Chi si Loda s’imbroda: sventata la reintroduzione della monarchia

Posted on 13 ottobre 2009 di

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Aspirante monarca

“SO IT did not work. On Wednesday October 7th Italy’s constitutional court threw out Silvio Berlusconi’s latest wheeze for putting himself above the law.” (da un articolo dell’Economist)

Ebbene si. Come sicuramente saprete, il Lodo Alfano è stato finalmente dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale. Il provvedimento firmato dal Ministro della Giustizia Alfano ed approvato dal Consiglio dei Ministri il 26 giugno 2008 garantiva alle 4 più alte cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, Presidente della Camera, Presidente del Senato, Presidente del Consiglio) l’immunità totale da qualsiasi tipo di procedimento giudiziario relativo a qualsiasi episodio avvenuto prima o durante la legislatura in corso. Il 7/10 la Corte Costituzionale lo ha dichiarato incompatibile con i principi espressi dalla nostra Carta fondamentale, in particolare con l’art. 138, che dà disposizioni in materia di leggi costituzionali, e l’art. 3, che stabilisce l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. La violazione dell’art. 138 consiste, nello specifico, nel fatto che la Corte ha ritenuto che i poteri delle massime cariche dello Stato siano una materia regolabile soltanto tramite una legge costituzionale. Il Lodo Alfano era una legge ordinaria, dunque violava l’articolo di cui sopra.

Vista l’attuale situazione politica, dominata dal governo più autoritario dai tempi di Mussolini e per di più scandalosamente incompetente, al capo del quale vi è un presidente del consiglio che è contemporaneamente il terzo uomo più ricco d’Italia ed esercita un controllo sull’informazione senza precedenti, ritengo che ciascun italiano amante della libertà dovrebbe essere perlomeno soddisfatto di questa sentenza. Ovviamente, non è così: ma quello che meno mi interessa in questo momento è lanciare strali contro gli elettori berlusconiani; chi non può permettersi un’informazione decente non può neanche avere la minima probabilità di sfuggire a trent’anni di indottrinamento e rincoglionimento mediatico.

No, quello che mi interessa è provare a capire cosa ci aspetta, cosa succederà adesso. Di Pietro ha recentemente chiesto a gran voce le dimissioni di Berlusconi e le elezioni anticipate: mi sembra ovvio che da un punto di vista pratico per la sinistra siano controproducenti. Un PD dilaniato dai conflitti interni, ancora privo di un’identità culturale e di una strategia programmatica ben definita, attualmente non è in grado di sostenere una campagna elettorale contro un Berlusconi mai stato più forte e più popolare: l’Italia dei Valori, è vero, potrebbe aumentare i propri voti di qualche punto percentuale a scapito del PD, ma sarebbe comunque ben lontana dal raggiungere la maggioranza.

A livello istituzionale la bocciatura dell’ennesima legge ad personam ha provocato uno scontro di gravità inaudita tra il Quirinale e il Governo. Berlusconi, appena nota la sentenza della Corte, assediato dai giornalisti, ha rilasciato queste dichiarazioni. Dalle sue parole è evidente quanto fosse incazzato: tralasciando la solita sparata sui giudici di sinistra, sul 72% di stampa italiana nelle mani della sinistra (?!?), sugli spettacoli comici che “li prendono in giro” (ma cos’altro dovrebbe fare la satira, se non sfottere il potere?) va fatto notare l’atteggiamento inedito del premier nei confronti del Presidente della Repubblica e della Corte Costituzionale.  Berlusconi ha sostenuto la parzialità politica del capo di Stato e l’illegittimità della Corte Costituzionale. Parole del genere non sono mai state pronunciate in pubblico nell’intera storia della Repubblica. Più che il fatto di aver emanato una legge manifestamente antidemocratica, è il fatto di ignorare e rifiutare la sentenza della Corte Costituzionale, appellandosi al consenso popolare di cui gode, a costituire un serio pericolo per la democrazia italiana.

A partire dal 2008, e in misura massiccia negli ultimi mesi, i discorsi pronunciati ed il lessico usato da Berlusconi si sono evoluti in senso smaccatamente populista. Il costante ed ossessivo riferimento al popolo come sorgente originaria del potere, il fanatico ribadire l’importanza dell’investitura popolare di cui gode, sottintendono una concezione del governo pericolosamente demagogica, totalmente estranea all’idea di democrazia liberale e affine piuttosto a diversi personaggi poco rispettabili come tizio, caio e sempronio. Proprio lui che afferma sempre e dovunque di essere un genuino liberale, mostra invece, nell’atteggiamento come nei provvedimenti del suo governo, di essere un dittatore mascherato, vicino più a Mussolini o a Stalin che a Reagan o alla Thatcher. In particolare è semplicemente spaventosa ed aberrante la sua convinzione che l’incarico concessogli dagli elettori lo ponga al di sopra della legge, lo renda oggetto di un rispetto speciale. Quest’idea mina alla base l’esistenza stessa dello stato di diritto. Dichiarazioni come le seguenti fanno accapponare la pelle (da un recente articolo del Corriere):

Nel pomeriggio, durante l’ufficio politico del Pdl, Berlusconi – che avrebbe detto ai suoi di non voler ricorrere a una manifestazione di piazza – ha ribadito che il presidente del Consiglio «è eletto dal popolo» e quindi «deve essere rispettato».

e ancora, l’attacco alla stampa che rovina l’immagine dell’Italia (http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_11/berlusconi-basta-insulti-premier-eletto-popolo_f6989ce8-b64a-11de-819a-00144f02aabc.shtml)

«C’è un spirito anti italiano – attacca parlando degli attacchi da Oltralpe, dopo le consuete note della canzone “Meno male che Silvio c’è” -. Ci sono giornali stranieri, imbeccati da certa stampa italiana, che muovono solo accuse assurde, ridicole, che fanno male all’Italia, sputtanando non solo il presidente del Consiglio, ma la nostra democrazia e il nostro Paese, danneggiando anche i nostri prodotti». Al contrario, continua, li giornali stranieri «devono avere un’immagine dell’Italia che deve essere bella, forte e pura e non inquinata da tutto ciò che si dice sui giornali in queste settimane».

e ancora, il mito del popolo lavoratore e genuino

Ed è una consolazione, dice il premier, «vedere l’Italia buona, vera, generosa e audace, che si manifesta con spirito di abnegazione e lo stiamo verificando, a partire dal miracolo in Abruzzo e in tutte le situazioni difficili, di fronte a quello che leggiamo sui giornali, alle proteste e a quelli che ti gridano “vergogna” e “assassino”».

e ancora, insulti all’opposizione, colpevole di odiare il popolo

«Ci troviamo di fronte a un’opposizione che non si sa più cosa sia, di certo non corrisponde al suo nome, Partito Democratico. Sono ancora i comunisti di sempre, non credono nella democrazia e non credono che i cittadini possano indicare coloro che devono governare, pensano che il popolo sia un bue narcotizzato dalle televisioni e che il governo debba essere portato avanti da élite.

e ancora, legittimazione popolare = ingiudicabilità

«Venendo qui e leggendo i giornali mi sono chiesto cosa davvero sia cambiato dal 1993, quando l’intervento della magistratura fece fuori tutti i partiti e tutti protagonisti di quei partiti furono costretti a lasciare, qualcuno anche l’Italia. Mi sono risposto che oggi, di diverso, c’è il fatto che abbiamo il consenso del 68% degli italiani e il fatto che abbiamo il Popolo della libertà: insomma di diverso ci siamo noi».

Pensavate di essere in democrazia? Formalmente lo siete ancora; di fatto, vivete in una moderna forma di totalitarismo mediatico, il regime perfetto nel 21° secolo globalizzato: il berlusconismo.

State attenti, the Big papi is watching you..

Il Cattivo

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