Berlusconi KO: impresa di un eroe, complotto comunista…o cos’altro?

Posted on 17 dicembre 2009 di

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Il 13/12/2009, come sicuramente tutti saprete, Silvio Berlusconi è stato aggredito in piazza Duomo dopo la conclusione di un comizio per la campagna di tesseramento del PDL da uno psicolabile, Massimo Tartaglia, che gli ha scagliato sul volto un modellino della cattedrale, causandogli la frattura del setto nasale, la rottura del labbro superiore e di due denti. La vicenda, di per sè non particolarmente significativa, ha fatto il giro del mondo e ha scatenato un’ondata di polemiche, di recriminazioni, di accuse tra maggioranza ed opposizione, di appelli ad un abbassamento dei toni che hanno infine avuto come risultato un ulteriore inasprirsi del dibattito politico, da qualche anno ormai sfociato nell’insulto gratuito.

La Golpe et il Lione ha subito affrontato l’argomento con un articolo a caldo del Brutto, utile anche a mostrarci l’impressione di chi, come appunto l’autore, vive all’estero. Quello che invece mi propongo di fare ora, è cercare di analizzare la situazione in maniera più completa e precisa.

Innanzitutto mi sembra sia un fatto sotto gli occhi di tutti che il ferimento del premier è stato un fatto isolato, non collegabile od imputabile direttamente alle responsabilità di chicchessia all’infuori dell’aggressore. Lo stesso aggressore non è legato a nessuna associazione o movimento estremista, anche se “ha giustificato il suo gesto con motivazioni politiche: avrebbe parlato di una forte avversione nei confronti delle politiche del Pdl e in particolare della politica del premier” (Corriere.it). La frase ha in realtà poca importanza, se pensiamo che è stata riferita agli inquirenti per motivare un’azione che va giudicata tenendo conto dell’infermità mentale del soggetto. Ma la base della sinistra italiana, da anni senza guida, senza partito e priva d’idendità, ha dimostrato di aver completamente perso il lume della ragione, abbandonandosi a pericolose esaltazioni del personaggio di Tartaglia, tramite gruppi appositi costituiti su Facebook. D’altro canto, sempre su Facebook, il sostegno al premier ferito è stato affermato in modo ingannevole e fraudolento, modificando cioè all’insaputa dei membri il nome di due gruppi ad altissima adesione con argomenti diversi. il primo era originariamente un gruppo volto a promuovere un sito di aste al ribasso, bidplus.it, il secondo era un gruppo a sostegno del “made in italy”(tutte le info su questo gruppo di FB).

In sostanza, l’aggressione è evidentemente l’opera di uno squilibrato: cosa c’entra, dunque, la sinistra? Eppure, in seguito all’episodio, tutta la maggioranza si è scagliata compatta contro l’opposizione ed i giornali ad essa collegati, colpevole di aver creato un clima di scontro che avrebbe, almeno indirettamente, influenzato il Tartaglia nel compimento del gesto sconsiderato. Fra questi, Fabrizio Cicchitto, capogruppo parlamentare del PDL, ha parlato di una campagna d’odio lanciata da soggetti ed organizzazioni legate alla sinistra.

“A condurre questa campagna – ha detto – è un network composto dal gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso, dal quel mattinale delle Procure che è il Fatto, da una trasmissione di Santoro e da un terrorista mediatico di nome Travaglio, oltre che da alcuni pubblici ministeri, che hanno nelle mani alcuni processi, tra i più delicati sul terreno del rapporto mafia politica e che vanno in tv a demonizzare Berlusconi”. (Repubblica.it)

Eppure, dovendo essere obiettivi, non mi sembra si possa dire che a) il clima di scontro, che indubbiamente c’è, abbia causato l’aggressione; b) che questo clima sia stato creato dall’opposizione.

a) Ciò di cui più mi stupisco, in tutta questa storia, è l’attenzione enorme e francamente spropositata dedicata ad un episodio che di per sè, ripeto, non è particolarmente interessante.
Il fatto è stato gonfiato a dismisura da tutti i principali media (stampa e tv) e percepito di conseguenza dal popolo di inernet come un evento di gravità inaudita; i giornali e le televisioni hanno avuto un magnifico pretesto per fare un po’ di sana tv sensazionalista “Studio Aperto style”; i media controllati direttamente e non da Berlusconi hanno potuto invece scatenare una dura campagna propagandistica contro tutti coloro che, in un modo o nell’altro, costituiscono un ostacolo (politico, istituzionale o giudiziario) all’azione del loro proprietario: principalmente l’Italia dei Valori, giornalisti come Santoro o Travaglio, conservatori critici sull’operato del governo come Casini e, ultimamente, Fini, la Corte Costituzionale e la magistratura.

Ci si dimentica che in realtà gli atti di aggressione agli uomini politici sono un fatto abbastanza normale, in tutti i paesi del mondo (contro Berlusconi c’era già stato il precedente del cavalletto, il 31/12/2004): qualunque personaggio famoso in ogni apparizione pubblica è un bersaglio perfetto. La gestione di grandi spazi aperti sottintende già di per sè vari problemi di sicurezza; se poi il personaggio, per motivi populistici, cerca continuamente e imprudentemente il contatto con la folla, come Berlusconi fa ogni volta, non può pretendere di rimanere illeso in eterno: proteggere completamente una persona stretta da un centinaio di persone è impossibile. 

Secondo le parole dello stesso Tartaglia, quando stava per abbandonare la piazza le contestazioni al comizio hanno attirato la sua attenzione; ma queste si sono sempre verificate, e sostenere che chi critica un politico crea le condizioni per il compimento di azioni violente (perchè questo, di fatto, è stato sostenuto da vari esponenti del PDL) significa negare i principi liberali della libertà di pensiero e d’espressione che sono alla base delle democrazia occidentali. 

b) Ammesso e non concesso che l’aggressione a Berlusconi sia stata causata dall’atmosfera di tensione degli ultimi mesi, ad un esame obbiettivo dei fatti emerge che il peggioramento dei toni del dibattito politico non va imputato all’opposizione, che è praticamente inesistente e subisce in ogni campo l’iniziativa della maggioranza; è piuttosto il comportamento di quest’ultima e del governo a spiccare per vis polemica e violenza del linguaggio. Silvio Berlusconi, seguito dai suoi gregari, dovendo forse tener testa agli alleati della Lega, che si distinguono per la durezza dei loro discorsi, nell’ultimo anno ha periodicamente attaccato le istituzioni, demonizzato i magistrati e la stampa, insultato la sinistra, cosa che già faceva quando ancora i toni non erano così deteriorati. Gli esempi non mancano:

18/04/2002: “Editto Bulgaro”; Berlusconi dalla Bulgaria licenzia Biagi, Santoro e Luttazzi

02/07/2003: Berlusconi al Parlamento Europeo dà del Kapò a Martin Schultz, socialista tedesco

12/03/2006: Berlusconi esige che Lucia Annunziata gli faccia le domande che vuole lui

04/04/2006: Berlusconi dà dei coglioni a quelli che non lo votano

03/2008: Berlusconi prima delle elezioni straccia pubblicamente il programma del PD

25/06/2008: Berlusconi attacca i “giudici comunisti” all’Assemblea di Confesercenti: “metastasi della democrazia”

07/11/2008: Berlusconi dà dell’imbecile ad un giornalista americano

07/08/2009: Berlusconi ritiene che sia intollerabile che il TG3 critichi il governo

07/10/2009: Berlusconi dopo la bocciatura del lodo Alfano contro tutto e tutti

07/10/2009: Berlusconi a PORTAaPORTA a Rosy Bindi: “lei è più bella che intelligente”

27/10/2009: Berlusconi a Ballarò insulta i giudici “comunisti ed il conduttore”

10/12/2009: Berlusconi attacca le istituzioni della Repubblica a Bonn

Sicuramente la colpa non è esclusivamente del centrodestra; i discorsi rozzi e isterici di Di Pietro, gli sproloqui di Sabina Guzzanti, i monologhi-pastone di Beppe Grillo sono garanzia di polemiche e sangue amaro. D’altro canto bisogna notare che la Guzzanti fa la comica, dunque il suo lavoro è prendere per il culo la gente; Di Pietro è un politico populista (in questo molto simile a Berlusconi) che tuttavia si limita ad esporre in maniera discutibile dati di fatto; Beppe Grillo è un idiota, che unisce alla demagogia di Di Pietro una certa dose di qualunquismo per fare soldi. Invece è grave che il Presidente del Consiglio, invece di governare, passi il proprio tempo a gridare, ad urlare e ad insultare chiunque non abbia le sue opinioni.

A maggior ragione perchè non è mai accaduto, in tutto il mondo occidentale, che un liberale affermi sbraitando ed urlando di essere un liberale.

Il Cattivo

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