un altro candidato imposto dall’alto come la Bonino è stato sconfitto da Renata Polverini, che ha dovuto fra l’altro fare a meno della lista d’appoggio del PdL. In Campania il PD poteva e doveva dare un segnale forte per quanto riguarda la lotta alla corruzione ed alla criminalità organizzata, dopo il malgoverno della giunta Bassolino; invece ha candidato De Luca, rinviato a giudizio dagli inquirenti per  truffa ai danni dello Stato e falso. Idem in Calabria; dopo gli scandali sulla sanità si poteva anche fare lo sforzo di cercare un altro candidato, al posto dell’ormai cotto Loiero. Anche in Emilia-Romagna le cose sono andate meno bene di quanto ci si potesse aspettare. Qualche capello in meno, qualche ruga in più, ma il candidato, per la quarta volta di fila, è sempre lui: Vasco Errani. Con che faccia ci si può lamentare davanti all’espansione della Lega in Emilia e al successo della lista di Grillo? Lista che in Piemonte ha preso il 4,08% (mirabile esempio di voto utile!), contribuendo in maniera determinante alla vittoria del leghista Roberto Cota: i primi risultati si cominciano già a vedere: grazie Grillo!

Come se non bastasse, la ricandidatura di Vendola, l’unico leader della sinistra che potesse vantare un certo consenso trasversale tra gli elettori pugliesi (ma anche, bisogna aggiungere, l’unico vero leader della sinistra) è stata fortemente osteggiata dai vertici del PD, in particolare da D’Alema, che voleva imporre il suo candidato, Francesco Boccia. Sono state necessarie le primarie per ufficializzare il sostegno di cui Vendola godeva. E guarda caso, lui le elezioni le ha vinte.

Sarà il caso di cambiare metodo? Molto probabilmente sì.

Sarà il caso di cambiare dirigenti? Assolutamente sì.

Il Cattivo

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Posted in: Politica