La conoscenza è possibile? (no)

Posted on 24 settembre 2009 di

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UN PICCOLO PROBLEMA DI LOGICA

Lunedì mattina. La sveglia suona alle 8:15. La sento dopo 10 minuti che suona. Mi alzo, la spengo, e mi non appena mi riappoggio sul cuscino sul cuscino pensando “oh, che palle, mi devo alzare” mi riaddormento. Mi risveglio alle 8:45. Guardo l’orologio e capisco che non ho altra scelta. Mi alzo e vado in bagno, che è già sporco a quell’ora, mi lavo la faccia e i denti, giusto per non andare a lezione completamente rincoglionito, torno in camera, mi cambio, prendo lo zaino, ci infilo dentro un quaderno, esco di camera. Dal 12esimo piano, dove abito, mi precipito giù dalle scale. Potrei prendere l’ascensore, ma a quest’ora sono tutti in ritardo che cercano di andare a lezione, quindi gli ascensori sono ultra-intasati. Uscito dal mio palazzo, attraverso la strada e mi trovo esattamente davanti al College of Arts and Sciences. Vado al terzo piano. Mi rendo conto che il tragitto da camera mia alle aule dove si tengono tutte le mie lezioni è curiosamente più lungo in verticale che in orizzontale.

Concentrato, jack! Dove stai andando? Lezione di filosofia. Inizia tra esattamente 3 minuti. Stanza 316. Devo andare alla 316. Dunque, vediamo…334, 336, 338…oh cazzo, da questa parte i numeri crescono! Cambia direzione. …318, 316. Ci siamo. Entro dalla porta davanti o dal retro? Guardo dalla finestrina. Lezione NON ancora iniziata. Giorno fortunato. Entro dalla porta davanti. Non ci sono molti posti liberi, ma ne addocchio uno in seconda fila. E’ mio. Quaderno, penna, fazzoletti (per il naso che continua a colare). Oh cazzo, ho lasciato i compiti a casa! Ah no, sono in questa cartelletta verde che avevo messo nello zaino ieri sera. Dio, certe volte mi sorprendo da solo.

Inizia la lezione. Liebesman tira giù il telo bianco davanti alla lavagna, accende il proiettore, apre il powerpoint, si inizia. Breve riassunto della precedente lezione sui sillogismi condizionali e disgiuntivi. Capisco pochissimo, sto praticamente ancora dormendo. Iniziamo a parlare di teoria della conoscenza. Intanto sto pensando al fatto che Nicco ha passato gli scritti alla Normale di Pisa, alla conversazione per skype con la Giulietta il pomeriggio prima, a quella dannata verruca che non se ne vuole andare dal mio piede sinistro, al fatto che fuori in effetti fa freddino. Oggi dovrei stare al chiuso, sennò il raffreddore peggiora ulteriormente. Magari per pranzo mi bevo un bel succo di arancia. In quel momento la vedo. Plato’s definition of knowledge: knowledge is justified true belief. Sorvoliamo le varie congetture getteriane e praticamente decidiamo di ignorarle, dato che nemmeno l’accademia le ha ancora risolte.

Ora, il punto è: quanto dev’essere forte una giustificazione per rendere “conoscenza” una convinzione veritiera? Prima supposizione: non deve lasciare ombra di dubbio. Se veramente dovessimo cercare una giustificazione che ci dia la certezza per ogni nostra conoscenza, di fatto non conosceremmo niente. Di fatto, la conoscenza per giustificazioni certe è impossibile. Quindi, ci dobbiamo accontentare di giustificazioni probabilistiche. Giustificazioni non conclusive, perlopiù di natura induttiva, che ci diano evidenza abbastanza forte da rendere ragionevole una convinzione veritiera. Ed è qui che mi arriva la domanda. Considerate la seguente proposizione p: la conoscenza esiste solo in misura probabilistica. Per conoscere questa frase, ovvero per giustificarla (crederci direi che ci crediamo, se è vera o meno non dipende da noi, quindi l’unica cosa che possiamo effettivamente fare è cercare di giustificarla), per giustificare questa frase non possiamo ricorrere ad alcun tipo di argomento deduttivo e conclusivo. Bensì dobbiamo fare una serie di assunzioni (prima fra tutte, l’assunzione che la realtà sensibile non sia fallace, and so on) di tipo probabilistico (del tipo, è più probabile che la realtà sensibile sia vera che l’umanità viva in Matrix – o che la mia mente sia ingannata da un demone maligno, however you wanna put it -, and so on). Perchè la proposizione p sia giustificata, bisogna assumere che sia vera: se non fosse possibile conoscere in modo non certo, allora non potremmo conoscere la proposizione p, la quale dice appunto proprio che è possibile conoscere in modo non certo. In sostanza, perchè l’ipotesi sia vera, è necessario che lo sia anche la tesi. Questo si chiama un ragionamento circolare e ha validità logica praticamente nulla. Quindi di fatto non sappiamo se sia possibile conoscere in modo non certo: non conosciamo p.

La conseguenza è: essendo sia la conoscenza certa sia la conoscenza non certa praticamente impossibili, allora non è possibile conoscere (?). Questa è un’idea che mi è venuta di lunedì mattina, tipo mezz’ora dopo che mi ero svegliato, con gli occhi ancora impastati e i muscoli ancora rattrappiti dal sonno. Non pretendo che sia inespugnabile nè spero che sia logicamente corretto (se lo fosse, allora significherebbe che non conosco nulla, il che significa che non potrei nemmeno sapere se le persone più care esistono o se domani sorgerà il sole – which would kinda piss me off). Solo, non riesco a trovare la falla. Quindi, ho pensato di chiedere ai nostri quattro lettori in croce: dov’è l’errore?

Il Brutto

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