San Remo 2010: gelato al sangue blu

Posted on 22 febbraio 2010 di

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Ciao gente. Lo so, lo sappiamo: questo blog sembra praticamente morto. Ma non dimenticatevi che in realtà non siamo morti: siamo solo in letargo. Questo, fortunatamente, ci consente di tanto in tanto di mostrare ancora qualche segno di vita. In questo caso, sono le particolarità aristocratiche dell’ultima edizione di San Remo che mi hanno lasciato particolarmente esterrefatto, spingendomi a pubblicare questo post.

Non ho mai guardato il Festival di San Remo, più che altro perché non mi ha mai interessato troppo. La musica che fanno non è quella che ascolto, i presentatori mi stanno vagamente sul culo e l’atmosfera in generale non è quella che fa per me. Il particolare di cui voglio parlare è stato presentato alla mia attenzione dalla torinese AJ, la quale ha postato il seguente video su facebook:

La mia prima reazione è stata di semplice stupore: riuscivo a stento a credere a ciò che stavo vedendo. Pupo, quello che cantava “gelato al cioccolato”, insieme al più giovane rampollo  savoia e un certo tenore che non ho idea di chi sia. Sono rimasto completamente scioccato dal fatto che uno dei palchi più famosi d’Italia venisse lasciato a un tizio discendente da una famiglia di monarchi della peggior specie, progenie marcia e decaduta di una stirpe che ha governato illegittimamente il mio paese, maltrattato la mia gente, seminato il terrore nella mia terra e nella mia città. I savoia sono una dinastia monastica particolarmente squallida e sfigata, ma non è questo il punto: il solo fatto di essere un usurpatore della sovranità popolare, un violatore della legge naturale, rende qualsiasi aristocratico, ai miei occhi, perfettamente condannabile alla pena di morte. A questo si aggiungono crimini orribili che caratterizzano i savoia in particolare, come le atrocità commesse nell’Italia meridionale contro i cosiddetti “briganti”, la strage attuata durante i moti popolari del 1898 a Milano, la legittimazione del fascismo e la collaborazione con Mussolini. Come voi tutti saprete, dopo lo stabilimento della repubblica i maschi savoia vennero esiliati e si rifugiarono in Svizzera; vi rimasero fino al 2002, quando il governo Berlusconi II ebbe la magnifica idea di far passare una legge costituzionale che li lasciasse tornare in Italia. Da allora, la simpatica dinastia monarchica ha pensato di deliziarci con felici trovate quale quella di richiedere 260 milioni di euro per “risarcimenti morali” (Vittorio Emanuele) e allegre proposte (prese sul serio da quasi nessuno) come quella di introdurre una monarchia costituzionale in Italia (Emanuele Filiberto). E’ quest’ultimo collegamento storico che mi ha fatto pensare più attentamente allo squallidissimo testo della canzone presentata a San Remo. Il testo presenta una sorta di patriottismo-nazionalismo di seconda classe, dai tratti decisamente rozzi, banali e un po’ viscidi, mischiati a personalismi a dir poco autobiografici e riferimenti a sentimenti di solidarietà sociale.

Questo è un cocktail che conosciamo molto bene in Italia, e che ha caratterizzato la nostra classe dirigente almeno nell’ultimo secolo. Mussolini, ad esempio, è un perfetto esempio della combinazione di questi tre elementi, che si rispecchiano nel nazionalismo fascista, nel culto della figura del Duce, nell’ispirazione socialista-revisionista del fascismo stesso. Lo stesso vale per Berlusconi, in cui la nostra triade splende ancora di più. E’ proprio quest’ultimo particolare che mi ha fatto venire in mente, ascoltando “Italia Amore Mio”, il discorso di Berlusconi al Parlamento Europeo nel 2003.

Nel discorso, ancora, possiamo delineare i nostri tre soliti elementi: 1) apologia dell’Italia, paese d’o sole e d’o mare 2) culto della personalità: Berlusconi il grande imprenditore e politico che riesce a conciliare senza alcun conflitto d’interesse i suoi impegni istituzionali e il suo monopolio sull’informazione 3) le “radici cristiane” che conferirebbero all’Italia il suo carattere solidare e magnanimo.

Tornando alla canzonetta di EFS (Emanule Filiberto di Savoia), dunque, le mie critiche non si rivolgono solamente al fatto che la musica, in sè, non mi piacesse molto. Le mie preoccupazioni si riferiscono a qualcosa di molto più profondo, in particolare al fatto che l’utilizzo della magica triade, che riesce sempre a fare abboccare gli italiani, abbia guadagnato al principino il secondo posto nel festival – guadagnato, ricordiamocelo, mediante il voto popolare. Non saprei che altro dire se non che mi sento incredibilmente frustrato – e, per l’ennesima volta, deluso – da questo episodio.

Dato che la Svizzera non è bastata, mi verrebbe da dire che per EFS & Co. è arrivato il turno della ghigliottina. Ma dato che di musica stiamo parlando, suppongo che mi limiterò a dedicare al nostro caro savoia una canzone.

Il Brutto

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Posted in: Segnalazioni