Freedom is cooler than justice

Posted on 30 settembre 2009 di

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inequalityLe migliori pensate sono quelle sul cesso, non c’è dubbio. Così, stamattina, quando mi sono seduto sul malandato water dei dormitori, mi è venuta in mente quella canzone dedicata alla notte del 16 dicembre 1969. Inizio a canticchiarla tra me e me, ma quando arrivo a quella strofa mi fermo un attimo. Ripenso alle parole, ripetendole nella mia mente una ad una.

Sür questore, io ce l’ho già detto,

lo ripeto che sono innocente:

anarchia non vuol dire bombe,

ma giustizia nella libertà.

Poco importa che alcune versioni della canzone (tra cui la più popolare, fra l’altro) dicano “uguaglianza” anzichè “giustizia”. Non è quello il punto. Anzi, in un certo senso, hanno lo stesso significato. Giustizia inteso nel senso di giustizia sociale, nel senso di sicurezza economica – nel senso di uguaglianza. Nello stesso concetto comunque ci si possono infilare tanti altri tipi di “sicurezza”. Certamente l’ideale sarebbe che giustizia e libertà convivessero in armonia perfetta, ma se questa armonia si rompesse ci si dovrebbe necessariamente sbilanciare o a favore di una, o a favore dell’altra. Ammesso (e non concesso) che quest’armonia sia impossibile, la meditazione che fioriva mentre sedevo sul cesso era: è più importante la giustizia o la libertà. Nella mia mente ho ben chiaro quale delle due sia più importante e perchè (o almeno, così credo). L’idea di postare il seguente dialogo tratto dal fumetto “V for Vendetta” sarebbe di stimolare la discussione. Vedete voi.

Signora Giustizia: Buona sera, V.
V: Ecco, ora ci conosciamo. Per la verità, l’ho ammirata a lungo. Oh, lo so cosa starà pensando… “Questo ragazzo si è preso una cotta da adolescente per me.” Mi scusi, Signora, ma le cose stanno diversamente. Sì, l’ho ammirata a lungo, anche se solo da lontano… quand’ero bambino, la guardavo dalla strada di sotto. “Chi è quella signora?” Dicevo a mio padre, e lui: “è la signora giustizia.” E io: “come è bella!” La prego, non creda che fosse solo un fatto fisico, lo so che lei non è quel tipo di ragazza. No, l’amavo come persona, come ideale. Ne è passato di tempo, e purtroppo ora c’è un’altra.
Signora Giustizia: Cosa? Vergogna, V! Mi hai tradito per una sgualdrinella, una gattina vanitosa con labbra dipinte e un sorriso sfacciato!
V: Io, signora? Mi consenta di contraddirla! È stata la sua infedeltà a gettarmi tra le sue braccia! Sorpresa eh? Credeva che non sapessi della sua tresca, vero? E invece lo so. So tutto. Francamente, quando l’ho scoperto non mi ha sorpreso. Lei ha sempre avuto un debole per le uniformi.
Signora Giustizia: Uniformi? Non so di cosa stai parlando! Per me sei sempre stato il solo V…
V: Bugiarda! Puttana! Osi negare di esserti data a lui, con i suoi gagliardetti e i suoi stivali? Che c’è, non parli? Lo sapevo… Bene, ora sei finalmente smascherata non sei più la mia giustizia, sei la sua giustizia, hai cambiato amante. Ma sappi che anch’io ho fatto lo stesso!
Signora Giustizia: Sob! Sniff! Chi… Chi è, V? Come si chiama?”
V: Si chiama Anarchia e come amante mi ha insegnato ben più di te! Lei mi ha insegnato che la giustizia non ha senso senza la libertà. Lei è onesta. Lei non delude… a differenza di te, fedifraga! Un tempo mi domandavo perché non mi guardassi mai negli occhi. Adesso lo so. E dunque addio, cara Signora, ancor oggi il nostro commiato mi peserebbe, se tu fossi ancora la donna che un tempo amavo. Ecco un ultimo dono, lo lascio ai suoi piedi.

vjustice

V: Le fiamme della libertà, belle e giuste, ah mia mia preziosa Anarchia. “O bellezza che mai conobbi fino ad ora.”

Il Brutto

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